“Paganini è stata la prima rockstar della musica classica: se fosse vissuto nella nostra epoca riempirebbe gli stadi”. Francesco Consiglio dialoga con Davide Alogna, uno dei violinisti più apprezzati nel mondo

Posted on Febbraio 29, 2020, 11:04 am
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“Uomo e donna complètansi vicendevolmente, come il bottone e l’occhiello, come il violino e l’archetto, come il seme e la terra”. Questa frase di Carlo Dossi, tratta dal romanzo La desinenza in A, evoca il legame, anche erotico, che unisce il violino a chi lo suona: è dal corpo a corpo con lo strumento che esce una voce quasi umana. Francesco Geminiani, violinista del periodo barocco, sosteneva che il tono ideale di un violino dovrebbe “rivaleggiare con la voce umana più perfetta”. Uno studio della National Taiwan University a Taipei, pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, ha dimostrato che il suono dei violini di Gasparo da Salò, un celebre liutaio italiano, somigliano alle voci maschili di baritono e basso, mentre gli Stradivari sono più vicini alle tonalità acute dei tenori e al contralto delle voci femminili. E c’è chi dice che non esiste musicista più insopportabilmente stonato di chi suona male il violino.

L’intervista di oggi è con Davide Alogna, uno dei violinisti italiani più apprezzati al mondo.

Mi lascio ispirare dal filosofo Giovanni Gentile e da una sua riflessione sulla presunta superiorità della musica rispetto alle altre arti: “A considerare poi come la musica sia intelligibile egualmente a uomini di diversi linguaggi, che non s’intenderebbero se tentassero di esprimersi ciascuno nella propria lingua, a vedere come in una sala anime le più diverse tremano insieme intorno al fremito d’una corda, può parere, ed è parso, che la musica più della poesia, più d’ogni altra arte, parli al cuore dell’uomo”. E però, continua il filosofo, “la verità è che anche il violino, e ogni musica, è una lingua speciale; e come tutti gli uomini di una folla che stanno a sentire un oratore e lo intendono, perché egli parla la loro lingua, possono ignorare tante altre lingue, e tutte certamente non potranno conoscerle tutti, così i molti che si commuovono ad ascoltare il pezzo d’un solista, non è una singolarità che conoscano tutti la lingua del violino”. Le chiedo allora se un musicista suona davvero per tutti o si rivolge a quei pochi eletti che, nell’ampia platea, conoscono i segreti di quel linguaggio.

Quando un musicista suona, suona sempre per tutti, ogni fascia di pubblico, ogni età. La musica a mio avviso è il linguaggio più universale in assoluto. L’ho riscontrato suonando per le più svariate parti del mondo, dal Giappone alla Thailandia o agli Usa, dal Sud America all’Australia. Si può arrivare al cuore del pubblico senza parole e senza che esso abbia un minimo di preparazione musicale. A volte un pubblico inesperto può essere la cartina di tornasole più sensibile alla riuscita di una performance. Ho percepito che un concerto per violino scritto da un compositore tedesco dell’Ottocento può emozionare un ragazzino del Guatemala al suo primo concerto di classica molto più di una canzone pop del cantante più in voga al momento. Il violino nasce a metà del ’500 per imitare la voce umana e per sua natura stessa quindi è lo strumento più adatto a comunicare in assoluto.

In un romanzo di Antonio Ghislanzoni scritto nel 1868 e intitolato “Il violino a corde umane”, c’è la descrizione di un concerto di Paganini: “Le corde del violino, sotto la pressione delle falangi scarnate si contorcevano come viscere palpitanti – l’occhio satanico del violinista evocava l’inferno dalle cavità misteriose del suo istromento. I suoni prendevano forma, e, intorno a quel mago dell’arte, parevano danzare oscenamente delle figure fantastiche”. Possiamo ragionevolmente sostenere che lo stereotipo diffuso e banalizzante di un Paganini demoniaco ha mortificato il suo valore musicale?

Paganini è stata la prima rockstar della musica classica e se fosse vissuto nella nostra epoca riempirebbe gli stadi ad ogni suo concerto. Nel corso dei decenni il suo nome è stato legato a tantissime leggende che a mio avviso non hanno fatto che avvicinare sempre di più il pubblico di diverse epoche a questo grande musicista e alla sua musica. In più la sua musica tecnicamente difficile ed impegnativa per il violino aveva una caratteristica che la rendeva fruibile da tutti ed oggetto di ispirazione per i compositori coevi e postumi: l’immediatezza, la semplicità e l’orecchiabilità tipicamente italiana.

Leggendo le biografie dei musicisti si ha spesso l’impressione che la loro via sia tracciata da sempre. Tutti i grandi solisti hanno cominciato da piccoli e sono cresciuti senza mai cedere a deviazioni o ripensamenti. Ma è andata davvero così? Di sicuro, una parte della storia non viene raccontata. Perciò le chiedo se c’è stato un momento nel quale la sua fede nella musica ha vacillato, la volontà si è lasciata abbattere e il violino è rimasto nella custodia.

