“È più facile farsi inchiodare sulla croce, che divenire un bambino che balbetta”: ingresso nei pensieri di Edith Stein, la pensatrice totale amata, tra i tanti, da Battiato

Posted on Aprile 22, 2019, 10:07 am
5 mins

Nel 1922, come si sa, accadono tante cose nel mondo della letteratura, così tante che sembra un pagliaio di luce. James Joyce pubblica l’Ulisse e Thomas S. Eliot La terra desolata; Franz Kafka scrive Il castello e Rainer Maria Rilke termina le Elegie duinesi; muore Marcel Proust e nasce Pier Paolo Pasolini. Nel 1922 Edith Stein, ebrea, ultima di sette figli, brillante allieva di Edmund Husserl e sua assistente, si converte, dopo aver letto una biografia di Teresa d’Avila. Vent’anni dopo, lei e la sorella Rosa, in quanto ebree convertite, vengono catturate in Olanda dai nazisti, tradotte ad Auschwitz e finite nelle camere a gas. Dopo qualche anno di insegnamento, Edith si avvia al Carmelo: nel 1934 si ritira tra i carmelitani di Colonia, con il nome di Teresa Benedetta della Croce. L’anno prima, poco dopo l’avvento di Hitler, scrive a papa Pio XI e al suo segretario, il cardinale Pacelli, riguardo alle persecuzioni dei nazisti contro gli ebrei. Canonizzata come Santa nel 1998 da papa Giovanni Paolo II ed eletta copatrona d’Europa insieme a Caterina da Siena e a Brigida di Svezia, la sua opera filosofica e teologica si sintetizza in libri come Essere finito ed essere eterno e La scienza della Croce. Pensatrice formidabile, ha attratto artisti come Juri Camisasca, Giuni Russo e Franco Battiato. In questi giorni leggo, a volte corroborato altre spiazzato, i Pensieri di Edith Stein: in realtà sono un regesto di frasi tratte dai suoi libri maggiori. L’edizione che ho, meravigliosa, un dono, sta nel palmo della mano, è stata pubblicata nel 1991, da ‘Il Passero Solitario’; oggi la trovate in una versione moderna per le Edizioni Ocd, dei Carmelitani Scalzi. I libri di Edith Stein sono editi da Città Nuova, Castelvecchi, San Paolo. Ogni tanto leggo un pensiero. Non allevia e non leva, per fortuna, lava, semmai, e impone il peso del pensare e dell’abbandonare. (d.b.)

***

L’essenza più intima dell’amore è la donazione.

Più una persona vive raccolta nell’intimo della sua anima, più forte è questa irradiazione che da lei parte e attira gli altri nel suo cerchio.

Il cielo non prende niente senza ripagare smisuratamente. Non dobbiamo vedere le sofferenze troppo grandi e le gioie troppo piccole.

Una cosa è certa, che noi viviamo nel momento e nel luogo presenti per raggiungere la nostra salvezza e quella di coloro che ci sono affidati.

Dobbiamo imparare a vedere gli altri portare la croce e non potergliela togliere. È più difficile che portare la propria, ma non possiamo evitarlo.

La nostalgia sparisce quando si raggiunge la propria vera patria.

È una grande scuola di umiltà dover fare continuamente cose che costano gran fatica e che riescono molto imperfette.

Più si fa buio intorno a noi e più dobbiamo aprire il cuore alla luce che viene dall’alto.

La fede nella storia segreta delle anime deve fortificarsi quando ciò che vediamo esternamente (in noi e negli altri) ci toglierebbe il coraggio.

Noi dobbiamo ascoltare in silenzio per ore e lasciare agire la parola divina.

Vivere nel presente, senza il peso dell’avvenire.

Fare spazio a Dio nell’anima significa intraprendere una lotta senza quartiere contro la propria natura, prendere la propria croce e abbandonarsi alla crocefissione.

La notte oscura diventa una scuola di tutte le virtù: allena alla rassegnazione, alla pazienza, dal momento che si è fedeli alla vita spirituale, senza trovarvi consolazione e ristoro. La perseveranza in tutte le contrarietà conferisce forza e coraggio.

La speranza crea il vuoto nella memoria costringendola ad occuparsi di qualcosa che non possiede ancora. Essa c’insegna a sperare tutto da Dio e nulla da noi stessi e dalle altre creature.

Chi sa svincolare da ogni attaccamento ai beni temporali, acquista magnanimità, libertà d’animo, chiarezza d’intelletto, tranquillità profonda, pacifica confidenza in Dio.

La croce serve da bastone per accelerare la marcia verso la vetta.

L’anima deve considerare l’aridità e il buio come fausti presagi; come segni che Iddio le sta al fianco liberandola da se stessa, strappandole di mano l’iniziativa.

La fede viene indicata come oscurità di mezzanotte, perché noi siamo obbligati a rinunciare completamente al lume della conoscenza naturale per conquistare la sua luce.

È più facile farsi inchiodare con Cristo sulla croce, che divenire con lui un bambino che balbetta.