Laura Palmer, quella mandorla di carne in cui convergono disperazione e redenzione, muore trent’anni fa, il suo corpo viene ritrovato nel tardo febbraio del 1989, dando avvio alla serie – come se Proust conosca l’arte di vergare Spoon River su pietra – più conturbante della storia del cinema. Da I segreti di Twin Peaks in onda nel 1990 a Twin Peaks, ricostruito nel 2017, con l’intermezzo di Fuoco cammina con me, è come se sprofondassimo nella mente micidiale di David Lynch. Premiato con la Palma d’oro nel 1990 con Cuore selvaggio e nel 2001 per Mulholland Drive, sarà insignito del prossimo Oscar – che non ha mai vinto – per la carriera. Regista d’implacabile nitidezza onirica, che ha cambiato la storia del cinema – da Eraserhead a The Elephant Man, da Una storia vera, delicatissima elegia del vecchio mondo che fugge, all’enigmatico Inland Empire, i suoi film sono indimenticabili – David Lynch, oggi, fa il musicista, l’artista, il visionario. E sta felicemente recluso nella sua casa nei dintorni di Los Angeles. Accidentalmente, è protagonista, con “David Lynch at Home: Art, film, music and more” del prossimo Manchester International Festival (parte il 4 luglio). Lo hanno intervistato (qui), e questi sono gli highlights delle sue dichiarazioni.

I miei film preferiti: Fellini, Wilder, Oz. “Federico Fellini è uno dei grandi registi di ogni tempo e Otto e mezzo è probabilmente il mio film preferito – ho realizzato una serie di litografie intorno alle ultime scene di quel film. Il mago di Oz è un film cosmico, pieno di significati, dai molti livelli di senso, e Somewhere Over the Rainbow è una delle più belle canzoni di sempre. Infine, amo profondamente Sunset Boulevard, per come ha catturato l’età aurea di Hollywood e la sua caduta. È la grande storia di Hollywood”.

Le idee sono pesci. “Pescare significa avere pazienza – a volte prendi qualcosa, altre volte no. Le idee sono come pesci. Al momento, sto raccogliendo diversi pesci, ma non li ho ancora cucinati. Le mie idee, oggi, sono legate alla scultura e alla pittura”.

Preferisco stare fuori dal mondo. “Non amo uscire di casa. Certo, a volte mi dico che sarebbe bene uscire di casa per vedere e capire la cosiddetta ‘realtà’. Una circostanza che potrebbe evocare idee. D’altronde, penso che l’uomo possa percepire l’aria e sentire cosa sta succedendo nel mondo senza per forza stare nel mondo”.

Ma questi tempi sono davvero bui? “Siamo in tempi oscuri, è chiaro, ma ne stanno arrivando di migliori. Il fatto è che le cattive notizie vendono, l’orrore vende, il sensazionalismo vende. Il fatto è che non conosciamo tutte le buone cose che accadono: ci sembrano noiose. Ma io credo che ci siano molte cose buone che accadono di continuo, e persone che pensano e inventano, continuamente. Il futuro sarà luminoso, è certo”.

L’artista non dà messaggi, crea. “Un artista non deve ‘scuotere’ gli animi, io non faccio film con un messaggio morale, non mi interessa. Le mie idee vagano per frammenti, e quando diversi frammenti si scontrano, mi dico: questo potrebbe stare bene con quello. Ma non c’è alcun messaggio, non ho messaggi da dare, non voglio influenzare il pubblico. Amo le idee. Sono innamorato delle idee”.

Il mistero del creare. “Non so da dove vengano le idee. Per questo, non mi concedo alcun merito per ciò che faccio. Quando ti viene in mente qualcosa, è come la mattina di Natale, è un dono”.

Ognuno è il detective della propria mente. “Se ci sono 100 persone nel pubblico, ci saranno 100 diverse interpretazioni dello stesso film. Questo è bellissimo. Ciascuno è il detective della propria mente, questo mi piace”.

Meglio avere tante idee che tanti soldi. “I soldi non servono se non hai idee. Aggiungono pressione. Se avessi delle idee per un film, beh, allora i soldi sarebbero bellissimi”.