Céline è ancora un problema. Non vogliono pubblicarlo. Allora lo facciamo noi

Gallimard ha dichiarato di voler pubblicare i tre pamphlet ‘antisemiti’ del più furibondo scrittore del Novecento. Ma poi, tra minacce e accuse, fa un passo indietro. La vicenda è grottesca: i testi sono già editi e chiosati in Canada. E in Italia è on line la traduzione di Giancarlo Pontiggia (fine poeta, mica nostalgico nazista) di “Bagatelle per un massacro”

Posted on gennaio 11, 2018, 12:14 pm
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L’asserzione ha qualcosa di romantico. Lo scrittore è più pericoloso di un tiranno, la penna fa più male della spada. Sarà. Però – pigliamo subito la ‘notizia’ per le palle – Hitler ha spedito per davvero sei milioni di ebrei al creatore, via campi di sterminio, più una vagonata di altri; Céline con i suoi pamphlet ‘antisemiti’ non ha fatto del male a nessuno, solo agli intellettuali col tutù. Eppure, il Mein Kampf è pubblico, perfino chiosato, in edizione storicamente doc – come se le chiose potessero disinnescare l’orrore, anzi tutto estetico, del tomo – mentre gli ‘antisemiti’, cioè Bagatelle per un massacro (1937), La scuola dei cadaveri (1938) e La bella rogna (1941) sono ancora al bando, gli unici libri del mondo occidentale su cui aleggia una sinistra aura di censura. Non appena Gallimard ha dichiarato, fieramente, di voler pubblicare, indottrinati in una edizione critica, gli ‘antisemiti’, perfino il governo francese – tramite le leccornie del burocratese – gli ha dato contro, per non parlare degli storici e dei qualunquisti. Esito: non sappiamo quando Gallimard – che pubblica l’opera omnia del sommo – pubblicherà – e se pubblicherà – i fatidici. Eppure, in Francia non si continua a parlar d’altro, Céline tira più di una petulante femminista o di una Catherine Deneuve che – giustamente – è onorata dal fatto che un maschio le tocchi il culo. Il problema è di facile soluzione. Primo. Gli ebrei non sono tutti santi ma l’antisemitismo è una brutta cosa, i campi di concentramento sono uno schifo, il nazismo è stato un orrore. Secondo. Louis-Ferdinand Céline è uno dei più grandi scrittori di ogni tempo, uno – come Sant’Agostino, come Dostoevskij – che è andato fino alle viscere dell’uomo, che ha guardato con occhi dirompenti e dilatati l’orrore, e va preso per quello che è, tutto, totalmente, senza distinzioni. Terzo. In letteratura è consentita una sola forma di razzismo: quella contro i brutti libri. Per intenderci: fa più male all’uomo un confetto di D’Avenia o una pistolettata di Saviano o un pistolotto di Paolo Di Paolo o una stronzata di Fabio Volo che gli ‘antisemiti’ di Céline. Leggeteli. Sono scritti con il gusto caustico della farsa, con l’andirivieni di una patetica petulanza, abusando di un genere letterario classico, canonico, il ‘poema imprecatorio’, già adottato da Ovidio, da Marziale, da Giovenale. Insomma, Céline fa letteratura. E noi, che abitiamo il più progredito e demoniaco dei mondi, gli piazziamo la museruola. Ve detto, poi, che la vicenda francese ha un afrore francamente grottesco per almeno una ragione. Il libro che raduna gli ‘antisemiti’, debitamente chiosato, c’è già.

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In Canada l’antisemita Céline non desta problemi…

