Elogio spinto di Larry Flynt, l’insopportabile paraplegico che ha pornografato tutto, che si batte per la libertà (soprattutto se indecente) e che si vanta di essersi fatto un pollo

Posted on Febbraio 19, 2019, 10:08 am
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Dì un po’, ti eccita di più la foto di una f*ca spalancata, o di una donna nuda passata al tritacarne? Ti dà più fastidio vedere un capezzolo seviziato, o le piaghe di un paralitico? È più oscena la rappresentazione di uno stupro, o prendere in giro una donna sottoposta a mastectomia? E, per caso, hai mai visto i genitali appena recisi a una trans? Tutto questo e molto peggio ti può disgustare, rivoltare lo stomaco, ma sai che c’è, sei libero di non guardarlo, di ignorarlo, basta che non rompi le scatole a chi lo pubblica per farlo vedere a chi lo vuole e che così facendo ti assicura parte di quella libertà che spesso si dà per scontata, e invece è per sua natura sempre fragile, deperibile, debolissima.

La pornografia più oscena e violenta, più maleducata, amorale o immorale scegli tu, è stata sdoganata negli anni ’70 sulla rivista Hustler da Larry Flynt. Questo signore, anzi, questo lazzarone, con la sua testardaggine, il suo cinismo, e i suoi tanti soldi, ha fatto un pezzetto di Storia, che non è solo quella roba pallosa che ci fanno sorbire a scuola, no, è pure quella fatta dalla gente comune, senza corone, guerre sanguinose, morti a milioni. È, può essere, quella condotta da persone che mai inviteresti a cena, che mai vorresti conoscere né frequentare, gente senza titolo di studio, che viene dai bassifondi, dai buchi dell’America profonda. Da una stalla del Kentucky. Senza soldi, senza niente, si arriva ad essere uno degli uomini più ricchi al mondo, e uno a cui dobbiamo un bel pezzo della nostra libertà. Tutti, nessuno escluso, pure tu, che magari non hai mai visto questo film, The People vs. Larry Flynt, di Miloš Forman, ed è andata proprio come racchiuso nel titolo: Larry Flynt, il sudicio Flynt, un uomo solo, contro il suo Paese. Ha rischiato, ha messo sul piatto tutto, ha puntato, ha vinto, vi ha rimesso se non la vita, quasi. Perché se vuoi ottenere la libertà tua e degli altri di dire quello che ti pare, la libertà di offendere, svilire, oltraggiare, se hai i cog*ioni puoi farlo, certo, però devi essere pronto a pagarne il prezzo. E che prezzo, per Larry: paraplegico, impotente, parla a difficoltà. Da 41 anni Larry Flynt sta così, da quando ne aveva 36, e un pazzo gli ha sparato perché offeso dalla pornografia di Hustler. Vale davvero la pena diventare un eroe?

Dice Larry Flynt/Woody Harrelson in una scena del film: “Perché devo pagare io, per la libertà degli altri?”. Semplice, perché il mondo è fatto di codardi a cui frega nulla che tu debba scontare 25 anni per aver pubblicato la foto di una vagina aperta. Galera, processi, infamie, milioni di dollari di cause legali. Per cosa? Per non farla aver vinta all’ipocrisia. E pensare che Larry Flynt non avrebbe voluto diventare paladino di niente, all’inizio voleva solo pubblicizzare le spogliarelliste che si esibivano nei suoi locali di infima categoria. Però un giorno sfogliando Playboy si è chiesto perché i lettori dovessero perder tempo con quei dotti articoli quando smaniavano di farsi le s*ghe con quella sventola del paginone centrale. Perché non fare un giornale dove mettere solo porno crudo, il più basico, e poi, mese dopo mese, alzare sempre più la posta, sporcare di porno gli assi portanti della società americana, sfidare il perbenismo, dissanguare il puritanesimo, mandare in vacca ogni valore? Già, perché non farlo? Perché si inca*zano tutti, ma Flynt lo fa e, forte delle vendite, è uno che non abbassa la testa. Accetta la sfida e rilancia, sempre più indecente, sempre più irriverente. Il suo Hustler si riempie di fumetti osceni, di satira pungente, immonda, senza limiti. Larry non si ferma più, non c’è niente che non può essere pornografato. Non abbassa la testa perché nessuno può impedire a un altro di manifestare il suo pensiero, anche il più schifoso, infamante. In anni e anni di processi, Larry Flynt si mette l’America, la Legge, lo Stato contro: per un ideale di libertà massimo. E lo fa da uomo antipatico, maleducato, triviale, uno che prenderesti a schiaffi e che però sta lottando per te pure se tu non glielo hai chiesto. Su quella sedia a rotelle laminata d’oro infanga quello a cui tu credi e tieni, boxa i tuoi ideali, mette ko le tue sicurezze, ti toglie ogni appiglio, ti lascia a un passo dall’abisso. Larry Flynt ancora oggi, a decenni dagli eventi, intimorisce e disturba le coscienze, e se in questo magnifico film fai il tifo per lui e ti batti per lui, nella realtà ti darebbe fastidio incontrarlo, parlarci, finanche pensarlo. Io gli voglio bene e gli sono intellettualmente grata perché pochi come lui mi hanno messo al muro denudandomi di ogni tabù e lasciandomi ogni volta da sola a ricostruirmi, e un giorno arriverò ad avere tutti i vecchi numeri di Hustler che voglio e cerco, però, ecco, dopotutto, Larry Flynt rimane quello che da adolescente si è sc*pato un pollo, e se ne vanta.

Barbara Costa