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“Dai alla gente concorsi a premi, riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti ‘fatti’ e si sentirà intelligente solo perché sa le cose”. Le profezie del capitano Beatty: riflessione su “Fahrenheit 451”

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury è un libro iconico che hanno letto praticamente tutti, e chi non lo ha letto ha visto la sua magnifica trasposizione cinematografica per mano di François Truffaut. Un tempo lo davano perfino da leggere a scuola. Però, come spesso accade per i super-classici, anche Fahrenheit 451 è diventato un monumento, e come tale muto, inespressivo; o meglio, inascoltato. Dopo quasi settant’anni dalla prima edizione, il libro ha per molti lo stesso viso di cera della moglie del protagonista Montag, quasi avesse ormai esaurito la carica dirompente.

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Bradbury non era un sociologo, ma possedeva di sicuro una mente brillante capace non solo di intendere certi meccanismi che governano la società, ma anche una notevole lungimiranza, propria del profeta che dal piccolo seme nascosto sotto terra giù scorge i rami e le foglie protese al cielo. Bradbury ha inoltre nobilitato la fantascienza, in particolare quella parte del genere letterario maggiormente attenta ai mutamenti sociali.

Oggi, dove al contatto umano si predilige la diretta streaming, dove la pubblicità ha permeato ogni spazio della vita, dove milioni di persone si anestetizzano con pillole, auricolari e chiacchiere vuote senza inizio né fine, Fahrenheit 451 spicca ancora una volta un balzo dalle nostre librerie per ricordarci di quali incredibili visioni è capace la Letteratura.

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Certo, i libri non si bruciano, per adesso. I festival del libro fioriscono, le librerie sopravvivono (alcune) e pare che il numero dei lettori sia addirittura in aumento di qualche decimale rispetto ai dati degli anni precedenti. Ma Bradbury ci regala alcune profezie nette e perfettamente in linea con i nostri tempi, e vengono i brividi se si pensa all’anno in cui il libro fu stampato per la prima volta, il 1951. Forse perché le società dominate dal consumismo sono destinate a seguire una strada comune e già ben visibile fin dai suoi primordi. Infatti, l’aspetto più sorprendente di Fahrenheit 451 è contenuto in un passaggio ben preciso. Tra tutti i personaggi del libro, il capitano Beatty è sicuramente il più misterioso. Pompiere da molti anni, conosce per filo e per segno come funziona il mondo, non sembra apprezzarlo, ma nemmeno pare gli dispiaccia. Conosce a menadito moltissime citazioni, come uno che ha letto molti libri, eppure è convinto che bruciarli sia la cosa giusta da fare. Potremmo dirlo un lettore deluso. Fin dalle prime pagine guarda con sospetto Montag e gli gira intorno come il gatto fa con il topo.

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A seguito di un duro faccia a faccia con il capitano Beatty, Montag si rende conto che se i pompieri, ora, bruciano i libri (e perfino la gente che li legge), non è per via di uno Stato repressivo. La Legge è venuta dopo, gli uomini hanno abbandonato la parola scritta un po’ alla volta con il sopraggiungere dell’era tecnologica, per l’unico motivo che ormai ossessiona l’uomo moderno: la ricerca della felicità. Una felicità a tutti i costi, da raggiungere con ogni mezzo, perfino fuggendo davanti alla realtà utilizzando droghe e denunciando chi rifiuta di omologarsi. Il mercato diventa il modo con cui lo Stato può raggiungere ogni singolo cittadino; la minoranza delusa non sarà più tale, perché potrà trovare il suo spazio dentro alla grande famiglia della mercificazione, senza accorgersi d’essersi a sua volta venduta. Il sistema in cui si muovono i protagonisti di Fahrenheit 451 appare solido, ben organizzato, omologato forse, ma funzionale; in realtà nasconde una gravissima fragilità, un mondo che vive solo di apparenze, dove i suicidi sono all’ordine del giorno, dove i figli picchiano i genitori o si divertono a travolgere i passanti su macchine simili ad insetti scagliati ad altissima velocità. In Fahrenheit 451 i libri non sono soltanto libri, sono la memoria di persona esistite, sono ragionamenti, sono storie, sono qualcosa di vivo e pulsante che spunta da dentro cassetti, da dietro i cuscini, da sotto terra, spavaldi e incuranti del pericolo che corrono.

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La Bibbia tra le mani di Montag, il libro più stampato di sempre e divenuto ormai rarissimo, con le pagine stracciare e malridotta, diventa oggetto sacro oltre la sua stessa sacralità, e brilla più vivo di qualunque volto umano. (Valerio Ragazzini)

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«Più grande è il mercato, Montag, meno hai voglia di sollevare controversie, ricordalo! Ci sono sempre mini-minoranze che devono potersi pulire l’ombelico. Scrittori con la testa piena di idee malefiche, rinunciate alle vostre tastiere: e loro hanno obbedito. Le riviste sono diventate un bello sciroppo alla vaniglia o un tè per zitelle. I libri, come hanno detto i maledetti critici snob, si sono trasformati in risciacquatura di piatti: non meraviglia che non vendano più, a sentir loro. Ma il pubblico, che sapeva quello che voleva, si è fregato le mani e ha permesso la sopravvivenza dei fumetti. Naturalmente, anche delle riviste erotiche in 3D. Ecco la situazione, Montag: non è stata un’imposizione del governo, non c’è stato nessun editto, nessuna dichiarazione o censura, almeno all’inizio. Tecnologia, sfruttamento economico delle masse e pressione delle minoranze, ecco le vere cause, vivaddio. Oggi, grazie a questo, puoi essere felice a tutte le ore e leggere fumetti, i cari vecchi racconti di vita vissuta o le riviste di categoria. […]

Se non vuoi che qualcuno sia politicamente scontento, non fargli sapere che la questione ha due aspetti: digliene uno soltanto e non si preoccuperà. Meglio ancora, non dirgli niente. Fagli dimenticare che esiste la guerra. Se il governo è inefficiente, ingiusto e vuole troppe tasse, è meglio che rimanga com’è piuttosto che la gente si agiti. La pace, Montag. Dai alla gente concorsi a premi in cui basta conoscere le parole delle canzoni più famose, le capitali degli stati o quanto granturco si è prodotto l’anno scorso nell’Iowa. Riempila di informazioni innocue, rimpinzala di tanti “fatti” e si sentirà intelligente solo perché sa le cose. Loro crederanno di pensare, avranno l’impressione del movimento anche se non si muovono affatto. E tutti saranno felici perché i fatti di quel genere non cambiano. Non dargli armi sdrucciolevoli come filosofia, sociologia e altri strumenti per collegare le cose, perché è là che si annida la malinconia».

Ray Bradbury

*In copertina: Julie Christie nel film di François Truffaut, “Fahrenheit 451” (1966)

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