“C’è chi si salva, per fortuna… o chi muore all’improvviso”. Il teatro entra nell’enigma della morte. Dialogo con Cecilia Bertoni della Compagnia dello Scompiglio

Posted on Luglio 28, 2019, 11:35 am
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Quando si approda alla Tenuta dello Scompiglio a Capannori di Vorno, poco sopra Lucca, si entra in una dimensione assolutamente fuori dall’ordinario, lontana dalla facile e banale lettura. Lo Scompiglio, oltre ad essere una compagnia teatrale, è soprattutto un luogo che si incastra alle performance, alle installazioni e alle composizioni architettoniche. Incastonato tra le colline lucchesi e lontano dal rumore della città, lo Scompiglio è un’azienda bio che produce vino e ortaggi, organizza laboratori didattici estivi. Ma la direzione artistica di Cecilia Bertoni è il fiore all’occhiello della Tenuta dello Scompiglio, che da anni invita artisti da tutta Europa per partecipare alla residenza teatrale che ogni volta ha una tematica diversa.

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Tre anni fa ci sono stati gli Assemblaggi Provvisori, un viaggio alla scoperta delle varie identità sessuali, gli orientamenti, la seduzione, il corpo e i tabù sociali. Quest’anno invece il tema del bando indetto dalla Compagnia dello Scompiglio è stato ‘Della Morte e del morire’. Da settembre 2018 si sono alternati momenti musicali e recitati, installazioni video e anche architetture, come quella dell’olandese Levi van Veluw che rimarrà visibile fino al 22 settembre. Dal nome suggestivo, Sanctum, van Veluw ha progettato un percorso, un corridoio che sembra un labirinto e che termina in una sala centrale in cui torreggia un tabernacolo, una tenda delle riunioni come la chiama lui, che potrebbe essere la centrale di ogni pensiero e spiritualità. Questo spazio regala pace, è così potente che viene voglia di sdraiarsi sul pavimento, lasciarsi percorrere dai fiochi e surreali fari blu. L’atrio è tutto circondato da un canale d’acqua che crea riverberi di luce riflessa e fa venire in mente un paesaggio lunare o i Campi Elisi di virgiliana memoria.

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Vicina come atmosfera a questa installazione c’è Camera #5, una sorta di opera-testamento concepito da Cecilia Bertoni. Qui il viaggio nell’aldilà è ancora più evocativo, con un vestibolo ‘di passaggio’ in cui la sensazione di immersione e di smarrimento è totale, come quella di rarefazione data dalle esalazioni del sale. Alla fine del corridoio bianco, quasi accecante, si arriva in una sala poco illuminata, pavimentata da cumuli di sale e in fondo appare un telo in cui è rappresentato un corpo e altri simboli, “perché – come spiega la Bertoni – quando penso al mio funerale mi immagino un corpo nudo, privo di tutti gli orpelli terreni, che si consumerà nelle fiamme avvolto in un telo su cui è ricamata l’alleanza tra vita terrena e aldilà. Il sale invece rappresenta la materialità del corpo fisico, quello che lasceremo qui”. Camera #5 rimarrà installata fino al 22 dicembre.

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Una immagine tratta da “On the corner”

