Quando i Comunisti cercarono di assassinare George Orwell

Posted on Settembre 14, 2019, 6:49 am
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I fatti sono noti. George Orwell sposa Eileen O’Shaughnessy il 9 giugno del 1936, a 33 anni. Poco dopo, in viaggio di nozze, diciamo così, la porta in Spagna, a combattere i fascisti tra le fila del Partido Obrero de Unificación Marxista. Ha già pubblicato una manciata di romanzi, al limite del saggio. Senza un soldo a Parigi e Londra, Giorni in Birmania, Fiorirà l’aspidistra. Nel 1937, mentre è in Spagna, esce La strada di Wigan Pier, che parte da una inchiesta sulla vita dei minatori, nel South Yorkshire. In Spagna, Orwell ha fama di rompiscatole: fin da subito osserva – e denuncia e appunta – gli “scontri fratricidi all’interno della sinistra”. “Quando mi accingo a scrivere un libro io non dico, ‘Voglio produrre un’opera d’arte’. Lo scrivo perché c’è qualche bugia che voglio smascherare”: questo è lo zenit di Orwell (Perché scrivo, 1946). La bugia da smascherare, in quel caso, è che tra i buoni&giusti della sinistra che combatte i fascisti franchisti ci sono degli emeriti bastardi, degli assassini.

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I fatti sono noti. Li faccio ripetere da Guido Balla, che ha curato il ‘Meridiano’ Mondadori che raduna i Romanzi e saggi di Orwell. “La terza visita di Orwell a Barcellona ha luogo il 20 maggio, quando torna dal fronte con la gola ferita dal proiettile di un cecchino fascista. In città è in corso una vera caccia all’uomo: il governo centrale, fortemente condizionato dall’appoggio militare fornito da Stalin alla causa repubblicana, perseguita e incarcera senza processo oppositori e dissenzienti di sinistra. Anarchici e trockijsti, veri o presunti, vengono presentati come conniventi con il franchismo. Il 23 giugno, dopo aver vissuto da braccati nella capitale catalana, George ed Eileen attraversano miracolosamente la frontiera francese. Il sogno di una prima vittoriosa lotta di popolo contro il fascismo s’infrange nel modo più misero e brutale”. Di fatto, la Spagna diventa terra fertile, per gli agenti russi, gli stalinisti di ferro, per far piazza pulita di quelli che, pur a sinistra del globo politico, non vedono in Stalin un illuminato mecenate. Per Orwell l’esperienza è devastante, e trova sfogo nel reportage Homage to Catalonia, pubblicato nel 1938 dalla piccola casa editrice londinese Secker & Warburg. “La Guerra civile spagnola ha trasformato per sempre lo scrittore, rafforzando in misura assolutamente identica il suo antifascismo e il suo antistalinismo, trasformandolo in un socialista senza partito” (Balla). Sul “New Leader”, il 13 giugno del 1938, scrive: “Sono uno scrittore. L’impulso di ogni scrittore è quello di ‘tenersi alla larga dalla politica’. Desidera essere lasciato in pace per poter continuare tranquillamente a scrivere i propri libri. Purtroppo è sempre più chiaro che questa idea è irrealizzabile… Verrà il tempo – non fra un anno, forse, né fra dieci o venti – in cui lo scrittore si troverà a un bivio: ridursi al silenzio oppure produrre la droga che una minoranza privilegiata gli richiederà. Sento il dovere di oppormi a tale tendenza, come sento il dovere di oppormi all’olio di ricino, ai manganelli e ai campi di concentramento”. Contro il capitalismo, contro l’imperialismo comunista: Orwell si oppone alla destra ed è la corona di spine della sinistra. Lo stigma della contraddizione.

