“Dobbiamo sentirci liberi di chiudere gli occhi e di immaginare qualcosa al di fuori dal comune”. Francesco Consiglio dialoga con Dario Savino Doronzo, flicornista (Umberto Eco impazzirebbe per lui!)

Posted on Maggio 02, 2020, 10:30 am
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“Non è vero che i bambini sono buoni”, scrisse Roberto Gervaso. “È vero che gli adulti vogliono crederlo”. Se non siete d’accordo, sentite cosa mi è accaduto. Durante un incontro nelle scuole, dove ogni tanto vado a sproloquiare di letteratura, un piccoletto con la faccia da topo si è alzato e ha domandato: “Perché scrivi di musica? La musica si suona, non si scrive”.

Io ho risposto: “Si scrive anche di cinema, di teatro, di pittura. Perché lo trovi così strano?”. Replicargli con una domanda, che tragico errore! Come un pugile che sente di avere il match in mano, il moccioso ha affondato il colpo: “Secondo me, tu sei come quel mio amico Luca che non sa giocare a pallone e sogna di fare il giornalista sportivo”. Non è vero che i bambini siano buoni, ha ragione Gervaso. È vero invece che sono pieni di malvagità involontaria, in misura impietosa perché sinceri.

Nel silenzio generale, ho raccolto i miei pensieri e ho detto: “Se pensi che scrivere sia la salvezza di chi ritiene la musica sullo spartito troppo ardua per le proprie capacità, forse hai ragione. Ogni tanto, lo confesso, mi piacerebbe scambiare la tastiera del pc con quella di un pianoforte o con le corde di un violino. Ma voglio darti un consiglio: quando sarai grande e avrai speranze e passioni, coltivale con umiltà. Cerca di fare ciò che puoi, come puoi, con ciò che hai. Non tutti possiamo fare grandi cose, ma ciascuno di noi può fare piccole cose con grande amore”.

Oggi, cari esploratori della Pangea, voglio farvi conoscere l’eccellente flicorno di Dario Savino Doronzo.

Come mai hai scelto di suonare il flicorno? È uno strumento che nell’immaginario popolare viene suonato nelle bande e nelle fanfare. Tra i vari tipi di flicorno, il contralto, detto anche genis, si è meritato una citazione dello scrittore Umberto Eco. Nel romanzo Il pendolo di Foucault: uno dei protagonisti, un ragazzo, desidera suonarlo nella banda per fare colpo su una coetanea: “Il genis è l’ossatura della banda, ne è la coscienza ritmica, l’anima. La banda è come un gregge, gli strumenti sono le pecore, il maestro è il pastore, ma il genis è il cane fedele e ringhioso che tiene al passo le pecorelle. Il maestro guarda anzitutto al genis, e se il genis lo segue, le pecorelle lo seguiranno”.

Il suono del flicorno mi ha sempre affascinato per la sua timbrica scura e avvolgente. Ho iniziato presto, all’età di dieci anni. Fu il Maestro Luciano Palmitessa a guidarmi verso le porte della Musica. Gli devo molto! Fu il primo a scommettere nelle mie potenzialità e nel mio talento. Successivamente, ho proseguito i miei studi presso il Conservatorio di Bari dove ho avuto modo di migliorare, ampliare e affinare le mie qualità musicali. Suonare è la realizzazione del sogno di una vita. Sacrificio, spirito di abnegazione e grande senso di responsabilità mi hanno ricompensato con un florido presente che mi riempie ogni giorno di immensa gioia e bellezza.

In Reimagining Opera, insieme al pianista Pietro Gallo ti sei cimentato in un’impresa coraggiosa e per certi versi spiazzante, rileggendo in chiave jazzistica il melodramma italiano. Nell’album, edito da DiG-Digressione Music, sono presenti pagine celeberrime quali il pucciniano Nessun dorma o l’Intermezzo della Cavalleria rusticana di Mascagni e altre arie di Alessandro Parisotti, Claudio Monteverdi, Tommaso Giordani e Giovanni Paisiello. Sono curioso di sapere se durante l’incisione pensavate a un pubblico particolare e se avete temuto che i melomani, solitamente conservatori, lo bollassero come una profanazione, mentre i cultori del jazz, poco avvezzi a quelle antiche melodie, faticassero a comprenderlo.

Io e il mio amico Pietro siamo stati educati a un suono asciutto e curato di stampo classico e successivamente abbiamo intrapreso studi di musica jazz. Questo comune background ci ha permesso di lavorare insieme con un’unica mente e come un solo strumento. Fine ultimo del progetto è la rilettura delle arie più significative di autori luminari della musica operistica ‘made in Italy’. In altri termini, abbiamo smontato celebri lavori di stampo classico per poi rimontarli con modificazioni e variazioni jazzistiche sul piano melodico, armonico, timbrico, ritmico. Il calore del pubblico è tutto per un artista. Non abbiamo mai pensato ad un pubblico diviso in due fazioni contrapposte, al contrario volevamo condividere – da sempre – un prodotto che unisse due generi così diversi ma al contempo complementari.

Studiare filosofia ignorando i filosofi. Emozionarsi al cospetto di un dipinto di straordinaria bellezza e non provare il desiderio di conoscere il nome del pittore. Ascoltare un brano musicale a occhi chiusi, totalmente persi nel suono, nella relazione reciproca delle note, convinti che la musica potrebbe esserci anche se il mondo non ci fosse, e che il resto non conta: la presenza dell’interprete, la storia del compositore, il periodo storico in cui quel brano è stato composto. È plausibile pensare che la ragion d’essere della musica vada ricercata nella musica stessa, e il miglior ascolto è quello ‘ignorante’?

