La Storia è scritta dai vincitori con il sangue delle vittime dimenticate, ma alla fine sarà tutto un grande pareggio. Un libro scava nel “valore umano dei vinti” (come direbbe Malaparte)

Posted on Maggio 08, 2019, 9:50 am
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Domenica 5 maggio, alle ore 18, un manipolo di resistenti del CVV, Corpo Volontari della Verità, ha tenuto un pubblico assembramento nell’androne di un palazzo storico di Novafeltria, mentre fuori c’era la tempesta … bisogna toccare i tasti del romanticismo e del Valore per descrivere l’incontro con Gianfranco Stella e Stefano Pierucci e il loro libro Compagno Mitra, 600 pagine di fatti tristi, ma che andavano raccontati perché realmente accaduti e l’unica persona in Italia che ha avuto il coraggio di farlo è Gianfranco Stella, uno scrittore e giornalista di Ravenna che ha vinto le sue battaglie nei tribunali della Repubblica perché ha al suo fianco la Verità e con lei si vince sempre.

Quest’anno, qualche Fenomeno ha cominciato a dire che “la Storia non si riscrive” … eh, no cari bambarelli, la Storia si riscrive perché non è completa, perché la storia scritta dai “vincitori” è scritta con il sangue delle Vittime Dimenticate e con il silenzio degli assassini impuniti. Nel libro di Gianfranco Stella ci sono i nomi dei morti assassinati e dei loro carnefici e il minimo che possiamo fare è leggere questi nomi e cognomi e salvarli dal colpevole oblio. L’odio al pari dell’amore è un fiero sentimento umano tant’è vero che Leo Longanesi, uno dei più grandi giornalisti italiani, si autodefiniva “carciofino sott’odio”, ma dev’essere il motore della Verità e Stella ha raccontato come, anche sotto mentite spoglie, abbia incontrato partigiani, abbia visitato cimiteri ed archivi per trovare nomi e volti, perché solo i nomi e i volti ci rimangono di una persona morta… quella storia dell’anima è, secondo me, la proiezione intima del nostro ricordo.

Comunque, a Novafeltria, aleggiava un’aura novecentesca, tra 25 aprile e 8 settembre che parevano lontani, ma bene o male sono le nostre radici, noi che viviamo nel duemiladiciannove veniamo da quella Storia, da quegli avvenimenti e quando sento dire da qualche Fenomeno: “la Storia siamo noi”, calma, “la Storia siamo anche noi” e di fronte al Tribunale della Verità non ci saranno né vinti né vincitori, sarà tutto un grande pareggio.

Curzio Malaparte scrisse: “Non so quale sia più difficile, se il mestiere del vinto o quello del vincitore. Ma una cosa so certamente, che il valore umano dei vinti è superiore a quello dei vincitori. Tutto il mio cristianesimo è in questa certezza, che ho tentato di comunicare agli altri nel mio libro La pelle, e che molti, senza dubbio per eccesso di orgoglio, di stupida vanagloria, non hanno capito, o han preferito rifiutare, per la tranquillità della loro coscienza. In questi ultimi anni, ho viaggiato, spesso, e a lungo, nei paesi dei vincitori e in quelli dei vinti, ma dove mi trovo meglio, è tra i vinti. Non perché mi piaccia assistere allo spettacolo della miseria altrui, e dell’umiliazione, ma perché l’uomo è tollerabile, accettabile, soltanto nella miseria e nell’umiliazione. L’uomo nella fortuna, l’uomo seduto sul trono del suo orgoglio, della sua potenza, della sua felicità, l’uomo vestito dei suoi orpelli e della sua insolenza di vincitore, l’uomo seduto sul Campidoglio, per usare una immagine classica, è uno spettacolo ripugnante”.

Senza pretendere di convincere nessuno, con il solo entusiasmo di contarci, ho sognato che Enrico V varcasse il portone di Palazzo Mattei e urlasse il suo: “Noi pochi. Noi felici, pochi.”

Silvano Tognacci

*In copertina: Curzio Malaparte in una clinica romana dopo il ritorno dalla Cina, 1957 (photo Mondadori Portfolio)