Come ti uso il caro artista estinto per far vedere quanto sono bravo&bello. Povero Luigi Poiaghi… Un reportage cinico e dolente

Posted on luglio 07, 2018, 10:15 am
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“Abbiamo bisogno di maestri di volontà. Ne aspettiamo la venuta ma grande è l’angoscia: una volontà si fonde nel bronzo e io vedo le officine delle democrazie ingombre solo di impastatori di gesso che fischiettano l’aria dei Diritti dell’Uomo modellando maschere di carnevale”, Jean Cau

Ieri pomeriggio, a Verucchio, gli impastatori hanno versato quintali di stucco sui fili leggeri e sulle parole delicate che Luigi Poiaghi aveva intessuto nella sua vita gentile e tignosa, nel senso di una spiccata determinazione. I primi litri di lacrime di coccodrillo sono stati estratti da una lunghissima lettera aperta letta dalla inviata sul campo del Marecchia’s Chronicle, riportando con crassa inopportunità particolari “ospedalieri” dell’ultimo periodo di Luigi. Dopo un quarto d’ora, è toccato a “Mr. Ottancinquemila euro abbotta”che si è infilato per ben trenta minuti in un ginepraio dantesco, “dove si girava si pungeva”, fatto di nomi, -ismi, correnti, cataloghi, mostre, mercati ed opportunità, il tutto per riaffermare il solito “io sono io e voi non siete un …”; e poi arriva Lui, l’eterea “étoile spandicolore” che da quasi dieci anni anima l’Allegra Incularella Riminese, con un sapiente dosaggio di pause ed illuminati intercalari riesce nella magia mentalista di far passare dodici minuti senza dire niente, evocando però una parola di gran moda tra i superstiti piddini dell’ultima glaciazione elettorale: “…fascismo…”, colluttorio ideale per le loro alitosi. Le farfalle nello stomaco arrivano quando il Paraclito della Valmarecchia insuffla lo Spirito Vitale ai 45 presenti danzando sulle punte della Metafisica della Rastrematura, con una giravolta nella Poetica della Parola, ma sempre attento all’Ontologia del Segno e con un delicato inchino al pensiero poetante di Heidegger (ma, questo, non era vicino al nazismo?), vergava una dotta definizione dell’opera di Poiaghi: “…la sua, era pittura poetante!”… evvai, in un tripudio di ricchi premi e cotillons, ci si preparava alla visione “toninoguerriana” del breve documentario sulla casa di Luigi e Girolamo, dal titolo “La casa dei pavoni”, dove il maestro di scuola santarcangiolese si meraviglia della confusione, degli oggetti, dei tanti animali… apparentemente senza capire che questa è la Vita, la Confusione è la rappresentazione pittorica del Dubbio e il Dubbio è l’energia della Vita; il maestro elementare faceva lo stupito, ma in fondo lo sapeva che la Vita è un album di figurine, non sai mai quella che peschi e alla fine c’è ne sempre qualcuna che ti manca. Ma è la bellezza della Vita, che ci ha permesso di incontrare sul nostro cammino un artista attento e delicato come Luigi Poiaghi.

Ieri pomeriggio, tutti quanti lo hanno usato per parlare di se stessi, Poiaghi era il trampolino “per vedere chi faceva il salto più bello”, è stata una competizione tra impastatori per vedere chi faceva la maschera più bella… ma valeva la pena esserci per rivedere Luigi negli occhi attenti di Girolamo.

Parafrasando il giovanneo discorso alla luna del 1962, “tornando a casa stendete un filo dalle vostre finestre, un filo rosso e dite questo è il mio ricordo di Luigi… troverete qualche lacrima, lasciatela stare, nella notte arriverà lo Stupore e le trasformerà in biglie di vetro trasparente”.

Silvano Tognacci