Ci lascia la nostra più brava autrice di storie per ragazzi. Alessandro Rivali ricorda Miriam Dubini: “era una formidabile storyteller”

Posted on agosto 21, 2018, 9:55 am
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Domenica scorsa è morta per le conseguenze di un incidente stradale Miriam Dubini (1977). Era probabilmente la nostra migliore autrice di storie per ragazzi, con una fantasia colorata e incontenibile.

Il suo ultimo libro, Polvere nera, era appena uscito con Solferino Libri. Era il 28 giugno e Corriere Tv l’aveva anticipato con un’intervista molto spigliata, in cui traspare tutto il carattere di Miriam. Si può vedere qui.

Conobbi Miriam in un viaggio in treno da Milano a Torino nel maggio del 2012. Stavamo andando al Salone del libro. Ci presentò Armando Fumagalli, che ha inventato in Cattolica quel Master in Scrittura e Produzione per la fiction e il cinema, che negli ultimi anni ha sfornato una nidiata di talentuosi sceneggiatori. Miriam era stata sua allieva. Mi colpì la sua semplicità, il suo sorriso, il numero di “cantieri aperti” per le sue narrazioni, la sua passione per la bicicletta. E la sua storia: aveva girato l’Europa, lavorato in un circo e in un teatro, e, soprattutto, inventato per Mondadori una saga con la “strega più disordinata del mondo”…

DubiniAl Salone, andai alla presentazione del suo Aria: si lasciò circondate da un’ondata di bambini esultanti a cui in un’oretta spiegò le regole auree di una buona storia. Un’oretta in cui la Poetica di Aristotele e altri testi imprescindibili vennero trasformati in puro incantamento. Miriam era una formidabile storyteller. Da parte mia, come amico, la incoraggiavo a tentare anche il romanzo Grande (così Fenoglio diceva del suo Partigiano): le sarebbe venuto benissimo e chissà che ora non sia riposto in uno dei suoi cassetti… Come editor, ho lavorato con lei per due progetti Ares. Provai a chiederle delle storie che avessero per protagonisti dei bambini nelle Sacra Scrittura: nacque così Ci siamo anche noi! Davide e altre incredibili storie di bambine e bambini nella Bibbia (2015). Due anni fa vennero i racconti brevi (con le illustrazioni di Fabio Santomauro) di Storie del cielo e della terra – Dall’Arca di Noè ai miracoli di Gesù, i grandi episodi della Bibbia raccontati ai bambini: sette racconti, come spiegava Miriam, “dedicati ai più piccoli in cui sono proprio le piccole cose a narrare le più grandi avventure. Una goccia di pioggia, due lenticchie e un guanto solitario e molti altri nuovi, sorprendenti amici per volare tra le pagine del libro più antico del mondo…”.

I poeti hanno uno zoom speciale per fissare le piccole cose. Nei racconti di Miriam c’è molta poesia e molta tenerezza. E anche i grandi hanno molto da imparare…

Il mio racconto preferito era di Giona che diventava amico di una balena molto solitaria…

Vorrei ricordare Miriam con l’intervista che segnò l’inizio di un’amicizia. È di qualche tempo fa, ma mi sembra che possa servire a conoscere un’autrice andata via troppo presto.

Alessandro Rivali

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L’INTERVISTA – Fogli n. 390, febbraio 2013.

Aria nuova. Colloquio con Miriam Dubini

Alessandro Rivali

Tra i personaggi più freschi e accattivanti della nuova narrativa per ragazzi c’è la giovane Miriam Dubini (1977), autrice di Aria, una trilogia per preadolescenti su «amori e biciclette» che ha riscosso molto successo (è in corso di traduzione in Brasile, Polonia, in Spagna e in Germania). Al prossimo Salone del Libro di Torino presenterà l’ultimo capitolo della sua saga: Aria. La danza delle stelle cadenti (Mondadori Saghe Fantasy, pp. 600, euro 18), la storia di un amore impossibile tra Greta e Anselmo, un ragazzo perfetto… anzi persino troppo, perché in realtà si tratta di un angelo… 

Nella vita hai fatto un po’ di tutto, dalla semiotica al teatro, dalla hostess alla spazzina, dal lavoro in Disney al circo… ma come sei arrivata a scrivere?