L’ha pubblicato come Écrits polémiques (radunando altre alla trimurti antisemita Mea culpa e altri materiali) l’editore canadese Éditions 8, per la cura di Régis Tettamanzi, professore di letteratura francese all’Università di Nantes (potete comprarlo qui). Ma c’è di più, il grottesco si sforma in risata crassa. “Ottemperando alle volontà del marito, espresse al rientro in Francia dall’‘esilio’ danese, la vedova di Céline ha posto il divieto alla ripubblicazione dei pamphlet antisemiti – una decisione che ha il grande merito della sua assoluta nullità. Non ne ha impedito, infatti, la messa in rete e… chiunque può leggerli e scaricarli nel suo p.c.”. Questo è Piero Sanavio, non certo un militante all’estrema destra, che ha pubblicato due libri capitali per capire Céline: Virtù dell’odio (2009) e Ancora su Céline (2012). In effetti, in rete è possibile comodamente scaricare (qui) la versione digitale della traduzione italiana di Bagatelle per un massacro. A compierla – giusto per capirci – non è stato un editore simpatizzante per i nazi, con i suoi collaboratori con la svastica tatuata sul petto. Bagatelle per un massacro è stato pubblicato dal nobile editore Guanda, per la traduzione del raffinatissimo poeta Giancarlo Pontiggia e l’intro di Ugo Leonzio, scrittore magnetico e dimenticato. Il libro, però, stampato nel settembre del 1981, fu ritirato per ordine del tribunale di Milano il 2 gennaio del 1982, stante il divieto sopra ricordato da Sanavio. Sul punto, nel 1992, curando la raccolta di testi Céline e l’attualità letteraria (per l’editore SE), Pontiggia fu di tremenda lucidità: “Mentre ancora studiavo in Statale, mi venne offerto da Guanda di tradurre Bagatelle per un massacro, che fu poi tolto dalla circolazione appena dopo la sua uscita (1981). Mi ero anche messo a leggere la prima parte della vita di Céline nel monumentale lavoro di Gibault… e mi rendevo conto, con stupore, con tenerezza, di trovarmi in perfetta sintonia con quell’uomo imprudente e ferito. Lo capivo fino in fondo. E mi meravigliavo che si fossero scritte tante sciocchezze sul suo conto. Non per questo lo amavo, né avrei mai difeso le sue scelte; ma sentivo che c’era in lui un animale ferito dall’ipocrisia: non quella sociale, che è in fondo prevedibile, ma quella intellettuale, che immagineremmo più riparata rispetto agli eventi”. Anche oggi, ancora, catastroficamente, con la subdola percezione che l’intelligenza sia stata disinnescata da una specie di svaccato – ma politicamente redditizio – ‘volemosebene’ – sulla piattaforma un po’ minchiona change.org è in atto una petizione per intimare Gallimard “a rinunciare alla ripubblicazione dei testi di delirante antisemitismo di Céline”, e siamo già a 15.350 anime pie –, è così. “Siamo nel Terzo Millennio, con tutti i contro e i pochi pro di una ‘civiltà digitale’: chi, di destra e sinistra, ha complottistiche tendenze antisemite troverà molto più materiale in infiniti gruppi FB anticapitalisti-sinistrorivoluzionari o siti rettiliano-scie chimici-socialistinazionali che non nell’invettiva céliniana. Qua, molto semplicemente, ci sono i riflessi pavloviani di circoli politicamente corretti, e delle relative immancabili vestali intellettuali: numeri ristrettissimi di persone che credono di farsi interpreti della ‘coscienza universale’. Peccato che di ‘universale’ ci sia solo la loro malafede”, ha scritto Andrea Lombardi, céliniano di platino, sul suo blog dedicato all’opera di Céline. Noi, in risarcimento al genio subdolo di Céline, ripubblichiamo la prima parte dell’intro di Leonzio all’edizione 1981 delle Bagatelle, quella sequestrata. Giusto per capire qualcosa senza blaterare a vanvera. Buona lettura.

 