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Accademico ad Harvard, collaboratore del “Daily Telegraph”, il bostoniano Duncan White ha appena firmato un libro, Cold Warriors. Writers who Waged the Literary Cold War, che fa la conta degli scrittori impegnati a diverso titolo entro la magione della Guerra Fredda. Il capitolo che White dedica a George Orwell, marcando i nomi degli inglesi che si prestarono a fare le spie per l’Urss e i segugi dello scrittore, è stato pubblicato da “Literary Hub” con titolo tonante, The Communist Plot to Assassinate George Orwell. Qui ne pubblico un brandello.

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Quando la “Left Review” interpella, spudoratamente, Orwell in merito alla questione spagnola, si vede recapitare un foglio impubblicabile, implacabile. “Volete piantarla, per favore, di mandarmi questa stronzata? Io non sono uno dei vostri finocchietti alla moda come Auden e Spender. Io sono stato in Spagna per sei mesi, quasi sempre al fronte, nel corpo ho ancora un foro di proiettile e non intendo cianciare di difesa della democrazia e del piccolo glorioso popolo eccetera eccetera eccetera. Oltretutto io so cosa sta succedendo, cosa succede ormai da mesi da parte governativa, e cioè che il fascismo viene imposto ai lavoratori spagnoli con il pretesto della resistenza al fascismo; so anche che da maggio si è instaurato il regno del terrore e che tutte le galere e ogni luogo che si presti a essere trasformato in galera traboccano di detenuti non solo incarcerati senza processo, ma anche ridotti alla fame, percossi e insultati… Senza dubbio voi sapete qualcosa delle vicende interne alla guerra e vi siete consapevolmente schierati in difesa della truffa della ‘democrazia’ (cioè del capitalismo), per dare il vostro contributo a schiacciare la classe operaia spagnola e difendere così indirettamente i vostri piccoli luridi dividendi”. Continuerà a lottare contro gli intellettuali di parte, quelli delle “frasi ripetute a pappagallo”, delle “mutue e redditizie leccate che fioriscono nel mondo letterario inglese” (12 luglio 1942), contro i politici, contro la politica. Contro se stesso e le proprie sicurezze, infine. (d.b.)

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Quando George Orwell tornò a Barcellona per la terza volta, il 20 giugno del 1937, capì che la polizia segreta spagnola gli stava alle calcagna. Era stato costretto a tornare al fronte per controfirmare i documenti di dimissione, in sua assenza i comunisti avevano iniziato un’epurazione di quelli che credevano i loro nemici. Orwell era in quella lista. Quando arrivò nella hall dell’Hotel Continental, Eileen gli si avvicinò con calma, gli mise un braccio intorno al collo, sorrise, a beneficio di quelli che la fissavano. Quando furono sufficientemente vicini gli sibilò all’orecchio: “Vattene”.

Eileen guidò uno sconcertato Orwell verso l’uscita dell’albergo. Marceau Pivert, un amico francese di Orwell che stava entrando in quell’istante nella hall, si angosciò al vederlo, gli disse che avrebbe dovuto nascondersi, prima che i gestori chiamassero la polizia. Un inserviente compiacente si unì al gruppo, sollecitando Orwell, nel suo inglese incerto, a lasciare l’albergo. Eileen riuscì a condurlo in una strada laterale, poi in un bar, dove gli fece capire la gravità della situazione.

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David Crook era un giovane inglese che lavorava per l’Independent Labour Party di Barcellona: negli ultimi mesi era diventato amico di Orwell e della moglie. Non era quel che sembrava. In Spagna dal gennaio del 1937, un mese dopo Orwell, voleva unirsi alle Brigate Internazionali per combattere i fascisti. Discendente di ebrei-russi immigrati, era cresciuto a Hampstead, frequentando il prestigioso Cheltenham College. Come molti giovani cresciuti dopo la Prima guerra mondiale, era attratto dalle cause della sinistra. A New York frequentò la Columbia, abbracciò la politica, entrando nella Young Communist League. A Londra diventò un membro del partito comunista britannico. Ferito durante la battaglia di Jarama, con tre proiettili alla gamba, tradotto a Madrid, socializzò con i letterati che si erano radunati laggiù, tra cui spiccava la brillante corrispondente Martha Gellhorn, il suo amante, Ernest Hemingway, Mulk Raj, Stephen Spender. Fu in quel momento che fu contattato dagli agenti dei servizi segreti sovietici. Dopo averlo reclutato, l’NKVD (il Commissariato del popolo per gli affari interni dell’Unione Sovietica) lo portò in un campo di addestramento ad Albacete per fargli svolgere un corso intensivo in sabotaggio e tecniche di sorveglianza. Fu lì che Crook divenne una spia comunista. La sua missione era quella di infiltrarsi nell’ILP (il Partito Laburista Indipendente) e riferire sulle loro attività. I sovietici disponevano già di un agente, David Wickes, che si era offerto per interpretare i documenti dell’ILP. Ora Crook doveva penetrare più in profondità nei meccanismi del partito e produrre documenti. Orwell era il suo obbiettivo più prestigioso.

