“Caro Pound, ora ti spiego la Divina Commedia…”. Una lettera di Delmore Schwartz

Posted on Febbraio 12, 2020, 2:39 pm
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Delmore Schwartz, il grande poeta americano, nasce “assomigliando a Boris Pasternak” (così Elizabeth Hardwick sul “New York Times”), cresce sotto l’egida di Ezra Pound. Nel 1925, su “Poetry”, scrive un saggio su Ez: “Sin dalla stampa di ‘Personae’ si è verificata una trasformazione nella sensibilità lirica di cui Pound è protagonista assoluto”. Dei “Cantos”, che pure ammira, sottolinea l’assenza di una struttura narrativa. Pound, su questo punto, gli risponde. Schwartz replica, nella lettera che riproduciamo in parte. L’anno dopo, nel 1939, Schwartz scrive ancora a Pound in merito a un articolo scritto dal poeta su “Culture”, in relazione alla questione ebraica. “Trovo le tue osservazioni sui semiti, o sulla razza ebraica, dannose… Nessuna generalizzazione è plausibile… Vorrei che considerassi questa mia come un atto di rassegnazione: dò le dimissioni dai tuoi ammiratori e studiosi più fedeli”. Vent’anni dopo Schwartz tornerà sui “Cantos”, denunciandone i difetti strutturali, pur sottolineando, “La prima cosa, la più importante, da dire sui Cantos è che devono essere letti più e più volte da chi s’interessi della forma letteraria”.  

***

New York, 9 aprile 1938

Caro Signor Pound,

ho ricevuto la sua lettera, ne sono stato felice. Sono un idolatra, o forse sarebbe meglio dire un uomo che crede nella superstizione. Il mio incanto sono i grandi poeti, per lo più quei tre o quattro che non sono ancora morti. Le tue obiezioni al mio pezzo su “Poetry” sono quindi assai gradite, e spero che in futuro continuerai a correggermi. Tuttavia, vorrei risponderti.

Intanto, tocco la questione che riguarda George Dillon e “Poetry”. Dillon è un poeta debole, poco intelligente. Era il pupillo di Harriet Monroe, ha vinto un premio Pulitzer, ha tradotto Baudelaire insieme a Edna St. Vincent Millay, piuttosto male (utilizzando l’alessandrino in inglese perché ne ha fatto uso Baudelaire). Non esagero dicendo che non sa nulla. Questo lo pone sullo stesso livello di Harriet Monroe, sembra che come lei la sua unica virtù salvifica sia quella di far parlare tutti dei suoi pezzi, immagino che sarà più o meno suscettibile ai tuoi desideri come lo era Harriet. Non sono mai stato in grado di capire come si possa tollerare una donna tanto stupida per così tanti anni nonostante un oceano vi separi… Non capisco perché tu continui a preoccuparti di “Poetry”. Ha avuto la sua fortuna, finita con gli anni Venti, ormai è il passato, quanto al futuro questo appartiene a ciò che farà James Laughlin. Lui ha energia, abilità, intelligenza necessarie dove Harriet Monroe non ha che un vago desiderio di essere d’aiuto.

Vengo alle tue obiezioni. “Supponiamo che tu abbia letto alcuni di questi scrittori prima di obbiettare al nonno che è stato fotografato con l’abito errato”. Questa è una frase al buio, piuttosto errata. Ho letto con cura e attenzione Dante, Omero e Shakespeare, e anche Ovidio, se non completamente. Ho studiato il greco anche per capire la tua traduzione dell’Odissea – se Omero fosse così, lo leggerei continuamente. Ho scoperto che non è proprio così, è anche meglio… Sarò ingenuo e letterale ma quando scrivi che “La Divina Commedia non ha praticamente alcuna trama / presenta uno schema di valori / una gita a bordo di mongolfiera”, ti ricordo che la poesia racconta di un uomo che si è perso in una selva oscura, dove ha incontrato diversi animali, poi lo spettro di un grande poeta, e ha imparato a scappare da quegli animali, a fuggire il bosco, a viaggiare tra Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Allo stesso modo, l’esaltazione possente dei canti alla fine del Purgatorio deriva dal carattere della storia, dalla narrazione che porta Dante a incontrare la donna di cui era innamorato, ormai morta. Non mi aspetto che tu imbracci i valori del grasso Aquinate né suppongo che l’assenza di criteri narrativi nel tuo poema sia una cosa semplice, una pura scelta. Mi sembra che la narrazione abbia cominciato a uscire dalla poesia quando Coleridge ha iniziato a scrivere riassunti ai margini della Ballata dell’Antico Marinaio

Delmore Schwartz