Ricondurre la Musica verso schemi rigidi risulta – a mio giudizio – un sacrilegio. Bisogna studiare la storia per rendere il presente e il nostro futuro più ricco. Non dobbiamo studiare per catalogare il tutto secondo dei lineamenti rigidi e imprescindibili. Ecco perché è necessario distinguere l’erudizione dalla cultura: se la prima, probabilmente, si riferisce ad un sapere limitato a conoscenze e a informazioni inerti, la cultura ci veicola nell’imparare a pensare con giudizio e responsabilità. Dobbiamo sentirci liberi di ‘chiudere gli occhi’ e di immaginare qualcosa al di fuori dal comune e al di fuori da ciò che studiamo. Il grande Charlie Parker diceva: “impara tutto sulla musica e sul tuo strumento, poi dimentica tutto sia sulla musica che sullo strumento e suona ciò che la tua anima detta”. Il giudizio puro, ‘libero’, è il giudizio più vero a cui dobbiamo tener sempre fede.

Parliamo di improvvisazione. Mentre un interprete rivive emozioni pre-scritte, e la sua bravura consiste nel saperle rivivere a comando, un improvvisatore ha spazi di libertà assoluti, potendo estrarre dallo strumento successioni di note che si accendono come lampadine, una dopo l’altra, e dalla mente scivolano alle mani e poi sulla tastiera manifestandosi vorticosamente, in frammenti di tempo infinitesimale. In quei momenti, credo che un musicista possa sentirsi una divinità.

Hai perfettamente ragione! Sono dell’idea che le ‘regole’ dell’improvvisazione jazzistica non si possono considerare come leggi inviolabili ma come indicazioni al servizio della musica. Il musicista jazz deve ritenersi ‘libero’ di esprime ciò che sente al di fuori di qualsiasi rigido schema. Sostanzialmente l’improvvisazione permette al musicista jazz di ‘creare’ e di plasmare i suoni per dargli forma e vita.

Chiudiamo prosaicamente, precipitando dalla purezza della creazione artistica alla vita quotidiana del musicista. Immaginiamo due giovani jazzisti che discutono animatamente. Uno dice: “Quello del musicista è uno dei pochi mestieri in cui le raccomandazioni servono a poco. Chi ha talento alla fine si trova davanti alla porta giusta”. L’altro risponde: “Ma che dici? Il mondo musicale italiano è peggio di una setta: o stai dentro o stai fuori. C’è una mentalità di sistema: relazioni, politica, gli amici degli amici… tutte quelle cose lì”. Tu con chi stai?

Penso che il mondo musicale italiano sia tutto sommato ‘chiuso’ in quattro solide mura, ma son certo che si possono creare varchi e spazi per dar alito alla voce di chi vuol ‘urlare’ al mondo il suo essere, la sua energia, la sua Musica. Basta volerlo!

Infine, la più classica e inevitabile delle domande: progetti per il futuro?

Bella domanda, ma non saprei veramente. Prossimamente ho in programma concerti e seminari presso il Conservatorio di Lecce (sez. Ceglie Messapica), l’Università delle Arti di Niš (Serbia), il celebre Auditorium ‘Yeldeğirmeni Sanatla’ di Istanbul (Turchia), la prestigiosa mdw – University of Music and Performing Arts di Vienna (Austria), la storica Town Hall di Tallinn (Estonia) e tanto altro ancora. Inoltre, con il mio amico e collega Pietro Gallo stiamo lavorando per il prossimo disco che seguirà la scia del nostro CD Reimagining Opera.

Francesco Consiglio

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Dario Savino Doronzo (www.dariodoronzo.it) si è diplomato in Tromba, Musica Jazz, Direzione di Coro e Composizione Corale, Scienza e Tecnologia del Suono. Selezionato a livello europeo tra i 10 candidati meritevoli, consegue il programma formativo Tuning In! presso la mdw – University of Music and Performing Arts di Vienna. Come solista e bandleader ha al suo attivo numerosi concerti per le più importanti organizzazioni musicali e culturali italiane ed estere (Carnegie Hall di New York, Thelonious Jazz Club di Buenos Aires, SKG Bridges Festival di Salonicco, Università di Coimbra, Auditorium Juan Victoria di San Juan, Jazzit Fest, Piacenza Jazz Fest, etc.). Incide per l’etichetta DiG – Digressione Music, con la quale ha pubblicato il CD “Reimagining Opera” con la collaborazione di Pietro Gallo al Pianoforte e Michel Godard al Serpentone. Laureato in Ingegneria Edile presso il Politecnico di Bari, si perfeziona in Ingegneria del Suono presso il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria dell’UNIMORE. È autore del volume di Marketing Territoriale “Gli eventi musicali come elemento di valorizzazione del patrimonio urbano” realizzato con il supporto della Regione Puglia e del ministero dello Sviluppo Economico (Florestano Ed., Bari 2019). Già docente di Tromba Jazz presso il Conservatorio ‘Santa Cecilia’ di Roma, vincitore di Concorso è docente a tempo indeterminato di Tromba presso il Liceo Musicale di Foggia e docente a contratto presso il Conservatorio ‘Alfredo Casella’ dell’Aquila.