Se tre anni fa Cecilia ha voluto ripercorrere la figura di Nannerl, sorella di Wolfgang Amadeus Mozart, per la tematica di Assemblaggi provvisori, questa volta per il ben più oscuro tema della morte la direttrice dello Scompiglio ha progettato una performance itinerante in tre atti dal titolo On the corner. Non ci poteva essere luogo più adatto per concepire un’opera come questa, organizzata sul crinale e sui pendii che abbracciano la Tenuta dello Scompiglio. Due vecchi fabbricati rurali e un grande terrazzamento alberato sono stati il 14 giugno lo scenario per questa performance, che prevede un numero limitato di posti. Come se fossimo stati degli eletti, il 14 giugno alle 18 in punto abbiamo affrontato il cammino, indossando scarpe comode per le impervie salite e i viottoli stretti, tra pini e frutteti, tra le nuvole e la calura di giugno che mette a dura prova lo sforzo fisico. Sembrava quasi un momento catartico, un reale passaggio di purificazione. Il primo atto si gioca in una sorta di deposito rurale, con un uomo all’ingresso vestito di nero, elegante, severo, che ci ha accolti e fatto assistere a un video di Cecilia, che racconta con i movimenti del suo corpo un discorso fondamentale che ha a che fare con la materialità. Il corpo ci fa atterrare su questo mondo, ci regala emozioni e gioie incredibili, ma a volte il corpo diviene la prigione in cui si sconta l’aspra e inflessibile sentenza di una morte che sopraggiungerà presto.

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Nel video Cecilia si dimena e descrive esattamente nel dettaglio quello che succede a un corpo malato, che si trova in un limbo tra la sopravvivenza al minimo e l’esperienza dell’altrove che il malato già percepisce. “Il malato – spiega Cecilia – è imprigionato nel suo stesso corpo, quindi in un luogo circoscritto, di sofferenza. Beve spesso perché l’acqua rappresenta un bisogno primordiale e ultimo appiglio alla vita, mentre già riceve abbagli di un mondo spirituale”. Il secondo atto è rappresentato da un banchetto sotto le fronde degli alberi, a metà strada tra il primo fabbricato e la seconda casa in cui prende vita il terzo e ultimo atto. Si gioca, a un certo punto, qualcuno distribuisce dei numeri per giocare a bingo, dopo essersi rifocillati di frutta e verdura cruda. La distribuzione dei numeri è anch’essa casuale. Si vince o si perde, come nella vita. Perché la vita e la morte seguono le stesse regole del Bingo. “C’è chi si salva per fortuna – racconta Cecilia – e chi invece magari si ammala o chi muore all’improvviso. È come la roulette russa, non ci sono regole, è tutto imprevedibile”. Il terzo atto rappresenta un’altra situazione di sofferenza, ancora una volta in bilico tra dimensione terrena e aldilà. Questa volta però, a ballare intorno al capezzale della malata terminale c’è la morte ‘in persona’ rappresentata da Charlotte Zerbey, con la sua fisicità nervosa e longilinea da ballerina di danza classica. Lei ormai è dentro lo spazio, ci guarda e sorride, danza e occupa tutti gli angoli del fabbricato in un lugubre ballo. La malata, l’attrice Mariagrazia Pompei, combatte e vive i suoi ultimi istanti, prima di accettare l’invito a ballare della bionda danzatrice, come se si fosse rassegnata ad abbandonare questo mondo con un sospiro di sollievo, pronta alla fuga dalla sofferenza insopportabile. Appare anche un asino verso la fine, simbolo alchemico dell’aldilà.

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Questo terzo atto, che è accompagnato dalle musiche, suoni e rumori di Carl G. Beukman, è la degna conclusione a una performance di circa due ore che vuole indagare i delicati rapporti tra corpo e spirito, materialità e aldilà. Ancora una volta Cecilia è stata convincente, incisiva. Per chi lo volesse vedere dal 13 al 15 settembre ci saranno altre tre possibilità per poter assistere e vivere On the corner, approfondire il tema della morte, che non ha nessuna connotazione negativa se la viviamo come processo evolutivo e parte della vita. Il teatro contemporaneo a volte sa essere educativo e risponde a nostre domande che ci assillano e ci spaventano. “Della morte e del morire” secondo lo Scompiglio porta una visione che esorcizza il concetto triste legato alla morte terrena, bensì la nobilita, si tratta di una fase di passaggio, liberatoria e catartica.

Virginia Longo

*In copertina: Levi van Veluw, “Sanctum” 2019. Fotografia di Guido Mencari. Courtesy l’artista e Associazione Culturale Dello Scompiglio.