Tutto è iniziato con un viaggio. Sono partita per un Erasmus di novanta giorni in Germania e ci sono rimasta un anno. Dopo un paio di mesi ho trovato lavoro presso una ludoteca di Monaco dove i bambini tedeschi mi hanno insegnato la loro lingua e io ho insegnato loro a recitare. Insieme abbiamo messo in scena Ein Drache als Freund (un drago come amico) e ci siamo divertiti così tanto che ho deciso che anche i bambini italiani avevano diritto a un’esperienza tanto importante. Così, quando sono tornata a casa ho mandato curriculum a tutte le compagnie teatrali di Milano che si occupavano di teatro per ragazzi e una di queste mi ha contattato. Si chiama Ditta Gioco Fiaba e con loro ho trascorso cinque anni di avventure che meriterebbero un libro. Eravamo una decina di giovani con un grande sogno: quello di un teatro per bambini dove fare i nostri spettacoli. L’abbiamo realizzato con tanto lavoro e tanto entusiasmo. Al Teatro del parco Trotter tutti hanno fatto tutto. Nel frattempo mi laureavo con una tesi in semiotica sulle fiabe. Subito dopo ho passato le selezioni per entrare a un Master di scrittura per il cinema e quelle per l’Accademia Disney dove ho studiato sceneggiatura del fumetto. Grazie al mio maestro di fumetto ho conosciuto Ambra Orfei e il suo circo e ho lavorato con loro per un anno, scrivendo spettacoli e viaggiando con una carovana di contorsioniste cinesi, acrobate bulgare, giocolieri canadesi…

DubiniUn percorso davvero insolito…

Sono stati anni meravigliosi in cui correvo da una parte all’altra della città con la mia bicicletta giallo sole e ascoltavo maestri di scrittura parlare di tutti i modi per raccontare una storia: al cinema, con un fumetto, su un palco teatrale, in televisione, al circo o in un libro. Ho scelto il libro. Il primo che ho scritto parla di una strega disordinata dal cuore puro che si chiama Leila Blue. È diventata una collana di sei volumi edita da Mondadori e tradotta in sette lingue.

Fammi un identikit di Leila Blue.

Ha 11 anni, vive a Londra, è molto disordinata ed è la prima strega che non è stata trafitta dalla scheggia di ghiaccio che rende cattive tutte le streghe. È stata la sua mamma a salvarla, sacrificando la propria vita ma nel corso della sua educazione ai misteri della magia, la piccola Leila scoprirà qualcosa che nessuno avrebbe mai immaginato…

Scriverai sempre e solo per ragazzi?

No. Quando lavoravo in Disney scrivevo libri per bambini dai quattro anni, con Leila sono cresciuta e ho inventato una storia per bambini dagli otto anni. La nuova serie, Aria, è rivolta ai dodici… quindi piano piano arriverò anch’io alla maggiore età letteraria…

Prova a farmi un rapidissimo trailer di Aria

È la storia di Greta e Anselmo, lei ama solo la sua bicicletta, lui può leggere le trame del destino nell’Aria e ripara biciclette in una ciclofficina immaginaria di un quartiere disagiato di Roma. S’incontrano, litigano, s’innamorano, si lasciano, si ritrovano e si riconoscono nel saliscendi dei colli e delle coincidenze del destino. Con loro ci sono le amiche di Greta e tanti messaggi da consegnare in bicicletta per creare momenti perfetti…

Sei proprio pazza per la bicicletta?

