Altro che Mazinga… Di Maio è Smerdjakov, Zingaretti traffica con le anime morte, Salvini vorrebbe essere Long John Silver ma è soltanto Gambadilegno, Giuseppe Conte è un pallido Dorian Gray. I politici in forma di personaggi letterari

Posted on Agosto 28, 2019, 10:48 am
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L’oggi mi sembra così risibilmente ieri, che vorrei vivere fuori dal tempo, fuori dai giochi. La cronaca, per difetto cronico, ti avvince al sottosuolo del pensiero, al verbo intestinale. Cosa potremmo dire, per dire, del sudoku parlamentare odierno? Ogni opinione è equivalente: vento che soffia, estetica del paroliere.

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Chi vuole, può trovare rifugio nello ieri, che ha una radicalità così radiosa da illuminare i giorni fino al domani. Se non v’importa del Parlamento – in ogni caso, se non hai i permessi e gli agganci giusti, un eremo nel bosco non puoi costruirlo: oggi conta il condono più che il perdono – sfogliate il “TLS”. Per l’estate gli inglesi si sono inventati una rubrica poco agostana: s’intitola “Footnotes to Plato”, con l’intento di “affrontare l’opera e l’eredità dei grandi pensatori e filosofi”. L’ultima puntata è dedicata a Walter Benjamin, “uno dei più influenti pensatori moderni – nonostante il suo lavoro non si allineai ad alcuna posizione teoretica”. La puntata precedente era dedicata a Umberto Eco. Si chiama divulgazione giornalistica. Genere nobile. Aristocrazia dell’intelletto – senza trama di snob.

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L’attuale tran tran politico, da travet parlamentare, ha avuto il merito di riportare in auge il Grande Mazinger, ‘Mazinga’, titanico robot giapponese creato nei Settanta, sbocciato televisivamente pure in Italia. In quel caso, però, c’erano gli eroi, il Supremo Imperatore delle Tenebre, l’ambaradan della lotta per la sopravvivenza più che per la poltrona. In questo caso, purtroppo, il nostro, governativo, più che gli eroi spiccano i miseri, più che gli uomini, i mezz’uomini e gli ominicchi, cacchio.

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Poiché agosto tramonta, tuttavia, m’arrogo il diritto del gioco. Metto al giogo i politicanti dando a ciascuno un ruolo letterario. Esercizio infelice: a confronto con l’epica degli anime la letteratura è sfaccettata, declina e declama ogni frammento dell’animo umano. Eppure… mi pare che qui, al grado zero dell’uomo, nel vigore degli ambigui, non abbiamo neanche un don Abbondio. Tuttavia, vado al gioco.

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Luigi Di Maio. Smerdjakov. Quello dei Fratelli Karamazov. Il figlio illegittimo. Il parricida. Tonto ma disincantato, ignorante ma faina. “Non si poteva in nessun modo raccapezzare che cosa, per conto suo, volesse”.

Nicola Zingaretti. Pavel Ivanovič Čičikov. Quello de Le anime morte. Pur di fare affari, commercia in morti, compra le ‘anime’ dei servi defunti (ergo: risveglia gli zombie) per fare bassa speculazione (ciascuno di loro ha un prezzo e una tassa) e mostrarsi per ciò che non è, un grande possidente. È l’anonimo, “non particolarmente, ma neppure brutto; non troppo grasso, ma neanche magro; non si può dire fosse vecchio, ma neanche giovane, il suo ingresso non faceva il minimo scalpore”.

Giuseppe Conte. Dorian Gray. Quello di Oscar Wilde. Elegante, ha iniziato come un personaggio beckettiano – chi è costui, che dice mai, come si esprime? – per scoprirsi dandy in Parlamento. Il Presidente degli Stati Uniti, sedotto dalle sue mise, ne stuzzica il malcelato narcisismo. Continua ad ammirare il suo ritratto, sperando nell’eterna giovinezza politica.  

Matteo Salvini. Vorrebbe interpretare la parte di un sontuoso villain, un Ivan il Terribile, il Satana di Milton, Achab alla perpetua rincorsa, valicando gli oceani – ma senza raccattare eventuali naufraghi –, del Leviatano statalista, facendone bistecche per i suoi marinai. Vorrebbe essere il Conte di Montecristo, che dall’isola del declino fa paziente vendetta. Fategli recitare almeno la parte di Long John Silver. Per ora, ne è la sbiadita caricatura: Gambadilegno.

Giorgia Meloni. Per statura politica è Lady Macbeth. Fa lei quello che i colleghi maschietti non riescono a fare. Vorrebbe accoppare i re. Quanto a risultati parlamentari, per ora, è Puffetta.

Silvio Berlusconi. Fu napoleonico, ora è lo spettro di un Mastro don Gesualdo; fu Don Giovanni, ora è l’eterno convitato di pietra; vorrebbe essere Dio – personaggio letterario, invero, assai riuscito, robusto – ma non è più, neppure, il Re Leone. Quando diventerà Lear, dileggiato da tutti, avrà il suo apogeo.

Matteo Renzi. Decisamente untuoso, cerimoniere dei tradimenti, all’ombra di una vaga ritrosia, pronto all’attacco, avido. Avete mai letto David Copperfield? Uriah Heep. (d.b.)