Che Ezra Pound inquieti le vostre notti estive. Ovvero: come abbrutire, burocraticamente, la memoria del Genio “che teneva due palle così, come due ruote panoramiche messe assieme”

Posted on giugno 05, 2018, 9:13 am
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Ma dalla mia tomba sorga una tale fiamma di amore
che chiunque passi ne provi calore;
i gatti randagi si acciambellino
là dove non è lapide
e gli occhi delle ragazze scintillino al luogo non segnato
i rancori cessino
e un lento sopore di pace pervada il passante.

(Canti Postumi, VI Pisa 1945)

(…) e un lento sopore di pace pervada il passante. Così scriveva Ezra Pound… ma tutto ciò non si è verificato a Rimini, sabato pomeriggio due giugno, alle cinque della sera, quando i Tre Anestesisti hanno sparso cloroformio ad una claque geriatrica “portata da casa”, a confortare il loro ego straripante. L’auto-marchetta iniziale del pittore “tutto mio, solo io” aveva come tema una passata pubblicazione fatta di disegnini da fotoromanzo anni ’70 con sfondo al tratto di particolari delle cappelle nel Tempio Malatestiano, a dir loro ispirata a Pound. Inevitabili come la Corazzata Potemkin, le rime di Tonino Guerra, lette nel finale, sulla visita di Pound a Pennabilli; il grande poeta americano aveva capito la bellezza inespressa delle nostre terre, fatte di pietre importanti, da “baciare con le mani”.

“Tempus loquendi, tempus tacendi” ha sentenziato il biblico primario di Etica Soporifera (chissà se sa che proprio queste parole sono incise sulla tomba di Ezio Camuncoli, un altro nostro dimenticato illustre).

Altrettanto inevitabile è stata la puntuta e micragnosa precisazione sulla “differenza tra Ezra Pound e Casa Pound”, nonostante il Tribunale di Roma, nel giugno del 2016, abbia dato torto alla figlia sull’uso del cognome del padre. L’esimio professore ha snocciolato le Sue precise date, i particolari incontri, la letterina di richiesta informazioni al bibliotecario della Gambalunghiana, i lazzi e i frizzi di un poeta americano venuto in Europa… ma ha dimenticato l’uomo Ezra Pound, il Genio “che teneva due palle così, come due ruote panoramiche messe assieme”, che ha pagato caro per quello che diceva dai microfoni di Radio Roma e che non si merita di essere ricordato da questo triumviro di anestesisti.

Noi che viviamo nelle boscaglie jungeriane non possiamo capire la Bellezza ideogrammatica poundiana, ce la devono raccontare loro “che hanno visto la Luce” e che hanno ricevuto le stimmate nell’Orto dei Frutti dimenticati. Oh, ragazzi, ma questi hanno avuto l’investitura a Castel Fontana, mica come noi, energumeni sgraziati col cuore che batte a destra (per chi guarda)! La palpebra scende quando prende parola l’editore misantropo che legge brani da un Suo libro con l’entusiasmo contagioso di un funzionario cimiteriale mentre la senape sul salsicciotto fumante la sparge il noto strizzacervelli (quello che ci “stracciava i maroni” dalle colonne della Voce di Romagna), uscendo dal vasino poundiano con la citazione di Savona e Mattarella… a sem a post.

Al termine, per l’Onore di Ezra ho chiesto se, dopo la prezzolata conferenza pensavano di tornare a rinchiudere Pound nella gabbia all’aperto, nei dintorni di Coltano, dove i loro avi lo avevano messo, Lui poeta, Lui “uomo solo e controcorrente” esposto come una belva in una gabbia e volevo aggiungere un’espressione forte, ma per un attimo ho scorto nei loro sei occhi una triste assenza, un tramonto dell’Occidente di spengleriana memoria; avrei voluto dire: “spero che lo spirito di Ezra Pound inquieti le vostre notti estive”… meglio così, perché verba volant, scripta manent. (S.T.)