Diario di viaggio dalla perfida Albione: tante more, pioggia a go-go, giapponesi a Stonehenge e la sfrontata ricerca di Alice

Posted on agosto 23, 2018, 3:35 pm
12 mins

8 agosto 2018. B&B è l’acronimo di “fresco”: Bologna-Bristol, come una fuga dall’Alcatraz del caldo e dell’afa riminese. Volo in ritardo di un’ora e 40 minuti, un respiro più profondo rispetto a quello che ci accoglierà nella terra della perfida Albione. Check-in snello e poi a piedi per guadagnare l’auto: l’unico modo per vivere l’Inghilterra è il nolo di un’auto. Familiare quindi grande, siamo in cinque: io, Michele, Giorgia e i loro due bimbi, Andrea ed Emma. Prima tappa Bath, due notti. Si dorme all’Università, nelle stanze che gli studenti lasciano libere in estate. Il termometro dell’auto segna 19 gradi, poi arriva la pioggia. Acqua che lava via l’afa: sarebbe da spogliarsi e ballare quasi svestiti ma l’età e il pudore non lo consentono più. È quasi buio, si cena al pub “Crystal Palace” perché hanno la birra London Pride. Scende giù che non la senti: è solo dopo il primo sorso che capisci che sei in Inghilterra.

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Carli shakespeariano…

9 agosto 2018. Giornata dedicata alla visita di Bath: le terme romane, una camminata alla Crescent, la parte alta della città. Assieme a Cambridge, è il centro più bello: verde e ponti, il fiume che taglia il paese. Un invito a pranzare all’aria aperta. Basta un Cornish pasty, un sorso di aria frizzante e il mondo torna in equilibrio. Il sole si fa sentire: via il giubbotto di pelle e si azzarda la t-shirt. Fa quasi caldo: Albione è perfida.

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10 agosto 2018. La destinazione è distante, Bath-St. Just, l’estremità più estrema della Cornovaglia, ci chiede quasi tre ore di macchina. È lì che dobbiamo andare ed è lì che andremo. St. Just è una bomboniera, piccola ma concentrata: due pub, una bakery, la chiesa e il supermercato. Quando sei in viaggio non serve altro.

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11 agosto 2018. Piove. Zaini in auto, antipioggia e cerata: oggi si visita Land’s End e St.Michael Mount. La prima tappa è bagnata, la seconda ancora peggio. Potrebbe bastare ma la sera ci regala un bacio umido: guadagnare il pub che dista 4 minuti a piedi dalla casa che ci ospita è un’impresa fattibile solo se devi bere una birra a cascata nel pub. Entrare bagnati e ordinare una pinta ti fa sentire più uomo. Davanti al bicchiere ripenso a un incontro avvenuto in un pasty shop di Glastonbury: ci siamo fermati lì lungo la strada che collega Bath a St. Just. Una donna inglese che lavora nel negozio ci chiede la provenienza. “Italia”. Ci sorride e ci dice che passa parte della sua vita in Veneto. Parla inglese, of course, ma il Veneto è il Veneto e quindi alterna parole inglesi ad altre di indubbia natura: carega, schei per esempio. Abbiamo colonizzato anche una fetta di Glastonbury. Inconsciamente ma lo abbiamo fatto.

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…Carli mistico…

12 agosto 2018. Primo giorno di sole, è un invito all’ascolto lento, quello dei piedi. Una stradina collega St. Just e Cape Cornwall, il secondo punto più estremo della Cornovaglia dopo Land’s End. Si scende, cottage meravigliosi e campi da golf, una roulotte adibita a bar propone le tazze di tè nelle mug della Regina del Silver jubilee, il 1977. Chissà quante persone ci hanno bevuto, chissà quante labbra, quante mani l’hanno abbracciata. Poi si torna in paese, si pranza a casa e ci si mette in viaggio alla volta di Polperro, delizioso borgo bianco di marinai. Si lascia la macchina al parcheggione poco prima di entrare nel borgo e si scende a piedi. La marea è alta così come il livello di bellezza. Si chiude con una pinta di birra. Cask ale, grazie al cielo sto in piedi.

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13 agosto 2018. St. Just – South Morton, paesino ai piedi dell’Exmoor National Park. Lungo la strada abbiamo segnato un paese da vedere: St. Ives. Ci accoglie il sole, ci si toglie il giubbotto e ci si asciuga l’umidità della pioggia. Città di mare piuttosto rinomata, tipo la Costa Azzurra. La nomea che si porta addosso non è gratuita: è davvero bella. Evitiamo la sede distaccata della Tate Modern di Londra: non c’è voglia di arte ma solo di natura e di fresco. Dopo pranzo si riparte: si abbandona la Cornovaglia e si entra nel Devonshire.

