“Dentro Marcel Proust c’è tutta la vita”: la top ten di Andrea Caterini. Ora fate il vostro gioco!

Posted on Marzo 17, 2018, 12:11 pm
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Oggi, per dire, direi tutt’altro. Partirei con Horacio Quiroga, l’infelice e inafferrabile scrittore di amazzonie totali, uno che ha vissuta tutta la vita nel ‘cuore di tenebra’, continuerei con Juan Rulfo, a cui sono bastate un centinaio di pagine per cambiare per sempre la storia della letteratura ispanica, e passerei il resto della vita dentro ‘Chadzi-Murat’ di Lev Tostoj. A volte, tuttavia, mi basta la leggerezza di un racconto di Ivan Bunin per farmi dire che la vita è bella. Per dire come l’istinto al vagabondaggio e il miele della menzogna, in me, siano definitivi. Per fortuna, c’è gente come Andrea Caterini, superbo lettore (leggetevi “La preghiera della letteratura”, Fazi, 2016) e sapiente scrittore (leggetevi “Giordano”, Fazi, 2014) che mi mette il cranio in formalina. Il gioco è semplice. I 10 libri della letteratura ‘moderna’ (da Foscolo in qua) che vi paiono indispensabili. Le vostre lettere, speditele qui: dav.brullo@gmail.com.

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Andrea Caterini

Non è una graduatoria da uno a dieci o da dieci a uno. Ho buttato giù la lista rispettando l’ordine con cui le motivazioni, prima che i libri, mi venivano in mente. Una lista che potrebbe cambiare, magari tra una settimana, tra un mese, tra un anno… Ma non è vero, sto mentendo, alcuni di questi libri, dalla lista non li toglierei nemmeno sotto tortura.

Federigo Tozzi, Tre croci. I punti e virgola di Tozzi! La vita che si strozza in un assoluto in cui la parola non basta più, è insufficiente.

Giacomo Leopardi, Le operette morali. È l’eccellenza della prosa italiana.

Henry James, Ritratto di signora. James sognava una vita da poeta, ma ha avuto in sorte una vita da romanzo – e che romanzo.

T. S. Eliot, Quattro quartetti. È il libro della sapienza scritto nel Novecento, da un uomo che ormai vede tutto.

Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo. Il suo romanzo più bello, anche se non il più importante. Il più importante èI fratelli Karamazov. Ma Dostoevskij è il più grande di tutti. All’umiltà fa precedere l’umiliazione. E capisce che il miracolo più grande che l’uomo possa raggiungere, dico vedere, dico vivere, è il perdono.

Malcolm Lowry, Buio come la tomba dove giace il mio amico. Che non ha mai finito, che non avrebbe potuto scrivere senza Sotto il vulcano; eppure, quell’incompiutezza è perfezione formale e stilistica. Tutto accade quando ogni cosa è già accaduta.

Lawrence Durrell, Quartetto d’Alessandria. La realtà è il punto di vista, la visione di chi la guarda. Quattro libri per quattro stili a seconda di chi è che racconta. Il tempo, qui, è uno stato mentale.

Joseph Conrad, Lord Jim. Perché il dubbio non è una scelta ma una visione in cui l’uomo, di fronte la propria morte, si vede per quello che realmente è. Il dubbio è avere una sola possibilità di scelta.

Virginia Woolf, La signora Dalloway. Ma sarei tentato di dire anche Gita al faro; però anche Le onde. È la scrittura che cerca la sostanza dell’umano, che si oppone all’illusione di un ordine, pur sapendo che il caos – la follia – dà spavento, terrorizza. È una scommessa tutta umana. In Woolf non c’è un gran pensiero a sostenerla – solo scrittura, ma divina.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto. A queste profondità (o altezze) nessuno è mai arrivato. C’è tutta la vita. La vita è tutto.