“Aveva occhi bellissimi, Jack Kerouac, come la tua camicia… anche tu, ora, sei una meraviglia di Dio”: il romanzo di Giorgio Anelli, “Mirabilia Dei” (ultima puntata)

Posted on Agosto 25, 2019, 9:46 am
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Mentre le rondini saccheggiano le nuvole scheggiandole, come petardi impazziti nella penombra della sera; fulmineo il tuo sguardo graffia la vetrata del cielo, e gli occhi verdi non hanno pietà nel far innamorare la prossima ninfa. Il destino è segnato, pensi. Guizza nella nebbia la corsa di Chiara, mentre Ferrara ancora ti attende ignara, sorridendo da lontano. Lo stesso è per Napoli, Padova, Trieste. Quante saranno le città che nei tuoi sogni speri di calcare, insieme a nuovi e vecchi amici di lettere? Altrimenti, rimarrai chiuso come Leonardo Da Vinci, tra labirinti cittadini e naturali, a creare il nuovo vero. E Giovanna ‒ a cui hai teso la mano a Milano, che ti risponde in lontananza, lei che aveva editato Alda, ora più che mai incompiuta quanto te, ma estremamente brillante ‒ si emoziona, ancora una volta per le fioriture della vita. Che accadrà nuovamente? Hai conosciuto Chandra, quando i giornalisti ti prendevano in giro; ti ha ribattezzato all’autografo, Scarpa, se non erro. Quante ne dovresti raccontare di avventure, G, pensi, mentre sogni nella notte estiva. C’era l’incomparabile Pinketts a Milano, e Zeffirelli, che spudorato sbottava: “mi spiegate cosa cazzo sono venuto a fare io qui?”, rubando un goccio dalla bottiglietta che teneva nel taschino e accendendosi una sigaretta. Prima ancora, fu la volta di Fernanda ‒ sì proprio lei, che aveva conosciuto Hemingway, Kerouac, e tutti gli altri ‒ a indicarti, dicendo che Jack aveva degli occhi bellissimi, di un azzurro come quello della camicia che indossavi proprio tu…

*

Mentre le rondini razziano il cielo dai tuoi sogni, una luna ubriaca vorrebbe da te farsi montare; leggiadra s’arrabbia l’upupa, gelosa nei suoi confronti, come una farfalla volteggia quale richiamo d’amore. Ma tu non sei un uccello, e di altri sentimenti vorresti inondare il foglio deserto di parole. Ora rivedi Inge Feltrinelli, poi Doninelli che ti ha tradito, prima che tu lo “ammazzassi” quale maestro; e il buon vecchio Vincenzo Gambardella: che uomo più squisito di lui, non c’è nel mondo della Letteratura nazionale. Non dimentico Antonio Nazzaro, che dal perenne naufragio dell’America Latina mi scriveva, inviandomi il manoscritto del suo Appunti dal Venezuela, perché non poteva nemmeno essere pubblicato laggiù, pena la morte. O il bel Cristiano, che per le sue menzogne, mi deve una cena. Chi altro? Oh, tanti, tantissimi altri! Quel genio sfrontato di Silvio Raffo e Luzi e Loi. E la misteriosa quanto affascinante Patrizia, alla quale scrissi, senza ottenere risposta; ma che forse i miei libri ha letto ‒ compresa la lettera… in quel di Belluno…

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Vedi, caro mio grande assente, come sto guardingo tra questi mari impervi. Navigo a vista, sulla tua zattera, stando attento a pescicani e miraggi di yacht. Ma non è colpa mia, se le onde mi attirano a loro. Io non faccio nulla. Colpevole, vivo. E più vivo, più il sogno diventa vero e importante. Richiede sempre maggiore impegno. Sarà per questo che fuggo nelle mie visioni di laghi, e di null’altro mai sentirò la mancanza, se non di lei. Lei che delle forre fu la mia regina. L’ombra crudele e apolide, figlia meticcia di un popolo che ha radici lontane.

Delle rondini, delle loro antiche vertigini, brillo febbrilmente, come posso… e ancora sogno, di carovane lontane, intramontabili desideri d’amore…

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All’improvviso senti il suono della sveglia. Mentre stai per balzare in piedi, l’Oceano Pacifico sembra sorriderti. Un’opaca voce in lontananza urla: “Carmelo è vivo! è vivo!”. Tu, di colpo, strabuzzi gli occhi, afferri Pangea (la rivista era rimasta bell’aperta sopra il lenzuolo, dalla notte precedente), l’afferri e leggi a pagina otto: «Il bambino, cadendo nell’imbuto del pozzo di scolo, si era ferito, perdendo l’uso dell’occhio destro. Ad ogni modo, è salvo». Fu, per te, come tirare un sospiro di sollievo.

Ora, anche lui ‒ pensa ‒ sarà una meraviglia di Dio.

Giorgio Anelli