“Bisogna scegliere il programma per il pubblico, non solo per se stessi”. Altro che Chiara Ferragni! Francesco Consiglio intervista Christian Salerno, co-fondatore di “Pianosolo.it”, per il popolo degli aspiranti pianisti, un influencer da 20 milioni di visualizzazioni

Posted on Novembre 11, 2019, 9:38 am
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“La passione in tutto”, disse di sé Gabriele d’Annunzio. “Io desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua”. Christian Salerno ha pubblicato il suo primo video su YouTube, la 4ª invenzione in Re minore di Bach, il 20 agosto 2009, all’età di vent’anni. Da quel giorno, con una tenacia che solo una passione profonda può dare, ha aggiunto insegnamenti, riflessioni, tutorial che sono confluiti nel sito Pianosolo.it, un punto di riferimento per molti studenti di pianoforte.

Se non fosse armato di passione, una passione senza tregua, come quella riferita dal Vate di Pescara, Christian non avrebbe potuto aggiungere alle altre innumerevoli sue fatiche – in primis concerti e lezioni – anche una laurea a pieni voti presso l’ISSM ‘G. Puccini’ di Gallarate (Va), la pubblicazione del volume Roba da pianisti. Regole, consigli e trucchi per il pianista creativo, e l’incisione di un CD, Resto in silenzio, con 10 brani originali per pianoforte.

Il compositore e violinista finlandese Jean Sibelius spiega così la necessità della Musa: “Con la sola tecnica, senza ispirazione, non si può fare della bella musica, allo stesso modo che gli ingegneri, pur sapendo come sfruttare la forma d’una cascata per produrre l’energia elettrica, non possono fare nulla senza l’aiuto della natura che fa sgorgare l’acqua dalle sorgenti e le intima di correre verso il mare o i laghi”. Ma se l’ispirazione tarda ad arrivare, qual è il dovere di un compositore? Tacere, o mettersi al pianoforte sperando che da un accordo improvvisato nasca un’idea?

Io penso che la Musa debba trovare il terreno preparato. Nel senso che noi compositori dobbiamo aprirci a più stimoli possibili per mettere in musica le nostre idee, dopodiché il tutto avviene spontaneamente. A volte può essere un viaggio che hai appena fatto a darti l’ispirazione, a volte i suoni che ti circondano, come sembra sia accaduto a Chopin, che scrisse il preludio La goccia d’acqua dopo essersi fatto ispirare da una perdita dal soffitto nella casa in cui alloggiava. Nelle giornate di pioggia le gocce cadevano costantemente sul pavimento, dando vita a quel La bemolle presente praticamente per tutto il brano.

Da ragazzo, leggendo sugli spartiti alcune puntigliose espressioni della notazione musicale – adagissimo, andantino, allegro con fuoco, andante lentarello – mi ero convinto che il tempo fosse la precisa indicazione di un sentimento che non poteva essere mutato, come quando nel cinema si ha a che fare con una ‘sceneggiatura di ferro’. Quest’idea, per me lungamente attrattiva, che il compositore fosse uno scrittore le cui parole avevano forma musicale (ed è noto che gli scrittori ucciderebbero chiunque si azzardasse a spostare loro una virgola) fu messa in dubbio dalla consapevolezza che un pianista inevitabilmente ricontestualizza un brano in funzione del senso e del valore che ha per sé. Oggi mi chiedo se sia giusto pretendere da un interprete l’esecuzione di un brano nella sua pura oggettività, senza l’obbligo di cercare un voler dire che sta al di là del suono.

Credo che in alcuni casi la musica debba essere lasciata così com’è. In Mozart, per esempio, o nelle prime sonate di Beethoven, tutto è già in partitura. Basta eseguire quello che c’è scritto e la musica sgorgherà meravigliosamente come acqua limpida di un ruscello. Invece, in autori come Liszt o Rachmaninoff è possibile prendersi molta più libertà di cercare, osare e spingersi oltre. Tutto è rimesso alla sensibilità dell’esecutore. Ogni autore deve essere interpretato in maniera differente, e così anche i suoi brani, se appartenenti a periodi diversi (mi viene in mente la differenza abissale fra la prima e la terza sonata di Chopin). Non bisognerebbe dunque utilizzare lo stesso stile, lo stesso tocco, le stesse dinamiche, lo stesso sentimento e lo stesso uso di pedale per tutti indistintamente. Aggiungo però che i pianisti, incarnando l’essenza dell’esecuzione solistica, hanno un forte ego e faticano talvolta a metterlo da parte a favore della musica.

In cuor mio, sogno un mondo musicale staccato dalla politica e non più disposto a elemosinare soldi dai governi. Ma se mi azzardo a dirlo, ecco levarsi il coro dei sovrintendenti: ‘I costi di una stagione concertistica sono enormi. Bisogna pagare troppa gente che non si accontenta di poco: tecnici, macchinisti, cantanti, musicisti, direttori. Una sala teatrale, anche quando è sold out non basta a coprire le spese’. Potrei ribattere che non c’è niente di più triste di una fila di questuanti che bussano alle porte delle istituzioni con il cappello rovesciato in mano, ma sarei accusato di avere perso i contatti con la realtà e bombardato dai soliti piagnistei: gli sponsor non investono, la musica classica è un optional per pochi, i giovani preferiscono ascoltare il rap, e bla e bla. Anche tu mi consideri un ingenuo sognatore?

