Chi ha scritto davvero “Cime tempestose”? Per capirlo hanno dovuto squadernare una legione di computer

Posted on Luglio 25, 2020, 8:25 am
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Cime Tempestose è un classico. Un’opera letteraria incredibile, che ha sfidato i valori sociali e morali dell’epoca vittoriana con personaggi e riflessioni avanti di decenni sui romanzi del tempo. Pubblicato per la prima volta nel 1847 e firmato con lo pseudonimo di “Ellis Bell”, la seconda e postuma edizione arrivò tre anni più tardi e venne attribuita al reale autore del romanzo: Emily Brontë.

Emily scelse di firmare il romanzo con un nome falso nel tentativo di preservare la propria privacy e per dare la possibilità al proprio libro di essere accolto senza pregiudizi da parte della critica, che al tempo non prendeva le donne scrittrici seriamente. A riprova di ciò, una volta svelata l’identità dell’autrice, molti commentatori espressero i propri dubbi sul fatto che una donna potesse dettagliare una storia tanto cupa e cruda.

L’ideale di femminilità – caratterizzato dalla mansuetudine e dalla accondiscendenza – era così radicato nella società vittoriana, che nel 1867 la paternità letteraria di Emily sul romanzo era già stata messa pubblicamente in discussione. Quasi tutti avevano sentito parlare delle prolifiche sorelle Brontë – Anne, Charlotte ed Emily – ma anche un quarto membro della famiglia aveva cercato fortuna nella letteratura: loro fratello Branwell.

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Sebbene la critica rimanga per certi versi indecisa sul talento di Branwell come autore, è certo che i suoi successi letterari non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli delle sorelle. Attanagliato da alcolismo e tossicodipendenza per buona parte della sua vita, Branwell produsse solamente una manciata di poesie e un romanzo incompiuto chiamato And the Wary are at Rest. Tuttavia, in occasione della veglia funebre dello stesso – avvenuta nel 1848 – due suoi amici, William Deardon e Francis Grundy, iniziarono a far circolare la voce secondo cui fosse stato Branwell a scrivere Cime Tempestose e non Emily. Come raccontato da Irene Cooper Willis, nel 1867 venne pubblicato un articolo anonimo sulla rivista People in cui si sosteneva che Emily, “una femmina timida e dimessa”, non avrebbe potuto scrivere un romanzo così crudo.

A stretto giro, Deardon, sotto lo pseudonimo di William Oakendale, pubblicò una lettera sull’Halifax Guardian in cui supportava le tesi dell’articolo anonimo in questione. Deardon dichiarò di aver notato alcune similarità fra Cime Tempestose e i testi che Branwell gli aveva mostrato quando era ancora vivo. Convinti che una donna fosse incapace di scrivere un romanzo del genere, gli amici di Branwell pensavano che Cime Tempestose dovesse essere stato scritto dal fratello di Emily, o perlomeno che l’avesse aiutata.

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La larga maggioranza dei critici ha preso queste illazioni per ciò che sono: infondate e francamente sessiste. Il fatto che Emily Brontë apparisse come una donna senza troppe pretese, non prova nulla sulla sua immaginazione letteraria. Sebbene ci sia consenso fra gli accademici e gli esperti del settore, un piccolo ma rumoroso gruppo di critici amatoriali e di appassionati continuano a dibattere sull’effettiva autorialità di Cime Tempestose da parte di Emily. Nel 2014, Chris Firth, già autore di un libro auto pubblicato in cui contesta la paternità letteraria di Emily sul romanzo, venne citato da David Knights in un articolo su Keighley News, per riportarne le teorie che vedrebbero Cime Tempestose attribuito a Branwell invece che alla sorella. Secondo il complotto esposto da Firth, “per ragioni sconosciute, Charlotte – la sorella più moralista di Emily – demonizzò Branwell e ne occultò il suo contributo al successo creativo della famiglia Brontë”. Firth ha dichiarato anche di aver intenzione di utilizzare i metodi computazionali usati in ambito accademico per l’attribuzione della paternità letteraria – noti nell’informatica umanistica come “stilometria” – e provare le proprie ipotesi.

Ed è proprio questo il focus del recentissimo studio di Rachel McCarthy e James O’Sullivan pubblicato su una sezione della Oxford University Press. Con la stilometria a disposizione si sono chiesti, chi ha scritto Cime Tempestose? Questo processo si fonda su un principio molto semplice: misurando la frequenza delle parole in un testo, si riesce a creare un quantitativo utile a profilare il modo di scrivere di un certo autore, poi questa misura viene utilizzata per verificare, in modo scientifico, la paternità letteraria, le influenze, il genere o qualsiasi altra cosa che può essere legata a come è stato scritto un testo. Attraverso estratti individuali e alcuni utili strumenti sviluppati dal Computational Stylistic Group, sono stati creati algoritmicamente dei quantitativi autoriali per ogni membro della famiglia Brontë, una specie di impronta digitale letteraria. Successivamente sono stati usati per condurre un’analisi stilometrica su Cime Tempestose, in modo da determinare statisticamente chi dei quattro è più probabile che sia stato l’autore. La stessa tecnica è stata usata per comprovare l’autorialità di scrittori come James Patterson, J.K. Rowling e Harper Lee.

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Potreste restare delusi nell’apprendere che di misterioso ci sia ben poco attorno a Cime Tempestose: l’analisi ha indicato Emily come autrice più probabile. Ci sono alcune limitazioni nel dataset utilizzato che sono discusse nello studio, ma le dichiarazioni di Firth rilasciate nel 2014 sulla possibilità di smascherare attraverso analisi computerizzate la meschinità di Emily e Charlotte, accusate di aver plagiato il loro stesso fratello, valicano i confini dell’assurdo. Se non altro, i risultati raccolti da McCarthy e O’Sullivan mostrano che il membro della famiglia che con minori probabilità ha contribuito alla scrittura di Cime Tempestose è proprio lui: Branwell.

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Firth non è l’unica voce fuori dal coro e se si scava più a fondo, si troveranno altri che sostengono la sua tesi e altri ancora che promuovono altre ipotesi infondate, come chi sostiene che Charlotte sia la reale autrice di Cime tempestose. Dall’analisi emergono alcuni risultati che indicano come Charlotte abbia influenzato lo stile di Emily, ma ciò non sorprende nessuno visto che le Brontë avevano un rapporto di collaborazione creativa durante gli anni della loro crescita.

Nel 2004, Robert Barnard, ex Presidente della Brontë Society, ha chiuso l’infondato dibattito sull’origine di Cime Tempestose, che per troppo tempo era andato avanti. Ci si augura che quest’ultimo studio, per cui è stata utilizzata l’analisi quantitativa dello stile col fine di determinare la paternità letteraria di Cime Tempestose, sia l’ultima parola su questo tema. Le persone e le pubblicazioni che continuano a fomentare scoop infondati e sensazionalisti dovrebbero rispondere delle idiozie che mettono in circolazione. Poiché, nel migliore dei casi, sono colpevoli della diffusione di notizie false su un’importante opera letteraria, mentre nel peggiore dei casi stanno promuovendo quei sentimenti vittoriani che hanno costretto Emily a pubblicare per la prima volta sotto falso nome. I computer sono d’accordo con il 99% degli accademici: Emily Brontë ha scritto Cime Tempestose.

*L’articolo è stato pubblicato in origine su “The Irish Times”; la traduzione è di Giacomo Zamagni

**In copertina: una scena da “Cime tempestose” (2011), la traduzione cinematografica del romanzo ad opera di Andrea Arnold