“Era basso, il Duce, ma aveva scarpe con il tacco alto. Io speravo che si accorgesse di me…”: le confidenze di Adele, che conobbe Mussolini

Posted on maggio 01, 2018, 10:12 am
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Lo chiamano il ricovero, ma da quando è morto lo gnomo Pierino, caro amico, non sono andato più a trovare gli anziani e gli infermi ospiti in questo luogo di “reclusione” di Fabriano. Ci entro, dopo anni, perché devo intervistare il presidente della casa di riposo Vittorio Emanuele II, come mi è stato commissionato. Mi vengono illustrate le novità, gli interventi strutturali, l’acquisto della mobilia, il reparto della riabilitazione con le attrezzature dove si fa ginnastica tutti i giorni. Mentre prendo appunti, si avvicina con circospezione Adele, che ormai ha quasi cento anni. Cammina speditamente, ma la memoria le provoca uno strano cortocircuito. Non ricorda quasi nulla del presente, eppure sa menzionare dettagli anche insignificanti accaduti quaranta, cinquant’anni fa. Indossa la vestaglia rosso scarlatto anche d’estate, quando scende nel giardino adiacente la casa, dove piange premendo la schiena sulla spalliera di una panchina di marmo. Adele non guarda più il mondo, ed è addolcita solo dalla distanza del tempo passato, dal tumulto dei ricordi. La vestaglia è elegantissima, ha il collo scialle ad incrocio, due tasche ai fianchi, cintura e passanti in morbido pile. Le mani affondano nel vuoto dell’aria, e Adele sorride, prima di piangere. Ce l’ha con la morte, con chi non va mai al cimitero. Dentro la casa di riposo sono in pochi coloro che parlano tra loro. Le donne preferiscono rimanere nelle stanze davanti al televisore con il volume talmente alto da stordire gli infermieri, mentre gli uomini escono a qualunque ora, ma sempre da soli. Se comunicano lo fanno con i cenni. Gli infermi galleggiano come sospesi in un altro mondo.

VILLA GIOIA

Villa Gioia, a Civita di Fabriano, frequentata da Benito Mussolini: vi incontrava l’amante, Alice de Fonseca

Mi hanno detto che Adele conosceva casa Pallottelli nella zona di Civita, a Fabriano, dove durante il ventennio fascista Mussolini veniva a far visita alla sua amante, Alice de Fonseca, marchigiana d’adozione ma fiorentina di nascita. Divenne un’ambasciatrice del fascismo, la bella signora il cui marito fu podestà repubblichino di Fabriano. L’edificio è stato costruito agli inizi del Novecento come casa padronale in una vasta area di poderi destinati all’agricoltura. Oggi vi sorge Villa Gioia. Il sito è stato scelto per la posizione climatica, tant’è che vi è ancora uno degli pochi esempi di palma ad un’altitudine di 500 metri. Si può notare una caldaia del 1928, primo esempio di riscaldamento nella città. Durante il periodo di proprietà del podestà Pallottelli, la casa è stata frequentata dal Duce. Intorno agli anni Quaranta la società buona di Fabriano si recava nello splendido parco per prendere il thè.

Adele giura di aver visto il Duce del fascismo, quando aveva quasi vent’anni.

-Adele, ma è vero?- le chiedo accompagnandola a passeggiare nel giardino mentre il sole si leva dai tetti e una coda di vento solletica le sue gambe, sotto la vestaglia.

-Certo, a Fabriano veniva il Duce, e la signora ne era innamorata. Riusciva perfino a fermare i treni.

-Cioè?

Mussolini scendeva a Vetralla, dove lo aspettavano in carrozza. Arrivava in incognito, a Fabriano.

-E lo hai visto di persona?

-Abitavo da quelle parti. Mio padre faceva l’ortolano, e con un’amica entravamo spesso in casa Pallottelli. La servitù ci regalava sempre qualcosa che avanzava dalle cucine. La vetrata della porta era opaca, ma lo vidi mentre usciva.

-E come facevi a sapere che si trattava di Mussolini?

-Lo dicevano tutti, e quando arrivava c’era un gran fermento, nella casa. Erano indaffarati tanto da non accorgersi che spiavamo dalla finestre. Era basso il Duce, ma aveva le scarpe con il tacco alto. Ricordo un distintivo del fascismo che pendeva dalla sua giacca. La testa era sproporzionata, rispetto al resto del corpo. Sai cosa dicevano con la mia amica Ada? Che se quell’uomo comandava l’Italia non saremmo andati lontano. Ridevamo, dietro i cespugli. Però pensavamo anche che poteva farci diventare famose se ci avesse conosciute, che ci avrebbe potuto introdurre nel mondo del varietà.

-Quante volte lo hai visto?

-Una sola volta, ma so che venne spesso. Era di passaggio, a Fabriano. Andava a riposare al Furlo, che gli piaceva sin da quando di mestiere faceva il giornalista. La forestale volle costruire il suo profilo sulla parete del Pietralata in modo che fosse visibile dal lato di Acqualagna e da quello di Fossombrone. Si poteva scorgere perfino dal mare, e per renderlo luminoso anche di notte venne progettata l’illuminazione, che però non fu mai realizzata. Il monumento suscitò polemiche tra i fascisti, perché parve presentare il Duce in posizione di riposo, mentre era risaputo che Mussolini non dormiva, ma vegliava sui destini dell’Italia.

-E del letto del Duce cosa sai?

-Da Roma a Predappio il viaggio era lungo. Mussolini transitava per il valico appenninico e si fermava appunto sul Furlo. All’albergo “Antico Furlo” c’è ancora la stanza dove il Duce pernottò una cinquantina di volte. C’è il letto dove dormiva, il lavabo dove si sciacquava le mani e la coperta di lana ispida per ripararsi dal freddo. Si mangiano pure i “tagliolini alla Benito Mussolini”, che dicono siano i migliori d’Italia.

-Un giorno ci andremo.

-Vorrei sedermi sul tinello del Duce, prima di morire. Fammi questo regalo, sarà una festa.

-Mantengo sempre le promesse. Ma dimmi, tu eri fascista?

-Non me ne importava niente, capivo ben poco di politica. Ma avrei voluto stringergli la mano, al Duce. Lo sai che fanno ancora a gara per dormire nella stanza di Mussolini? Le coppie dicono che porta fortuna fare l’amore su quel letto. Lasciano una scritta sul muro, di ringraziamento. Ma in pochi sanno che c’è anche un’altra stanza, nell’albergo. Lì una volta soggiornò Togliatti di ritorno dalla Russia. Negli anni Sessanta si fronteggiavano fascisti e comunisti. Chi nella stanza di destra, chi nella stanza di sinistra. C’era il timore che finisse male.

-E la signora Pallotteli com’era?

-Dolce, intelligente. Aveva gli occhi luminosi, una pettinatura curata. Sembrava una dama. Ma anch’io era bella, sai? Se il Duce mi avesse vista l’avrei spuntata io, sarei stata io a fare concorrenza a Claretta Petacci. Vuoi che te lo dica? Ci speravo. Non facevo che gironzolare intorno a quella casa. Se avvistavo una carrozza mi prendeva il batticuore.

-Andremo sul Furlo, durante l’estate. Ci fermeremo una giornata intera e scatteremo fotografie.

-Dicono che il tinello del Duce allunghi la vita. Chiunque ci si siede sente un’energia speciale. Sognavo di presentarmi a Mussolini con i capelli a caschetto lungo, con un tailleur, una giacca severa e una gonna linguette. Oppure con un bellissimo abito da sera scivolato…

Alessandro Moscè