Sono convinto che la musica sia davvero una scelta di vita: il fuoco, la passione che brucia per essa si autoalimenta sempre e ti permette sempre di superare le difficoltà. Nella mia vicenda personale sono convinto che la strada fosse addirittura tracciata da molto tempo prima che nascessi! Ho un aneddoto incredibile che può ben spiegare questa ‘via’: quando avevo appena 10 mesi di vita, i miei genitori che seguivano un percorso spirituale indiano, Sahaja Yoga, incontrarono per la prima volta, Shri Mataji Nirmala Devi, guida spirituale e fondatrice. Nel momento in cui la vidi cominciai a chiamarla per nome con una sorta di lallazione tipica dei bambini di quell’età ‘Sita’. I miei genitori mi tapparono la bocca per l’imbarazzo, ma Shri Mataji, gli disse di lasciarmi fare perché ci eravamo già conosciuti in una vita passata ed io l’avevo riconosciuta. In più disse che nella mia vita passata ero stato un grande musicista. Quest’incontro fu un regalo, una sorta di vantaggio che ebbi nel sapere già qualcosa di me del mio dentro. E chiamalo destino o reincarnazione o qualunque altra cosa, la mia strada fu subito chiara. Avevo attitudini musicali sin da piccolo e sentii la necessità di studiare sia piano, violino e composizione nei quali poi mi diplomai al conservatorio.

Sull’insegnamento (o il non insegnamento) della musica nella scuola italiana il Maestro Uto Ughi, intervistato dal giornaleoff.it, ha dichiarato: “In Italia l’educazione musicale non esiste. Far soffiare in un flauto dolce per suonare delle banalità non è educazione musicale: è imbecillità. O la musica è insegnata bene da musicisti competenti o risulta solamente ridicola e dannosa”.

Sono abbastanza d’accordo con il Maestro Ughi. Voglio però completare il suo pensiero aggiungendo che la scuola italiana ha bisogno di insegnanti appassionati che sappiano trasmettere l’amore per la Musica ai giovani. Flauto dolce o no, non è cosa ma è come si trasmette la voglia di fare Musica ai giovani, a prescindere dal mezzo(strumento) fisico. E ne ho avuto riscontro con i miei allievi del conservatorio ad ogni lezione, ai giovani bisogna fare iniezioni di entusiasmo.

Si sente spesso dire, e forse è vero, che i giovani non frequentano la musica classica dal vivo. Eppure negli ultimi dieci anni gli iscritti ai conservatori sono cresciuti mediamente del 7 per cento a stagione e la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è triplicata. “La compagnia del cigno”, serie televisiva che racconta la vita di un gruppo di ragazzi che frequentano il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, ha avuto un grande successo. Sembrerebbe che lo scarso interesse dei giovani per la ‘musica esatta’ sia circoscritto ai concerti. Questione di prezzo, di programmi, di promozione? Cos’è che non avvince e non attira?

Né prezzo, né promozione. A mio avviso le stagioni di classica dovrebbero essere molto più aperte ai mix tra le arti, contaminazioni tra i generi ed al crossover, per far sì che la nostra audience non sia più costituita per lo più di gente anziana. Ma per fare questo dovremmo partire dalla vecchia mentalità di noi musicisti chiusi nella nostra bolla della musica classica, pronti ad arricciare il naso quando c’è qualcosa che esce fuori dall’Accademia. Basta pensare a David Garrett che alterna brani pop a capolavori del repertorio violinistico e attira ad ogni concerto migliaia di persone.

Infine, la più classica e inevitabile delle domande: progetti per il futuro?

Innanzitutto il mio lavoro di diffusione sul Novecento italiano continua con una nuova incisione dell’integrale delle sonate di Wolf Ferrari per violino e pianoforte per una nota rivista italiana in duo con Costantino Catena. Nei prossimi mesi verrà anche pubblicata la mia revisione del concerto all’Antica di Respighi per la Ricordi e l’incisione per Naxos accompagnato dalla Chamber Orchestra of New York. Il mondo della musica classica, almeno in Italia, è ancora destinato a un’élite. Ai concerti, in teatro, nelle accademie di alto perfezionamento non vediamo gente qualsiasi, ma un pubblico e degli studenti selezionati, figli di famiglie borghesi appassionate di musica colta. Uno dei miei impegni è di portare a tutti il violino e il suo meraviglioso repertorio. Per questo sono nati gli spettacoli “La leggenda Paganini”, accanto all’attore Paolo Sassanelli e al chitarrista Giulio Tampalini e “Per Elisa” con Violante Placido e Giuseppe Greco. Stiamo girando i teatri italiani raccontando ad un pubblico di non musicisti le storie di Paganini e di Beethoven.

Francesco Consiglio

*Davide Alogna si è diplomato con il massimo dei voti in violino e in pianoforte presso i Conservatori di Como e Ferrara, e in musica da camera e in violino al Conservatorio di Parigi. Ha studiato composizione con Luca Francesconi e si è perfezionato all’Accademia Chigiana di Siena con Giuliano Carmignola, che lo ha definito “un grandissimo talento” premiandolo con un “diploma d’onore”. Nel 2009 gli è stato affidato uno Stradivari per diversi concerti per il Consiglio dei Ministri e per Telethon. Nel 2016 ha debuttato da solista alla Sala Stern della Carnegie Hall di New York e il 29 ottobre 2017 da solista al Teatro alla Scala di Milano accompagnato dai Cameristi della Scala. Nel 2015 per la rivista Amadeus ha pubblicato la registrazione del Concerto all’Antica di Ottorino Respighi, opera rimasta dimenticata per oltre 70 anni, eseguendo poi il concerto in tutti i continenti in prima nazionale (Messico, Guatemala, Tailandia, Portogallo, Polonia). Nel 2018 è stato scelto da Curci come revisore di 3 opere inedite per violino di Mario Castelnuovo Tedesco e gli è stata affidata anche la prima registrazione mondiale di questo repertorio per l’etichetta Naxos. È docente di violino al Conservatorio “Francesco Cilea” di Reggio Calabria.