Ci sono uomini che hanno scopat@ con Sylvia Plath, io con tizie che dicevano “lo telefono”

Posted on Aprile 15, 2018, 9:02 am
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Le cose sono due: o Woody Allen ha molta fantasia, o sono io ad avere una sfiga bestiale. Nel senso… è ovvio che il noto regista ha una grande inventiva, altrimenti non sarebbe Allen. Solo, mi chiedo se lui abbia veramente incontrato donne così interessanti come quelle che popolano i suoi film. No, perché, oltre che piuttosto belle, sono pure tizie intriganti, colte, raffinate. Beato lui! Nelle sue opere ci sono sempre di queste ragazze che smaniano dalla voglia di andare a sentire un concerto di Diana Krall, ti citano senza colpo ferire Edna St. Vincent Millay, e si fanno sedurre da un ragazzo vestito in giacca e cravatta che dice loro “Ieri stavo ascoltando questo disco di Cole Porter e ho pensato a te”. Ogni volta che riguardo uno dei suoi capolavori, mi ripeto: “Ma esistono davvero, o Woody mi prende per il culo?”. No, perché, personalmente, quando parlo con una donna, ho difficoltà a riscontrare un qualsivoglia interesse che me la renda particolarmente ammaliante. Voglio dire… una volta, ad esempio, inizio a parlare con una. Bella tipa, sui quaranta, quindi senza la scusante della stupidità giovanile. Mora, gambe lunghe da gazzella. Sorriso un poco vacuo, ma lasciamo perdere. Insomma, tento di fare colpo. Mi atteggio a grande conoscitore di letteratura. Sciorino qualche nome, le parlo delle mie recensioni. “Ho conosciuto questo autore, ho parlato con quello… Tu cosa leggi?”, le domando poi, a bruciapelo. Panico. “Sì, insomma, ma, sai, ecco, che dire, giù, su… a dirla tutta non leggo.” Deglutisco. L’erezione, che era in rapida ascesa, conosce una brusca virata verso il basso. “Posso chiederti come mai?” L’umanità è pessima, ma mi incuriosisce. Certi casi meritano di essere studiati per capire il concetto di involuzione. “Boh, cioè, ho letto tanti di quei libri all’università che mi è passata la voglia.” Bofonchio una bestemmia tra me e me, cercando di farla passare per un colpo di tosse. Non avevo dubbi: ecco l’ennesimo frutto dell’istruzione di massa. “Quindi non leggi, umm… E, perdona l’indiscrezione, ma come passi le serate, dopo il lavoro? O meglio, come fai a vivere, di grazia?” “Come sarebbe a dire! Cioè, boh, ci sono un sacco di cose da fare…”. “Non ne dubito. Vorrei solo capire cosa fai tu. Sono curioso”. “Cioè, tipo vado in palestra…”. “Brava, ma attenta a non farti cadere un peso sul piede…”. “Come, scusa?”. “No, niente, ti prego, continua pure”. “Poi, boh, vado in moto.” “Vai in moto???”. “Sì, cioè, è bello. Lo vuoi fare un giro?” “Ma anche no, grazie. Scusa, ma ho paura”. “Come hai paura?”. “Ho paura, tutto qui. La moto potrebbe cadere e non voglio finire in sedia a rotelle per provare l’ebrezza della velocità. Pensa che non ho nemmeno la patente. La natura mi ha dato i piedi e, credimi, mi bastano.” “Mai visto un uomo che non ama la moto.” Insomma, lei non leggeva, non ascoltava musica, lavorava, andava in moto, e frequentava la palestra… e l’anormale secondo lei ero io. Lasciamo perdere…

Un’altra volta rimorchio questa che, ok, me ne rendo conto subito, ha un serio problema con le coniugazioni verbali, transitivi e intransitivi. È una cornucopia di “lo telefono”, “se andavo”. Ma mi ripeto che non devo essere razzista. Le dico che mi interesso di poesia e scrivo romanzi. Ovviamente, non ne ha mai letto uno, ma dice di amare molto Vasco Rossi. Anche lì, tiro giù una qualche bestemmia e Dio, in tutta risposta, manda un tuono per ricordarmi del concetto di causa-effetto. Andiamo a mangiare qualcosa, ma non ho fame. Lei divora una pietanza dopo l’altra. Io, invece, butto giù birra come se non ci fosse un domani. Sono persuaso che l’ubriachezza potrà aiutarmi ad affrontare la situazione. Esco spesso a fumare. La tizia mi rimbrotta: “Oh, guarda che così ti fai del male”. “Scusa, ma tu non eri quella che adora il vecchio pensionato che canta “Voglio una vita spericolata, ehhhhhhhhh, voglio una vita come quella dei film”?”. “Sì, cioè, ma mica mi piacciono ubriaconi e drogati”. Da quel momento, aspetto ancora che Vasco inizi a fare pubblicità progresso. Comunque, ha un bel culo e labbroni che sto già pensando al super boccaglio che mi farà. Saliamo in macchina e decidiamo di andare in camporella. Quando si spoglia è uno spettacolo. Sì, ha proprio un culo che grida in nome della perpetuazione della specie. Non ci vogliono più di cinque minuti perché inizi a baciarmi la bacchetta magica. C’è da dire che nella sua Smart certe manovre genitali sono un poco scomode, ma questo è secondario. È proprio mentre sono lì con una mano sulla sua testa che mi prendono certi pensieri. Rifletto, per esempio, sul fatto che Ted Hughes, il noto autore, esalava i suoi spermatozoi tra le gambe di una grande poetessa come Sylvia Plath (la quale, incidentalmente, era straordinariamente intrigante, affascinante e via dicendo). Mi prende un accenno di depressione e propensione al suicidio. Ok, io non sono un grande poeta e sono pure brutto come la fame, “ma possibile”, mi dico, “che non si trovi una soluzione intermedia tra questa tizia e la più grande poetessa al mondo, metti una che si è autoprodotta il libro con la formula del selfpublishing?”. Tralascio di parlarle della differenza tra editoria e autoproduzione, perché non capirebbe. Comunque, il mio uccello, posto di fronte a questo inaccettabile raffronto tra la sublime poetessa morta suicida e questa che non sa neanche parlare in italiano, propende per una ritirata strategica e invoca qualche seduta da uno psichiatra bravo per farsi curare dal male di vivere che spesso ha incontrato.

Dunque vorrei capire se sono io, o se è Allen ad avermi creato false aspettative, facendomi credere nella fata turchina dolcemente nevrotica e appassionata di letteratura. Io l’ho cercata, lo giuro, ma ogni volta ho trovato solo una che mi ha risposto “Vasco è un poeta solo bravo”.

Matteo Fais