“Nessuna bomba può frantumare uno spirito di cristallo”. Le poesie di George Orwell

Posted on Gennaio 14, 2021, 7:22 am
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George Orwell fu poeta. Occasionale, non per caso, dalle letture profonde. Nella raccolta dei “Complete Works” (1998), Peter Davison cataloga 26 poesie riconducibili a Eric Blair/George Orwell. Qui ne traduciamo un paio (altre ne trovate qui): la prima riguarda l’esperienza spagnola, ed è pubblicata in calce a “Looking Back on the Spanish War” (1943), come una sorta di estremo congedo; la seconda risale al 1933, pubblica sulla rivista “The Adelphi”. Una è poesia di guerra, l’altra di desolazione astrale: entrambe hanno per oggetto la morte, fisica e metafisica. Orwell ricorda di essere stato svezzato alla poesia leggendo William Blake e il “Paradise Lost” di Milton: come tutti i ragazzi col fuoco letterario dentro, pensava di crescere poeta (così dimostrano, per lo meno, le lettere inviate agli amici, da ragazzo, e le pagine del diario). I suoi gusti lirici erano precisi: di T.S. Eliot preferiva “The Waste Land”, il ‘vate’ dei “Quartets” non lo convinceva; detestava Stephen Spender (“violetta dei nostri pensieri alla moda”) e W.H. Auden, ribattezzato “un Kipling privo di fegato”. A loro, virgulti della nuova poesia in lingua inglese, anteponeva Thomas Hardy. “Non possiamo fare troppi discorsi sull’Orwell poeta, che scrisse versi occasionali: la poesia fu utile attrezzo minore nella sua armeria letteraria”, ha scritto D.J. Taylor in una saggio, “Orwell’s Poetry”. E continua, “Come Philip Larkin si è sempre pentito di aver posto fine alla breve carriera da romanziere, così Orwell non ha mai dimenticato i propri esordi poetici… Ha sempre creduto, nonostante la scarsità della sua produzione poetica e la natura piuttosto rétro della sua estetica, che ci fossero alcune emozioni che solo la poesia poteva contenere in modo soddisfacente”. Insomma, non abbiamo perduto un poeta sul nascere, ma abbiamo guadagnato, tuttavia, una manciata di poesie.

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Il soldato italiano mi ha stretto la mano

Il soldato italiano mi ha stretto la mano

Accanto al tavolo dove stanno le guardie;

Una mano forte e una mano sottile

I cui palmi si incontrano

Soltanto tra il crepitio delle pallottole,

Ma che pace ho conosciuto allora

Guardando quel viso disfatto

Più puro di qualsiasi donna!

…Buona fortuna, soldato italiano!

Ma la fortuna non è per i coraggiosi;

Cosa può darti il mondo?

Sempre meno di quanto tu gli hai dato.

Tra ombra e fantasma

Tra bianco e rosso

Tra proiettile e menzogna

Dov’è nascosta la tua testa?

Dov’è Manuel Gonzalez

Dov’è Pedro Aguilar

Dov’è Ramon Fenellosa?

I lombrichi lo sanno.

Il tuo nome e le gesta sono dimenticate

Da prima che si seccassero le ossa

La bugia che ti ha ucciso è sepolta

Da una bugia più profonda;

Ma ciò che ho visto in quel viso

Nessun potere può disfarlo:

Nessuna bomba può

Frantumare uno spirito di cristallo.

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A volte nei giorni di mezzo autunno

A volte nei giorni di mezzo autunno

Giorni senza vento, aridi di rondini

Olmi severi nidificano nebbia

Ogni albero è un essere rapito, solo,

Io so, non grazie al pensiero, sterile,

Senza parole, per sapienza di ossa,

Che, estinto il cervello, inabile,

Me ne vado verso una tomba oscura.

Masse si accalcano nella strada

Uomini marchiati dalla morte, loro – come me

Senza scopo né radici, foglie sul confine

Ciechi alla terra e al cielo;

Nulla da credere né da amare,

Né nella gioia né nel dolore, alieni

Al flusso della vita preziosa che ci scorre

Intorno, lottiamo, faticando, in un sogno.

Tu che cammini, fermati, ricorda

Quale tiranno domina la tua vita

Ricorda l’ora fissata e implacabile

Il corpo che si schiaccia, l’oscurità.

E ora, come uomini condannati,

Il tempo si blocca nella pazienza

Per apprendere il mondo finché è possibile

E forgiare le nostre anime, benché malate;

E vivremo, mano, occhio, cervello,

Consapevoli, in pace, finché

Le nostre ore non bruceranno limpide

Come fiamme nell’aria priva di vento;

Questo accade nella vita che si disfa

Alcuni conservano un po’ di fede, il senso

Dillo un’ultima volta prima di andare

In silenzio al silenzio della tomba.

George Orwell