Ciao Gillo! 107 anni vissuti esteticamente. “Da sempre ho avuto per Ezra Pound una reverenza…”

Posted on Mar 02, 2018, 6:47 pm
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Avrebbe compiuto 108 anni tra poco più di un mese, pareva in odore di immortalità. Invece pure Angelo Eugenio ‘Gillo’ Dorfles, triestino, classe 1910, uno che ha letteralmente ‘attraversato il Novecento’, se n’è andato, è morto, nella sua Milano, che ne ha adottato il genio, per così dire, dagli anni Trenta. Autore di libri decisivi per lo studio dell’estetica – da Le oscillazioni del gusto (1958) a Il divenire delle arti (1959), Il kitsch (1970), Elogio della disarmonia (1987) – Dorfles è stato filosofo, cultore dell’antroposofia, artista – insieme a Bruno Munari, tra l’altro, fondò il ‘Movimento per l’Arte Concreta’ – e poeta (“Mi resi conto che non ero all’altezza di Montale o Ungaretti e preferii gettare la spugna. Un po’ di modestia…”). Di fatto, fu poeta del vivere, della libertà di pensiero. Fu amico dei grandi del secolo scorso, diventando un grande anche lui. Un titanico flâneur, vagabondo della sapienza. Mai una cariatide. “La mia educazione vera avvenne tra gli intellettuali e gli artisti triestini: Italo Svevo, Umberto Saba, Bobi Bazlen. Da quest’ultimo ho appreso l’amore per la letteratura mitteleuropea. Passavamo le serate a discutere di Kafka e Wedekind. Decidemmo anche di prendere delle lezioni di Joyce, nel senso che un professore della Berlitz ci istruiva sulle pagine dell’Ulysses”. Ebbe carteggi con Henry Kissinger e Italo Calvino, fu amico di Lucio Fontana e di Bruno Zevi, conobbe Cesare Pavese e Andy Warhol. Scrivere che è l’ultimo, prometeico testimone del Novecento, nel suo caso, non è azzardo ma gioco di sottrazioni. Per leggerlo e capirlo come si deve, occorre leggere il tomo definitivo Estetica senza dialettica che raduna gli “scritti dal 1933 al 2014” per la collana Bompiani de ‘Il pensiero occidentale’. La cura del tomo è di Luca Cesari, esegeta massimo di Dorfles, docente di Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Noi ricordiamo il grande ‘Gillo’ con un intervento su Ezra Pound, raccolto durante la giornata di studi La conca del Tempio. Ezra Pound e Sigismondo Malatesta, accaduta nel 2001 a Montefiore Conca e radunata nel volume omonimo (che trattiene la fragranza dell’‘orale’) da Raffaelli Editore.

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Conca TempioDa sempre ho avuto per Ezra Pound uno straordinario non interesse, ma addirittura reverenza. Anche perché credo che nessun poeta del nostro secolo – intendo parlare del XX non del XXI che non è più il nostro, ma quello dei nostri pronipoti – comunque credo che nessun poeta del secolo scorso abbia, come Pound, saputo unire nella sua poesia degli elementi straordinariamente esoterici, misteriosofici, e allo stesso tempo degli argomenti ‘domestici’ e direi quasi aneddotici, in modo che la sua poesia è una poesia a tutto campo, che riesce ad arrivare ai cuori più complessi e blindati e a quelli più semplici e ingenui. Non solo, ma credo che nessun altro come Pound, venuto da occidente – dall’estremo occidente dell’America – abbia saputo unire l’occidente europeo (basta pensare ai suoi soggiorni in Liguria, in Toscana, nel Montefeltro e finalmente nel sud Tirolo), dunque abbia saputo unire il pensiero occidentale con quello orientale. Basterebbe ricordare il suo lavoro con Fenollosa e l’uso che Pound ha fatto durante tutto il suo lavoro dei kanje, degli ideogrammi estremo-orientali.

Gillo Dorfles