“Sappi, figlio mio, che nella vita non c’è niente di stabile, di sicuro o di immutabile”. I consigli di Fozio al giovane imperatore di Bisanzio. Da far leggere ai leader politici di oggi

Posted on Giugno 20, 2019, 10:31 am
8 mins

Consigli è il titolo editoriale di un testo di Fozio, che la tradizione manoscritta ha conservato sotto il titolo di Capita parenetica, con un’attribuzione apocrifa all’imperatore Basilio I il Macedone, padre di Leone VI il Saggio, cui tale esortazione è destinata. Quest’opera, edita per EDB (Fozio, Consigli a un principe bizantino, a cura di Lucio Coco), consta di sessantasei sentenze, disposte in acrostico, per evitare interpolazioni; la composizione risale al periodo compreso tra l’anno 879 (morte del figlio maggiore di Basilio) e l’883, quando i rapporti fra i due si deteriorano e Leone viene fatto prigioniero. Fozio, all’epoca, stava svolgendo il suo secondo mandato come patriarca (877-886), dopo il quale gli sarebbe toccato un lungo esilio, voluto proprio da Leone VI, che, salito al trono nell’886, gli avrebbe preferito il fratello minore Stefano I sulla cattedra patriarcale di Costantinopoli.

*

Fozio, del resto, era un frequentatore esperto della corte di Bisanzio: suo fratello era cognato dell’imperatrice Teodora Armena (ne aveva sposato la sorella Irene), e proprio grazie a questa prestigiosa parentela, Fozio stesso aveva fatto una importante carriera, tanto da arrivare all’ambita carriera di segretario di Stato e di protospatario; poi, abbandonato lo stato laicale, era diventato una prima volta patriarca costantinopolitano negli anni 858-867.  In tale periodo, nell’anno 865, compose un altro testo di pedagogia politica, l’Ergon archontos, noto anche con il titolo De officio principis, un trattato in forma di lettera indirizzata a Boris-Michele di Bulgaria, neo-convertito al cattolicesimo, opera ora disponibile, per chi volesse compulsarla, in B. Laourdas-L. G. Westerink (edd.), Photii patriarchae Constantinopolitani Epistulae et Amphilochia. I. Epistularum pars prima, Teubner, Leipzig 1983, Epistula I, pp. 1. 39: qui la parte dedicata nello specifico alla formazione del principe va dalla riga 622 (p. 21) alla riga 1208 (p. 39).

I Capita parenetica editi da EDB con il titolo di Consigli rivelano molti punti in comune con il De officio principis: entrambi i testi risalgono a momenti in cui Fozio era patriarca, e cui seguì l’esilio (benché dal secondo di essi Fozio non sarebbe mai tornato); inoltre, spesso, le sentenze della prima opera si ripresentano nella seconda, con concetti e forme molti simili, il che garantisce, se mai ce ne fosse bisogno, la paternità foziana dei Consigli. Dal punto di vista del genere letterario, quest’opera di inserisce nel solco della trattatistica e delle raccolte di insegnamenti volti a orientare secondo giustizia e virtù i futuri governanti: nella letteratura bizantina, un precedente importante è rappresentato dal Perì basileias (Sul regno) di Sinesio di Cirene, indirizzato all’imperatore Arcadio, figlio di Teodosio il Grande (tradotto, con testo a fronte, da A. Garzya, in Sinesio di Cirene, Sul regno, Libreria scientifica editrice, Napoli 1973); va poi citata anche la Scheda regia di tale Agapeto, diacono di Santa Sofia, opera organizzata in 72 brevi capitoli rivolti a Giustiniano, citati e ripresi anche dai Consigli foziani.

Dopo Fozio, invece, si annovereranno lo Strategikon di Cecaumeno (XI secolo) e la Paideia basiliké (alla latina, Institutio regia), di Teofilatto di Ocrida (XI secolo); e poi, ancora, la Statua regia di Niceforo Blemmida (XIII secolo) e la Regalità di Toma Magistro (morto nel 1346), opere che, di fatto, sono l’equivalente, in Oriente, della tradizione degli Specula principis, trattati idealizzati sull’educazione dell’ottimo principe, i cui ultimi frutti, a inizio XVI secolo, saranno pesantemente biasimati da Machiavelli nel Principe, dove verranno bollati come espressioni di una visione totalmente scollegata dalla realtà.

*

Ma, all’altezza cronologica in cui scrive Fozio, questo genere letterario è tutt’altro che stantio e usurato, e propone, anzi, una per noi singolare e interessantissima visione dell’educazione di un governante, di un leader politico dal potere ampio come quello dell’imperatore. Per prima cosa, i Consigli si presentano come opera pedagogica: un padre, che, nella finzione letteraria foziana è anche imperatore, educa il figlio, destinato a succedergli. Pertanto, prima di trattare le questioni specifiche inerenti all’amministrazione dello stato, egli propone una educazione agli affetti, fondata sul controllo di passioni e desideri: “Dio allora ti concederà vittoria e trionfi sui nemici quando anche tu otterrai trionfi e vittorie sulle passioni” (n. 11). Il primato dell’imperatore è, in prima battuta, un primato radicato nell’eccellenza morale, né ci sarà alcun primato politico senza riscontro nei costumi: “Se dunque per dignità sei signore su tutti e un altro ti supera per virtù, sei re per ciò che è meno, invece per ciò che è meglio non sei re, ma sei sotto l’altrui potestà” (n. 10).

L’alta condizione del principe, gli onori, le ricchezze, la gloria, non devono mai fargli dimenticare l’umiltà: e questo è il massimo degli insegnamenti per un leader politico, che deve sempre ricordare la caducità delle cose mortali, come recita il Consiglio n. 38, dominato dall’immagine della ruota: “Sappi, figlio mio, che nella vita non c’è niente di stabile, di sicuro o di immutabile. Le cose infatti ora vanno in un modo, ora in un altro e, come in una ruota che gira, ciò che è in alto va in basso e ciò che è in basso va in alto. Perciò non esaltarti nelle circostanze favorevoli e non abbatterti in quelle sfavorevoli, ma sii in entrambe calmo e sicuro, pensando solo al bene e rimettendo il resto a Dio. Quando infatti ti gira bene, non devi insuperbirti nutrendo il timore dell’insuccesso; quando invece ti gira male, evita di essere abbattuto alimentando la speranza del successo. È questo infatti segno di piccineria e non è un fatto degno della virtù reale, dal momento che il futuro è invisibile. Non farti dunque sorprendere mentre apertamente piangi o ridi: in tal modo ti mostrerai ragionevole e fuggirai entrambe le passioni. E a chi chiede conto delle tue azioni non darai alcun appiglio per rinfacciarti quanto ti accade”.

*

Come annota il curatore, il senso dei Consigli foziani è molto pragmatico: “non si tratta di mostrarsi per quello che non si è, ma di approfondire la verità delle proprie scelte e l’autenticità di ogni singolo atto, e su questo fondare ogni rapporto” (p. 19), da quelli di governo a quelli amicali. A racchiudere il senso profondo dell’istruzione del principe possono servire queste parole di Basilio, il quale ammonisce il figlio che lo avrebbe onorato “non come fanno alcuni sudditi genuflettendosi o offrendo doni”, ma “coltivando la virtù, esercitando la temperanza, moderando il carattere e dedicandosi agli studi “con i quali la mente dei giovani si fa bella” (n. 20).

Silvia Stucchi

*In copertina: Orson Welles nel suo “Macbeth” (1948)