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14 agosto 2018. Lynton & Lynmouth e Valley of the Rocks sono i consigli della Lonely Planet. E la LP non sbaglia musica: natura e camminate a strapiombo sul mare. Lyndon è graziosa e turistica, ma di un turismo inglese quindi sereno e poco ciacarone. La chiamano “la piccola Svizzera” e il paragone ci sta tutto: la “Watersmeet walk” è un’oasi: si parcheggia la macchina lungo la strada e si scende. Vicino al fiume una casa del tè, i bambini che camminano nell’acqua, gli adulti che li imitano. Si torna a South Morton e si va in un pub consigliato dai proprietari della casa: pinta e un combo pork belly sono un matrimonio per il palato e i sensi.

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15 agosto 2018. Si lascia il delizioso Exmoor National Park per andare ad aprire i Chakra a Glastonbury, nel Somerset. Tazza di tè in un caffè del centro, una signora attacca bottone, ma con gentilezza. Racconta della chiesa, di Artù e di Ginevra, di un parente morto dopo un viaggio in Egitto. Si esce pieni e si decide di essere spirituali: si va alla conquista della Tor, che richiede mezzora di cammino. Il colpo d’occhio è strepitoso così come la mia giacca di pelle e la sciarpa di lana. In cima molte famiglie con le infradito e qualche “rimastone” degli anni Settanta. C’è chi medita, chi si fa fare le foto e chi pasteggia.

Dopo una settimana di viaggio ho appuntato una manciata di note, in ordine sparso.

In Inghilterra Sud Ovest è pieno di more. More frutti di bosco non donne more. Le ragazze sono perlopiù bionde e hanno le pelle chiara. Al volante guidano le donne e guidano benissimo. Forse perché la sera devono andare a recuperare gli uomini nei pub di campagna.

In Inghilterra i guidatori fanno a gara a chi è più gentile. Incroci, stop e precedenze sono una sfida al lasciapassare e sempre si conclude con un cenno della mano a mo’ di ringraziamento.

Il giorno di ferragosto si chiude a Wells, la città più piccola dell’Inghilterra, e con una cask ale: un pub di campagna ha la Doom Bar. Vi bene servita a temperatura ambiente, non schiuma e ha un colore ambrato avvolgente.

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…Carli seviziato!

16 agosto 2018. Stonehenge sul Tom Tom non c’è: che ignoranza. Basta digitare Amesbury però e ci arriva. Entrata 19,50 sterline per “quattro sassi”, ma che sassi: se sei un attimino “studiato” sai che il posto è frequentato da 5 mila anni. File di giapponesi con smartphone e telecamere: per loro è più importante documentare che vedere. Qualche italiano che non fa troppo il turista: è già una forma di consolazione. Tappa successiva a Salisbury, la cattedrale è degna dei feedback positivi. La pioggia di Stonehenge si è convertita in un timido sole: scatta la t-shirt, un panino al parco davanti alla chiesa e un caffè. Il giro in città merita di essere camminato: librerie e negozi di dolci. Anche uno a forma di Stonehenge: gli inglesi sanno sempre come stupire.

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17 agosto 2018. Oxford. Capisci di essere quasi adulto quando entri in uno dei tanti negozi di Oxford e mentre tu cerchi qualcosa di Alice nel paese delle meraviglie chi è con te si fionda verso Harry Potter. Per il resto Oxford è Oxford quindi college (per fortuna Lewis Carroll e il maghetto, per motivi diversi, hanno a che vedere con il Christ Church) e parchi verdi e negozi di souvenir tipo Londra. Si intuisce che siamo verso la fine del viaggio: nemmeno una goccia di pioggia.

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18 agosto 2018. Finalmente. Per chi ama il teatro, la mecca ha un nome: Stratford upon Avon, città natale di Shakespeare. Turismo giusto, né troppo né troppo poco. Ci si imbatte in un matrimonio tra due ragazze, ma non ne sono sicuro: c’è anche un ragazzo con il papillon. Guardo meglio la sposa, fiocco al collo. Scatto un paio di foto, la madre della sposa – una delle due – mi ringrazia. Ci aspettano i Cotswold: Bourton on the water è una piccola Murano, ponti bassi e persone serene che mangiano all’aperto. Un incanto, forse la perla più luminosa del viaggio. Chipping Campden è deliziosa, Michele trova un cartello che indica che di qui passa la camminata che unisce Bath ai Cotswold, 160 km circa da fare a piedi. Gli si illuminano gli occhi: ci sta pensando. Bibury è un presepe: case in pietra, un fiume. Una coppia passeggia tenendosi per mano. Si cena a Bourton, per qualche attimo mi sembra di essere tornato nella mia Venezia dell’infanzia. Sono passati più di 25 anni, ma le emozioni non invecchiano mai.

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19 agosto 2018. Il volo decolla dall’aeroporto di Bristol alle 17: c’è tempo di vedere la città dei cartoncini. Sporcizia, homeless, centri commerciali, via dello shopping. Avevamo due ore da spendere, e non abbiamo ascoltato il gatto del Cheshire: abbiamo preso la direzione sbagliata. Poco importa: caffè, un paio di cd, un panino da consumare prima del volo. Si parla di meno, i sorrisi si fanno più tirati. Nessuno ha il coraggio di dire che è finita. Ma davvero finisce tutto con il volo di ritorno?

Alessandro Carli