Elogio dell’amicizia. Nei libri di García Márquez appaiono i personaggi dei romanzi di Cortázar, Fuentes, Carpentier

Posted on Maggio 08, 2020, 11:55 am
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Il “boom latinoamericano” riguardò un gruppo di scrittori che rivoluzionarono la letteratura in lingua spagnola del XX secolo, spesso legati da profonda amicizia. Non tanto perché si frequentassero o perché le loro famiglie avessero ottimi rapporti; soprattutto perché insieme fondarono riviste, intrapresero progetti editoriali, parteciparono a manifestazioni politiche… Di un club così selezionato fecero parte, senza dubbio, Gabriel García Márquez (1927-2014), il peruviano Mario Vargas Llosa (1936), il messicano Carlos Fuentes (1928-2012), il cileno José Donoso (1924-1996) e l’argentino Julio Cortázar (1914-1984). Nelle interviste, non è raro che si citassero a vicenda, non di rado si consultavano mentre scrivevano un libro. Per questo, non ci sorprende che tracce di questo legame scintilli nelle loro opere. Alcuni riferimenti – trame di un debito di amicizia – sono tanto sottili che costituiscono degli enigmi per gli accademici; altri sono chiarissimi, invece, perché riguardano i personaggi del libro di uno che invadono quello di un altro.

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Negli anni Sessanta Gabriel García Márquez era praticamente sconosciuto, benché avesse già pubblicato romanzi come Foglie morte, Nessuno scrive al colonnello, I funerali della Mamá Grande, La mala ora. Vendeva poche centinaia di copie di ogni libro. Deluso dal lavoro nell’industria cinematografica messicana, si ritirò per scrivere il suo capolavoro, Cent’anni di solitudine (1967), che lo ha convertito in uno degli scrittori più importanti al mondo. Nell’enorme rissa di personaggi che popolano le pagine di quel romanzo, appaiono non soltanto uomini reali, ma anche personaggi estratti dai romanzi dei suoi amici. Quando, ad esempio, il colonnello messicano Lorenzo Gavilán, esiliato a Macondo, dice di aver assistito a un gesto di eroismo del compagno Artemio Cruz, García Márquez fa riferimento al libro di Carlos Fuentes, La morte di Artemio Cruz, pubblicato nel 1962.

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In un altro passaggio di Cent’anni di solitudine leggiamo che “Aureliano poteva immaginarlo con quel maglione a collo alto che si toglieva soltanto quando le terrazze di Montparnasse si riempivano di amanti primaverili, e dormiva di giorno e scriveva di notte per confondere la fame, nella stanza che odorava di spuma di cavolfiore bollito dove sarebbe morto Rocamadour”. Questo è il nome del bambino della Maga, uno dei personaggi del Gioco del mondo (1963) di Cortázar. Un altro ospite è Victor Hugues, eroe francese del Secolo dei Lumi (1962) del cubano Alejo Carpentier. L’illustre Hugues appare come un fantasma su una nave corsara “con il velame strappato dai venti della morte, l’alberatura consumata dagli scarafaggi del mare, sbagliando sempre la rotta verso Guadalupe”. Piccoli tributi con cui “Gabo” omaggia le opere che lo hanno abbagliato.

Xavi Ayén

*L’articolo, intitolato “Cómo Julio Cortázar aparece en “Cien años de Soledad”, è stato pubblicato su “La Vanguardia”

**In copertina: Gabriel García Márquez insieme a Julio Cortázar