Come copertura, Crook faceva finta di lavorare per un giornale britannico, con credenziali documentate da “un compagno londinese”. L’NKVD fece in modo che fosse dimesso dalla Brigata Internazionale per un “problema polmonare”. Appena Orwell si spostò verso il fronte, Crook si installò all’Hotel Continental, entrando in amicizia con Eileen e insinuandosi negli uffici dell’ILP. Durante le lunghe pause pranzo, quando l’ufficio era deserto, Crook portava i documenti in una casa sicura, in Calle Mountaner, e li fotografava. Compilò diversi rapporti su Orwell, Koop e McNair, consegnandoli, in un bar, ripiegati dentro un giornale, al gestore, Hugh O’Donnell (nome in codice “Sean O’Brien”). Qualche volta, scrisse i suoi rapporti nei bagni dell’hotel. Crook riporta, tra l’altro, che tra Koop ed Eileen stava sbocciando una relazione. Simili informazioni erano necessarie all’NKVD per attuare la strategia del ricatto.

Tra i documenti prodotti da Crook, c’è anche il rapporto del medico di Orwell in merito alla sua ferita al collo, finito nel fascicolo del KGB a Mosca. Stava registrando le prove necessarie a giustificare l’epurazione dello scrittore.

Il raid nella stanza di Eileen accadde nelle prime ore del 16 giugno, il giorno in cui il governo Repubblicano controllato dai comunisti aveva dichiarato il POUM (il Partito Operaio dell’Unificazione Marxista) un’organizzazione illegale. L’NKVD e la polizia segreta spagnola si muovevano verso gli stessi obbiettivi. André Nin, il leader del POUM, già segretario privato di Trotskij a Mosca, fu “arrestato, brutalmente torturato, scorticato vivo, quando si rifiutò di confessare i propri crimini immaginari”. Irwin Wolf, un altro degli ex segretari di Trotskij, fu rapito e giustiziato. Kurt Landau, eminente trotskista austriaco riuscì a nascondersi, ma grazie alle informazioni raccolte da Crook, fu scoperto, rapito e ucciso anche lui. La moglie di Landau fu confinata in prigione per cinque mesi, chiedendo invano notizie sulla sorte del marito.

Durante il raid nella stanza di Eileen, gli agenti confiscarono diari, documenti, fotografie e libri di Orwell, tra cui una edizione francese del Mein Kampf di Hitler e, ironia della sorte, il testo in cui Stalin spiega “le strategie per liquidare i trotskisti”. Per due ore i poliziotti controllarono i radiatori, cercarono nascondigli, setacciarono la spazzatura, investigarono tra gli abiti alla ricerca di lettere o opuscoli nascosti. Eileen aveva nascosto passaporti e libretti degli assegni sotto il letto. “La polizia segreta spagnola ha gli atteggiamenti della Gestapo, ma non la sua competenza”, scriverà Orwell. Eileen temeva che la usassero come esca per arrestare il marito… Orwell era tornato a Barcellona il 20 giugno. Era chiaro che avrebbe dovuto andarsene rapidamente per evitare che gli capitasse la stessa sorte degli altri affiliati al POUM.

Duncan White