Ti racconto un aneddoto legato a una realtà di provincia ma non per questo meno significativa. Alcuni giorni fa, il mio ex insegnante di pianoforte ha avuto in concessione uno dei teatri più belli e importanti della sua città. Ma il messaggio del Comune è stato chiaro: “O mi fai vedere la sala piena, altrimenti…”. È davvero triste pensare a queste forme velate di ricatto. Quanto alla crisi di pubblico della musica classica, credo siano tanti i fattori che la determinino. In primo luogo, i ragazzi non hanno la cultura adatta per accoglierla, e questo è un grosso problema, poiché tutto ciò che fatichiamo a comprendere lo rigettiamo con forza. Poi, credo sia importante il cosa viene proposto, e anche il come. Se lo spettatore venisse fatto incuriosire con aneddoti sul compositore o sui brani in programma, e se ci fosse interazione tra chi suona e chi ascolta, allora si creerebbe la magia. E sotto questo punto di vista noi musicisti classici abbiamo veramente tanto da imparare dai concerti pop. Bisogna scegliere il programma per il pubblico e non solo per sé stessi. Ultimamente ho inserito nel repertorio una mia trascrizione del brano Nessun dorma, un vero classico. Ogni volta che lo eseguo “cade il teatro” dagli applausi. Questo non perché io sia particolarmente bravo ma perché a volte è giusto dare agli altri quello che vogliono. Qualcuno ha criticato questa mia scelta con frasi del tipo: “A te piace vincere facile”. Beh, sai che ti dico? Il lavoro del pianista classico è già così difficile che sarebbe stupido complicarsi la vita.

Lo sviluppo delle reti telematiche, e in particolare di Internet, ha cambiato le modalità di fruizione musicale sia per chi ascolta che per chi studia. Si racconta che Bach percorse 400 chilometri a piedi tra andata e ritorno per ascoltare il grande organista Dietrich Buxtehude e carpirne i segreti del mestiere. Oggi gli sarebbe bastato viaggiare dalla camera da letto allo studio e cliccare su YouTube. Al di là dell’indubbio beneficio di avere a portata di clic una quantità enorme di concerti e spartiti, non pensi che un sapere conseguito con pochissima fatica comporti il rischio di non mettere alla prova la tenacia e la serietà di propositi di uno studente?

Sono assolutamente d’accordo. Quando da piccolo, mi misi a studiare gli accordi per conto mio, non c’era Internet, e io non avevo libri che trattassero l’argomento. A orecchio però riuscivo a trovare tutti gli accordi maggiori e quelli minori. Mi misi al lavoro e, giorno dopo giorno, li memorizzai tutti. Oggi se chiedi ad uno studente di memorizzare in una settimana gli accordi di Do (maggiore, diminuito, aumentato e con le settime) sembra di chiedere la luna. Un altro esempio calzante è l’ear training. Oggi chiunque può esercitarsi nello sviluppare il proprio orecchio musicale trascrivendo una partitura da un file audio o un video musicale. Puoi riascoltarlo quante volte vuoi, puoi rallentarlo, velocizzarlo, puoi fare di tutto! Una volta invece, se ascoltavi una canzone in tv o alla radio, per esempio come sottofondo a uno spot pubblicitario, dovevi augurarti che la trasmettessero di nuovo per riascoltarla e trovare ogni volta una o due note in più al pianoforte, in modo da riuscire, a poco a poco, a suonarla. Era un lavoro snervante ma dava i suoi frutti. Oggi tutto è così semplice, eppure…

In troppe istituzioni lirico-sinfoniche domina un pensiero conservativo che impedisce la messa in cartellone di autori contemporanei. Eppure la ricerca del nuovo è di per sé positiva, visceralmente umana, inattaccabile filosoficamente e scientificamente, poiché lo scorrere del tempo ci fa tendere naturalmente al futuro e alla speranza di vedere qualcosa di mai veduto prima, in special modo nell’arte, che dovrebbe essere avanguardia della vita. Cosa credi si possa fare per aprire le scene ai giovani compositori?

Molti pensano che la musica cosiddetta ‘seria’ sia stata tutta scritta. Io sono convinto del contrario. Se un gioco come gli scacchi, formato da 64 caselle (e non 88 tasti) non è ancora stato ‘risolto’ dai computer e rimane un mistero per molti, come si può affermare una cosa del genere con la musica, che ha matematicamente molte più combinazioni? Il mio consiglio è quello di ritrovare il ‘gusto’. Il pubblico è fatto di esseri umani mossi da emozioni e sentimenti. La maggior parte di loro non comprende i lavori troppo ‘cervellotici’, e perciò, se mi permetti di saltare da un campo d’esperienza all’altro, dico che non puoi accogliere l’avventore di una trattoria con piatti da nouvelle cuisine. È vero che c’è anche l’appassionato gastronomo che trova godimento nell’uscire da un ristorante con il portafoglio e lo stomaco vuoti, ma per questo è importante decidere a quale target rivolgersi.

Infine, la più classica e inevitabile delle domande: progetti per il futuro?

In questi giorni sto finendo di scrivere il mio secondo libro che uscirà con Dantone Edizioni e sarà un manuale di istruzioni per il giovane musicista che vuole vivere di musica. Nel frattempo, con lo staff di Pianosolo.it stiamo realizzando una nuova sezione intitolata Pianosolo Maestro dove i neofiti saranno guidati lungo un percorso preciso di preparazione allo studio del pianoforte. Infine, porto avanti il progetto “Apollo 2.0”, un corso che propongo nei Conservatori, nelle Accademie e nelle scuole di musica, condividendo la mia esperienza sull’importanza di Internet per il futuro del musicista.

Francesco Consiglio