“Di Maio non è un’aquila, ma è un’anguilla. La democrazia è allo sbando”: dialogo con Aldo Giannuli, ex stratega del M5S

Posted on giugno 09, 2018, 7:43 am
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La cosa più importante è questa. Aldo Giannuli, storico, ha scavato negli archivi delle Procure, è stato consulente della Commissione Stragi, ha scritto libri utili a capire qualcosa, dietro la palpebra dell’ovvio, Come funzionano i servizi segreti e L’abuso pubblico della storia. Per questo la prima domanda, da incauto cretino, è: “a 40 anni dal ‘caso Moro’…”. Lui, che è ricercatore di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, intanto mi blocca. “La Storia non si fa quando ci sono gli anniversari, ma quando ci sono i documenti”. Beh, qualche documento c’è… faccio. “Diciamo che molte cose le sappiamo – e molte altro no. Più che altro, comunque, è il ‘montaggio’ della vicenda, per così dire, che non mi convince”. La prendo per buona. E passo al sodo. Giannuli è stato volta a volta definito come ‘consigliere di Casaleggio’, ‘consulente del Movimento 5 Stelle’, ‘stratega dei grillini’. Poi, la svolta. Il 4 aprile scorso, senza livore né furore, ma con determinazione, per così dire, ‘filosofica’, Giannuli lascia: Il M5S ed il sottoscritto: scusate, scendo a questa fermata. Scrive, in un articolo, sul suo spazio telematico. Curioso. Il Movimento ha il massimo successo della sua storia, e lo ‘stratega’ molla. In un articolo seguente (Una messa a punto sui miei rapporti con il M5S), Giannuli specifica la sua scelta, con radioso acume politico: “Ho paura che per molti la svolta sia solo quella di piazzare persone oneste al posto di quelle che c’erano prima a prescindere dalla linea politica. Io do volentieri atto al M5s di essere (ancora) immune dalla corruzione, ma in politica l’onestà non è tutto e la linea politica è più importante dell’onestà”. Da allora, di solito, Giannuli è preteso in tivù, da fu stratega grillino, a spiegare ai giornalisti beoni cos’è il Movimento. Oggi la maschera del tonto la metto io.

Intanto. Lei ne è certo, l’ha detto, la coalizione ‘carioca’, M5S+Lega ha il timer sul cervello, esploderà.

Io dico che la regola della democrazia non è l’alleanza dei partiti: questa è un’eccezione. Al Movimento 5 Stelle e alla Lega è riuscita la coalizione che, per paradosso, doveva costituirsi tra PD e Forza Italia. Questa coalizione, come ho detto, è l’esito di una confluenza momentanea di interessi, quelli di Putin, di Draghi e di Bannon. Quanto durerà non lo so: 10 giorni come 5 anni. Quest’ultima opzione mi pare difficile, però, perché Lega e 5 Stelle hanno basi sociali diverse con attese diverse. Il fatto che Giuseppe Conte, poi, sia un Presidente del Consiglio ‘sdraiato’ sui 5 Stelle prima o poi darà sui nervi a Salvini. In politica, oggi, anche i dettagli possono essere decisivi.

“Dilettanti allo sbaraglio”: così sono dileggiati i ‘grillini’.

La maggioranza è composta certamente da gente alle prime armi, impreparata all’azione politica. Devo dire, però, che il PD e Forza Italia non è che abbiano allineato dei grandi politici… Da 25 anni non curiamo la formazione della classe politica, e questo è l’esito. Il PD aveva dei ‘praticoni’, è vero, ma il quadro complessivo della nostra classe politica è assai modesto: se gli italiani hanno votato il M5S, d’altronde, una ragione ci sarà.

A proposito del successo elettorale dei ‘grillini’…

Il cuore del loro successo si spiega facilmente. Con un nome.

Quale? Ci illumini.

Matteo Renzi. Senza Matteo Renzi il Movimento se lo sarebbe sognato il 32%. I ‘grillini’ sono stati abilissimi nel lavorare sugli errori altrui. D’altronde, dopo dieci anni di crisi massacrante è quasi facile…

Beh, ad altri un successo così ‘facile’ non è capitato, neanche alla Lega…

La Lega aveva un problema chiamato Forza Italia. E poi c’è un aspetto ulteriore che in molti non vogliono considerare. Il valore del web. Penso a un uomo come Silvio Berlusconi, che è ancora un uomo della televisione. Nel 1994 bastava la televisione per avere successo in politico, oggi non basta più. Le faccio un esempio. Io vado spesso in televisione, ma per strada mi fermano solo sessantenni. Neppure i quarantenni guardano più la televisione, ormai.

Luigi Di Maio. Mi dica chi è.

Una certa vulgata vuole che Casaleggio sia il grande burattinaio e Di Maio l’esecutore. Sciocchezze. Davide Casaleggio si occupa della società, è un collaterale al Movimento. Di Maio non è un’aquila, da lui non avrete mai grandi strategie politiche, ma è un furbo, uno che impara alla svelta, e bisogna riconoscergli che è stato un ottimo Vicepresidente alla Camera. Il talento di Di Maio è che è un’anguilla: quando pensi di averlo preso, di averlo fregato, ti sguscia dalle mani. Basti guardare con quale nonchalance ha risolto l’impasse di Mattarella nel dare il via al Governo.

Ma chi comanda nel Movimento?

Comanda lui. Beppe. E un gruppo molto ristretto, una decina di persone, tra cui Ilaria Loquenzi, Giorgio Sorial, Vincenzo Spadafora…

…non c’è anche Rocco Casalino?

…è bravo nelle relazioni. Ma giudicarlo come una specie di ‘spin doctor’ mi pare esagerato.

Bene. Ma qual è il vero obbiettivo del Movimento, cosa si prefigge?

Come tutti i movimenti populisti o simil-populisti, il Movimento 5 Stelle non ha un programma chiaro. Esprime uno stato d’animo e una protesta, su cui cercherà di costruire qualcosa. Questo è il nuovo mondo: un mondo molto confuso, dove non puoi attenderti progetti lungimiranti se non esiste formazione politica.

Insomma: ma la democrazia che fine ha fatto, esiste ancora?

Siamo allo sbando. Ma questo è piuttosto evidente.