Care donne, se volete capire qualcosa dell’universo maschile e dei paradossi del “maschio” dovete leggere “L’animale che mi porto dentro” di Francesco Piccolo

Posted on Giugno 12, 2019, 10:17 am
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L’animale che mi porto dentro di Francesco Piccolo (Einaudi, 2018) è un libro che propongo a chiunque voglia conoscere l’universo maschile dall’interno, entrarci senza alcun indugio; lo consiglio quasi forzatamente a tutte le donne che vogliono capirci qualcosa in più di questi uomini apparentemente semplici e che tuttavia non si riescono mai a capire fino in fondo.

Francesco Piccolo scrive un romanzo-manuale sul maschio contemporaneo analizzando attraverso la narrazione tutte le fasi di crescita e formazione di un ragazzo. Come si diventa uomini, cosa vuol dire quindi essere prima di tutto maschi. Perché l’animale che si porta dentro un maschio è qualcosa che abita un nucleo magmatico, bollente e primariamente informe, ma che allo stesso tempo viene addestrato alle procedure consentite dal gruppo, da un branco formato e autorizzato da altri maschi.

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Il libro inizia col protagonista che racconta che la prima volta che si è fidanzato non era presente ma quando è stato lasciato c’era, era esattamente un pomeriggio di giugno di fine scuola ed era seduto su una panchina, soffriva, piangeva e a un certo punto al centro di questo dolore assoluto ha avuto fame, l’istinto primario è uscito e si è fatto avanti, ha aperto un varco. Questo è l’incipit del romanzo ed è già contenuta in questa apparente contraddizione tutto lo svolgimento della storia del maschio, un insieme quasi contemporaneo di assenza e presenza, di alienazione e partecipazione. Francesco Piccolo spiega come questo sia possibile poiché nell’uomo coesistono tre elementi fondanti: il primo è l’individuo, in quanto espressione del singolo e aperto alla possibilità del romanticismo e del sentimentalismo, quindi colui che prova emozioni e sentimenti del tutto personali e privati, il secondo è il maschio ovvero quel nucleo di pulsioni sessuali, fisiche e caratteriali come l’espressione di rabbia e forza, il terzo è la partecipazione attiva al branco cioè l’inserimento dell’individuo maschio nella sua collettività, nel suo gruppo di appartenenza in quanto appunto individuo di sesso maschile.

Lo sviluppo del maschio contemporaneo non è affatto semplice come ci aspettiamo: Piccolo ci racconta come esista un perenne conflitto interiore tra queste tre parti. L’uomo è individuo e prova dei sentimenti, sentimenti che possono essere feriti una prima volta in modo irrimediabile e allo stesso tempo superficiale, ma una ferita che genera la paura futura dell’uomo come maschio di liberare ed esternare i sentimenti. Uomo quindi che è individuo ma deve essere anche maschio, dimostrare all’altro sesso che è capace di forza fisica e prestanza sessuale soddisfacente. Maschio a cui è concessa una buona dose di rabbia, dalla società e dalla collettività maschile. Per cui è strano fino a un certo punto che un ragazzino faccia a pugni coi compagni, o sia particolarmente irrequieto e ribelle durante l’adolescenza. Semplicemente è concesso. Questo animale che ci portiamo dentro è una violenza viscerale e accettata, spesso anche incitata. Il gruppo ti insegna a metterla avanti al tuo sentimentale, perché l’unica cosa che vuoi fare in adolescenza è sentirti parte del gruppo, sorridere quando gli altri sorridono, appoggiarti al muretto quando gli altri lo fanno e essere presente, bastarsi in questo modo.

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Francesco Piccolo ci dice a un certo punto che “L’innamoramento e il dolore erano la vita individuale, l’erotismo era la vita collettiva, era totalmente legato alla comunità di maschi che conoscevo”: una frase che io ho trovato illuminante. Il maschio contemporaneo capisce che la parte individuale ovvero la parte sentimentale va preservata, appunto resa privata, e che tutto l’apparato romantico annesso al sentimentale può invece servire per arrivare allo scopo più semplice: il sesso. Dai film erotici della generazione dei nati negli anni ’60-70 il maschio ha capito che la donna ha bisogno di questo strumento romantico per legittimarsi anche la più semplice e basilare soddisfazione sessuale. La donna magari non è innamorata, ma ha necessità di giustificare a sé stessa e al suo collettivo femminile il gesto del concedersi. Se il maschio è innamorato allora va bene, ci diamo pace e facciamo quello che vogliamo fare. Sappiamo benissimo entrambi l’inganno, a volte però uno dei due nel gioco della seduzione finge bene, finge meglio e vince la partita. L’erotismo diventa quindi sin dalla adolescenza un veicolo di potere all’interno del gruppo, chi ha fatto di più e sa di più può guidare il branco, decidere tempi e modi di azione, può essere ammirato. La dignità dell’essere maschio è quindi proporzionale alla sua capacità erotica sessuale.

L’uomo si trova a combattere tra pulsione individuale, sentimentalismo, erotismo e collettività: una lotta continua tra quello che si è stati, quello che si è diventati, quello che si vuole essere, quello che si è dentro in forma privata e quello che gli hanno imposto di essere o che si aspettano che sia. Allora cerchiamo di capire che non c’è superficialità ne semplicità in un uomo, ma ci sono tutti questi livelli che trascinano aspettativa e animale feroce in una radura priva di argini, priva di podi, dove se si vince da una parte si perde necessariamente dall’altra.

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Il maschio contemporaneo ha un’altra caratteristica che Piccolo descrive crudelmente, con un notevole cinismo e anche una bella dose di autoironia: il maschio soffre, piange, si dispera, cambia in superficie ma si trascina quello che ha nel DNA nelle profondità del sangue, il sistema collettivo maschile ti osserva sempre, e allora il maschio prova infelicità, malinconia e debolezza ma “nulla intacca veramente nel profondo” e “nella sostanza, in fondo in fondo, se andiamo a scavare, non sentiamo niente”. Credo che la spiegazione di questa incapacità di spezzarsi davvero e di questo scavare in fondo ma di trovare alla fine solo uno strato di roccia fermo e impermeabile risieda nel fatto che tutti i piani descritti presenti nell’uomo siano in qualche modo su un unico livello orizzontale; un uomo sarà sempre questo insieme di tre aspetti, spesso contemporaneamente, forse un uomo può permettersi solo per brevi periodi di analizzare uno di questi mondi in modo verticale, alla fine si torna sempre in superficie, si deve respirare e si cerca di dare pace a questi tre animali che si porta dentro.

Clery Celeste

*In copertina: Francesco Piccolo con Walter Siti, photo Chiara Pasqualini