Sì. Le ho dato anche un nome: Merlina, come quella di Greta, la protagonista del mio libro. Da cinque anni mi vanto di non possedere un’automobile e pedalo quasi tutti i giorni almeno per un’ora con grande gioia. Andare in bici cambia la percezione della città, del tempo, del traffico, delle persone intorno. Migliora l’umore, la forma fisica, la qualità dell’aria, la civiltà e la tolleranza di chi sta intorno.

Come nasce un tuo personaggio?

Due ingredienti: la lista dei desideri e una scintilla. La lista dei desideri è un gioco che faccio quando mi trovo davanti a una storia e ho bisogno di qualcuno che la racconti e la trasformi in azioni. Scelgo tre cose che volevo fare nella mia vita e che non ho fatto. Per Leila Blue erano: parlare con gli animali, volare, suonare l’arpa. Così è nata una strega che parla con gli scoiattoli, vola sulla scopa e suona l’arpa in maniera incantevole. La scintilla è ciò che rende vivo il personaggio, m’ispiro alle persone che vedo, in questo caso bambine di undici anni, le osservo e scelgo le cose di loro che mi fanno sorridere. Poi le regalo al mio personaggio.

I tuoi autori di riferimento per la tua letteratura da «grandi»?

Lev Tolstoj per aver scritto Anna Karenina. Pirandello perché mi ha insegnato a muovere i personaggi come pupi siciliani e cioè secondo tre corde: la corda seria, quella civile e quella pazza. Il mio bisnonno faceva qualcosa di simile, girando intorno a Enna per raccontare l’opera dei pupi. E poi Mariangela Gualtieri, per il Sermone ai cuccioli della mia specie.

Cosa ne pensi di Christopher Paolini? E di Tolkien? Quali altri fantasy consiglieresti?

La verità è che non ho mai letto un libro di Christopher Paolini, Tolkien invece l’ho letto tutto. Lo amo molto. Consiglierei Il donatore di Lois Lowry.

DubiniE tra gli autori italiani contemporanei?

Elsa Morante, Niccolò Ammanniti, Giuseppe Genna, Eraldo Baldini e Goliarda Sapienza.

Hai frequentato il Master in scrittura per la fiction e il cinema inventato dal prof. Armando Fumagalli alla Cattolica di Milano. Quanto è stato importante conoscere i meccanismi di una buona sceneggiatura?

È stato fondamentale. Mi ha dato gli strumenti per trasformare le mie intuizioni in trame, le persone in personaggi e la mia più grande passione in una professione. Conoscere i meccanismi di una buona sceneggiatura serve a creare un dialogo emotivo con lo spettatore. Spesso chi scrive dimentica che ci sarà qualcuno che leggerà o guarderà ciò che lui ha inventato, parla la propria lingua a scapito del messaggio che vorrebbe trasmettere. Le strutture narrative sono desunte dalle fiabe, la forma narrativa più semplice, profonda e pura che esista. Tutti capiscono una fiaba ed è così che andrebbe raccontata ogni storia. Le regole servono a capire il meccanismo, poi ci vuole un’idea, e quella non obbedisce a nessuno. Per fortuna!

Consigli a un genitore che vuol far amare la lettura ai suoi figli preadolescenti?

Una convivenza virtuosa tra l’editoria classica e quella digitale è possibile. Il supporto tecnologico è poco importante, l’importante è leggere. Ci sono libri di stoffa per bambini piccolissimi che, secondo me, hanno lo stesso effetto degli e-book per gli adolescenti: sono giusti per le loro percezioni. Le mamme dovrebbero leggere per prime e con amore, e pure i papà. Iniziare subito, creare una relazione con i propri figli attraverso i primi libri, leggerli insieme e ripeterli. Portarli in viaggio, metterli fra i giochi nel passeggino, lasciare che i piccoli li facciano propri con scarabocchi e morsi. Poi se ne allontaneranno, con l’adolescenza, ma quando torneranno a cercarli, da adulti, avranno sempre la sensazione di ritrovare una cosa amata.