“Eravamo clandestini per lo Stato, non per le masse”: ecco perché le Brigate Rosse sono state l’organizzazione rivoluzionaria comunista più numerosa e longeva di tutto l’Occidente

Posted on Marzo 21, 2018, 11:16 am
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Il 16 marzo è stato il quarantennale del rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, con l’uccisione della sua scorta: cinque carabinieri. Giornalisticamente parlando, Andrea Purgatori, con le due puntate di “Atlantide” su La 7, ha fatto un lavoro egregio, utilizzando gran parte del documentario “Erano le Br” di Mosco Levi Boucault, con interviste a Mario Moretti, Prospero Gallinari (morto nel 2013), Raffaele Fiore e Valerio Morucci, quattro leader delle BR, tutti protagonisti del sequestro e della successiva uccisione del presidente della DC.

Aldo Grasso li ha definiti di una “povertà intellettuale disarmante”. È la sua opinione. Di certo sentir parlare di società marxista-leninista oggi è straniante e a me la celebre frase di Putin – “Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore” – mi ha sempre toccato il giusto. Ma è la motivazione di Grasso che mi ha lasciato perplesso: “parlano ancora di rivoluzione, di controinformazione, sono convinti di aver partecipato a una guerra nel nome del popolo oppresso”. Mi lascia perplesso perché, a mio avviso, la loro è una convinzione sacrosanta.

Mi spiego. Io sono profondamente democratico, odio la violenza, le ingiustizie e ho grande rispetto per chi ha perso un proprio caro mentre svolgeva il suo lavoro come rappresentante delle istituzioni (e più vergognoso della loro morte è la pensione ridicola che lo Stato concede, come elemosina, alle vedove); però, a onore del vero, va detto che le Brigate Rosse sono state l’organizzazione rivoluzionaria comunista più numerosa (per partecipanti diretti, indiretti e simpatizzanti) e la più longeva (dal 1970 al 1987) di tutto l’Occidente.

La strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 ha causato 17 morti e 88 feriti, cittadini innocenti che lo Stato Italiano non solo non ha difeso ma larghe parti deviate di esso ha contribuito a uccidere, per una vicenda ancora avvolta nei misteri di quegli anni bui di un popolo oppresso (dalla mancanza di verità istituzionale) e che di sicuro ha avviato la vergognosa stagione della “strategia della tensione”. Così, in risposta anche a quella strage, vi è stata la decisione delle BR di passare dalla “violenza difensiva” a quella “offensiva”. Con l’effetto di tenere lo Stato in scacco per anni. Basti pensare al sequestro del sostituto procuratore Mario Sossi (1974), pubblico ministero nel processo contro i terroristi della XXII Ottobre. Le BR lo liberano in cambio della scarcerazione dei membri della XXII Ottobre. Scambio di prigionieri tra Stato e BR prima accettato e poi rifiutato dal procuratore Francesco Coco, che per questo viene ucciso, insieme a due uomini della scorta (1976). Per non parlare di Moro – scelgono lui perché Andreotti era eliminabile ma non sequestrabile – e del rapimento, a Verona (1981), del generale americano James Lee Dozier, all’epoca l’uomo più importante della NATO in Europa. Tutto ciò è stato possibile perché come ha detto Prospero Gallinari: “Eravamo clandestini per lo Stato, non per le masse. Vi piaccia o non vi piaccia era così l’Italia di quegli anni, altrimenti un’organizzazione come la nostra non avrebbe potuto restare in piedi per tanto tempo”.

È vero, c’è poco da fare. E il pregio delle lunghe interviste ai quattro leader delle BR è stato quello di riuscire a trasmettere il (loro) sentimento di quel tempo. Registrando una drammatica costanza. L’Italia è ancora guidata da una politica del tutto inadeguata ad affrontare i tempi, allora come oggi.

Michele Mengoli

www.mengoli.it