Cronache da Novafeltria mentre la luna mette la ruggine: morti tutti, la Strada Vecchia è il cimitero dei fazzoletti annodati… Lungo il Marecchia, con le gambe a penzoloni

Posted on Luglio 30, 2018, 9:42 am
3 mins

Venerdì sera, a Novafeltria, le Vestali del Ricordo Confuso hanno celebrato l’Halloween della Strada Vecchia. Per un’ora, gli Spiriti Autentici di via Aurelio Saffi hanno permesso ad una quarantina di pachidermi di sedersi in mezzo alla cristalleria in pavè su delle orrende sedie di plastica bianca, per ascoltare le litanie melense delle vestali.

Perché la Strada Vecchia è una cristalleria ?… perché è tra i luoghi principali della nostra tradizione, è tra le strade più antiche del nostro paese, molti suoi muri sono stati battezzati dal Tempo e la delicatezza di certi particolari ne fa una preziosa teca di storia. Il lungo elenco di fatti, personaggi e vicende urbanistiche, letto a tre voci, mostrava tutta la sua caratura di “pensierino da quinta elementare letto davanti alla maestra”.

Gli unici due acuti della “corazzata fantozziana” sono stati: l’elevazione a Maestro di Sylvester The Cat, oscuro misantropo del secolo scorso (al che mi sono strizzato abbondantemente Ernesto ed Evaristo, sempre con discrezione) e il racconto vegan-animalista della morte dell’eroico toro maremmano, perché nella Strada Vecchia c’era il mattatoio numero uno (Vonnegut a noi ci fa un baffo!). I simpatici intermezzi di un bravo fisarmonicista e l’arrivo di nobili quadrupedi che portavano poveri bipedi al garrese hanno reso più umane le sentenze della Triplice; ma la sacrosanta vendetta del cavallo sull’uomo sono stati i meravigliosi “clopete, clopete” quando ha preso la parola Mr. Kapparellas per la litania finale. Ho aspettato fino alla fine, ma ero sicuro di una cosa che avevo previsto e poi si è avverata, me lo sentivo… ho visto quella luna rugginosa e sono salite quelle parole: “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai…” avevano parlato di tutti, casa per casa, citato i nomi di tutti (soprannomi compresi), avevano illustrato tutte le attività con dovizia di particolari e aneddoti, avevano “fatto la scarpetta” al piatto dei loro ricordi, di numero civico in numero civico avevano provato a raccontare i volti della Strada Vecchia… però, si, però, si sono dimenticati di lui, del Leopardi delle valvole e dei transistor, si sono dimenticati del mio zio Archimede Venerucci, di cui conservo tutto, dalle viti, scatole e bulloni fino all’ultima carezza. I grandi rancori, al pari dei grandi amori, erano l’ossatura della commedia umana che si svolgeva lungo la Strada Vecchia… ora che sono tutti morti, non è più una strada, è il cimitero dei fazzoletti annodati, dove noi, moderni PierCapponi non “suoneremo le nostre campane”, ma “accenderemo i nostri congelatori”, perché le migliori vendette si servono fredde, mooolto fredde… seduti sull’argine del Marecchia, con le gambe a penzoloni. (Silvano Tognacci)