L’unico libro veramente infernale

Per molto tempo ho cercato di spiegarmi perché Bagatelles pour un massacre fosse l’unico libro veramente infernale prodotto dalla letteratura francese dopo Choderlos de Laclos. Ogni metodo usato per situare o circoscrivere questo disumano atto d’accusa e di autoaccusa rischia di apparire funesto o ridicolo: ridicole le motivazioni patologiche («un momento di follia») e quelle estetiche («L’antisemitismo è solo una metafora dell’odio per il mondo»); funeste quelle psicologistiche («Céline vuole fare scandalo perché in una fase di impotenza creativa») e quelle enigmatiche («Bagatelles è un pamphiet antisemita ma noi non sappiamo cosa siano gli ebrei per Céline»). Per quanto queste sciocchezze contengano sempre un riverbero di verità, la realtà è che la materia di questo libro, più che ributtante è intrattabile, impermeabile a qualsiasi giudizio che non pretenda di usarla. Come molti, ho creduto che questo libro derivasse un suo fascino dal fatto di essere una delle poche cose ancora proibite che la letteratura potesse offrire. Il proibito si dà a noi con una seduzione di qualità sofferente, come una derivazione laica, volgare dell’enigma, quell’enigma che – in modo paradossale – riesce pur sempre a proporsi come estetica. L’estetica di Bagatelles ha una connotazione assai precisa, quella della crudeltà. Tuttavia, non è la crudeltà a rendere infernale questo libro. Swift, ad esempio, è uno scrittore crudele e Una modesta proposta si tiene, per alcuni aspetti, assai vicino a Bagatelles ma non è infernale. In cosa consiste codesta qualità rara, sofferente, intrattabile che si definisce infernale? Proprio il senso di questo aggettivo così poco moderno e tuttavia legato ai grandi momenti della letteratura diviene sfuggente non appena lo si guardi da vicino. Può una qualità così particolare spiegarsi con il semplice attributo di «antisemita»? Se, invece di semita, avessimo trovato l’odio di Céline e la sua affabulazione retorica applicati a una piccola tribù mongola, l’effetto non sarebbe cambiato? Non sarebbe apparsa come una modesta bizzarria? Esistono dunque differenti qualità d’odio ovvero: siamo disposti a riconoscere che certe cose siano meno odiabili di altre. Se davvero esistono differenti qualità d’odio allora non è importante comprendere come si manifesti questa tollerabilità bensì una definizione dell’Odio. Come ciò che appartiene al mondo morale anche l’odio è un concetto trasformabile anzi trasferibile: esiste un odio positivo e un odio negativo. La negatività o positività dipendono sempre ed esclusivamente dal soggetto che lo prova e dalla cultura morale che questo sentimento deve esprimere. Tuttavia, non sempre chi odia ha la certezza di essere nel giusto. Chi odia sapendo che il suo odio è orrendo imbocca fatalmente la via della perversione. Chi odia sapendo che qualsiasi odio è orrendo procede vistosamente per questa strada fino a vivere questo sentimento come una vera e propria dannazione. Infine, cos’è una dannazione se non lo spirito che anima una rivolta (non una rivoluzione, beninteso)? Odio, coscienza, perversione, dannazione, rivolta: manca ancora un elemento perché l’ambientazione di Bagatelles sia completa: il Potere. Ogni rivolta non può che essere rivolta contro il potere ma in cosa differisce una rivolta da una rivoluzione? La rivolta non pretende di mutare l’arredamento, il panorama o lo stato di cose. La rivolta è legalista, ama il potere così com’è, lo desidera come un diritto, come risposta a un sopruso: non vuole cambiare il mondo ma più semplice mente appartenervi. Nella scienza, nell’arte non c’è posto per alcuna rivolta ma solo per rivoluzioni. La rivolta è, in definitiva, una regressione, il sintomo di un disagio che può risolversi solo nel presente immediato ma anche l’espressione di un trauma. La rivolta di Bagatelles si manifesta come rivendicazione di un diritto anzi di un possesso. Questo diritto giustifica l’odio ma l’autore sa bene che l’odio non può mai essere un diritto. Céline conosce bene la categoria morale dell’odio, il suo non può essere quindi che un libro perverso. Di che qualità è l’odio di Bagatelles? È un libro animato dall’odio ma è anche un libro sull’odio: non su un odio qualsiasi bensì diretto contro una particolare tipologia sociale: l’ebreo. Questo ebreo rappresenta, nel tempo e nella società di Céline, il prototipo del Potere. L’odio di Céline è odio del potere ma di un potere particolare, un potere che si identifica con il desiderio del potere. Céline ama il potere che l’ebreo detiene per lui o contro di lui. Questo libro sull’odio, Bagatelles, definisce un sopruso e valendosi dell’odio, si realizza come una rivolta. Perché Bagatelles non sembri un «incidente» nella carriera di Céline, è necessario dire che sia l’odio che il sopruso sono già presenti nei suoi due primi romanzi Voyage au bout de la nuit e Mort à crédit, vissuti dallo squallore piccolo borghese. Si potrebbe aggiungere che questo squallore è agito dai genitori dello scrittore ma sarebbe irrilevante: l’orrore privato, quando lo si rappresenti direttamente, non scavalca mai la barriera «artistica» soprattutto quando si tratta di un capolavoro. L’arte, come di consueto, crea una morale privata e finisce per conservare il trauma, l’odio o il sopruso come pura astrazione. L’odio di Céline, lo stato di insufficienza verso la sua immagine «narrante» ha bisogno di nutrirsi di elementi reali, di bersagli oggettivi, «artistici», non privati. Al contrario, bersagli viventi, comuni, riconoscibili da tutti e proprio per questo in grado di scatenare lo scandalo. Scandalo che, come è noto, deve rifornire le più conformiste emozioni, le più regressive intenzioni, rinvigorite i più sepolti fantasmi. Lo scandalo è il rovescio «artistico» della rivolta. Lo scandalo trasforma l’antropofagia di Céline in una autofagia, in questo egli si differenzia profondamente da Sade o Swift.

Ugo Leonzio