Ciao Cesare! Ricordiamo De Michelis: nel 1974 si schierò contro i grandi gruppi editoriali. Grazie a lui, Marsilio sopravvive ancora, brillantemente, in un mondo di squali (speriamo)

Posted on agosto 11, 2018, 11:20 am
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L’annuncio è sobrio, sentito. “L’editore Cesare De Michelis ci ha lasciati… la casa editrice lo saluta con tanto tanto affetto e gratitudine”. In quel tanto tanto si esalta il debito culturale, al quadrato, verso il grande editore, in Marsilio dal 1965, direttore dal 1969, capace di far sopravvivere la casa editrice veneziana tra gli ‘squali’ dell’editoria. In calce al ricordo, una frase di De Michelis, un aforisma: “è più importante vendere i libri che si fanno che fare i libri che si vendono”. Rotondo.

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quintessenzaTutti hanno più di un libro Marsilio nel cuore, altrimenti sono analfabeti editoriali. Io adoro la ‘Letteratura universale’ Marsilio, e di questa, nello specifico, la collana ‘Mille gru’, dedicata alla letteratura giapponese. Tra le ‘chicche’ assolute – pigliate nota – amo Cronache della luna sul monte di Nakajima Atsushi e i Ricordi di un eremo di Kamo no Chomei; per altro hanno appena stampato I racconti di Ise, un classico assoluto. Tra i libri di culto, tra l’altro, conservo i “Saggi sulla letteratura e sull’arte” di Boris Pasternak, raccolti come Quintessenza e curati da Cesare G. De Michelis, che è cugino di Cesare, l’editore di genio, morto il 10 agosto scorso.

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Sfogliando un po’ in profondità nella storia di De Michelis, si trova un articolo de la Repubblica del 2011, firmato da Raffaela De Santis, titolo: “Micro editori crescono”. L’articolo non è indimenticabile, ma rievoca un evento dimenticato: “Negli anni Settanta molti indipendenti si lanciarono contro le ‘tigri di carta’ della grande editoria. Guaraldi, Marsilio, Mazzotta erano tra i piccoli che rivendicavano un’editoria democratica”. Il convegno Per una editoria democratica accadde dal 7 al 9 giugno del 1974, a Rimini. L’anno successivo l’editore Guaraldi pubblica gli atti del convegno. La ‘quarta’ del libro, scritta anni dopo per promuoverne la ristampa, esplicita: “Testo davvero ‘storico’ di un evento che avrebbe potuto cambiare la storia dell’editoria italiana. Tre piccoli editori (Guaraldi, Marsilio e Mazzotta) contro ‘le tigri di carta’ e contro il fenomeno della concentrazione che caratterizzava il panorama editoriale degli anni ’70”. Privatamente, Guaraldi ricorda le “discussioni appassionati e feroci” e i “pranzi di lavoro in bettole fiorentine” con De Michelis.

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Al Convegno Per una editoria democratica, che pone un problema attualissimo l’altro ieri – la concentrazione del mondo editoriale italiano in pochi grandissimi gruppi – partecipò anche Giorgio Napolitano, “nella sua qualità, allora, di Responsabile della commissione Cultura del PCI”. Nel 2011, durante la visita di Napolitano, nel frattempo Presidente della Repubblica, al Meeting di Rimini, Guaraldi, scrivendo una ‘lettera aperta’, rievocò quei fasti e quelle battaglie. “La Sua venuta nella nostra città, che ci onora e ci riempie di gioia, fa inevitabilmente riemergere nella mia memoria un’altra Sua visita, quella volta su mio invito personale, precisamente l’8 giugno di un lontanissimo 1974 – quando ancora non era il Presidente di tutti gli italiani – in occasione del Convegno per una Editoria Democratica che ebbi il privilegio di proporre e organizzare assieme ad altri colleghi (De Donato, Editori Riuniti, Einaudi, Feltrinelli, Jaca Book, Laterza, Marsilio, Mazzotta e Savelli) in un momento assai critico della storia editoriale del nostro Paese, quando si paventava il rischio di un processo di concentrazione appena agli albori e alcuni di noi sognavano una editoria di cultura intesa non solamente come “impresa” ma, anche, come “servizio sociale”…. Nel suo intervento, Lei si fece paladino della necessità ‘di difesa di una pluralità di posizioni e di voci politiche e culturali da manovre monopolistiche e integralistiche, che è per noi una questione di principio, un impegno a cui faremo onore’. Ma soprattutto Lei non esitò a constatare che ‘esiste una questione più generale di sviluppo di un’editoria democratica di massa, di una produzione culturale democratica, che raggiunga centinaia di migliaia e milioni di lettori attuali o potenziali’. ‘Bisogna essere consapevoli del fatto – concludeva – che è su questo terreno più vasto che si gioca nel nostro paese la partita fra forze reazionarie, e anche tra forze di conservazione e di sostanziale regresso, e forze di progresso sociale e culturale’. Da quei lontani anni Settanta ad oggi, paradossalmente, tutto è rimasto immutato a dispetto dei rilevanti cambiamenti tecnologici e culturali intervenuti”.

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Nell’ambito del convegno fatidico, Per una editoria democratica, le parole di Cesare De Michelis sembrano scritte oggi. “Questo Convegno, pur tra difficoltà e divergenze di opinioni — sulle quali sarà necessario tornare nel corso del dibattito — nasce in un momento di grave crisi e di importanti e profonde trasformazioni della struttura editoriale in Italia, che credo si possano tranquillamente riassumere in tre avvenimenti che caratterizzano l’attuale situazione: il primo di questi avvenimenti è la tendenza alla concentrazione; il secondo è l’intervento del capitale pubblico nell’editoria; il terzo è il processo (che tende ad aggravarsi) di emarginazione degli editori, soprattutto piccoli e medi, in alcuni settori vitali dell’informazione”.

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Come si sa, le ‘tigri di carta’ dominano il mercato editoriale. Gruppo Mondadori, Gruppo Giunti, Gruppo Mauri Spagnol, Gruppo Feltrinelli spadroneggiano, anche se resistono, a volte in gruppo raramente in solitaria (Adelphi, ad esempio), altre realtà, rampanti ed efficaci. La Nave di Teseo, il gruppo Castelvecchi-Lit, Rusconi Libri, Newton Compton, ad esempio.

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Dei piccoli editori che guidarono la lotta contro le ‘tigri di carta’, Mazzotta è scomparso, Guaraldi ha smesso di stampare, Marsilio resiste, flirtando con gli ‘squali’. Nel 2000 entra in RCS Libri, nel 2016 si fa fuori, tornando interamente alla famiglia De Michelis, dall’accorso Rizzoli+Mondadori, nel 2017 fa un accordo con il Gruppo Feltrinelli, che attualmente detiene il 40% della casa editrice, ma è “destinato ad arrivare al 55% dopo due anni”, purché sia “un’alleanza per la condivisione di competenze e know-how specifici nelle scelte editoriali”. Insomma, una resa con la promessa di restare indipendenti. Speriamo. (d.b.)