Cecil Day-Lewis, il poeta laureato che s’inventò detective. Padre di Daniel, l’attore, fedifrago, voleva essere il Virgilio d’Albione. In Italia non lo traduce nessuno

Posted on Giugno 06, 2020, 2:11 pm
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Che io sappia, è il solo poeta che si è inventato un investigatore – suo figlio è una star, ma lui assomiglia terribilmente a un altro. Il primo romanzo ‘giallo’ lo scrisse, per far cassa, nel 1935: il protagonista, Nigel Strangeways, improbabile fin nel nome, è il primo detective snob della storia, elegante, schifiltoso, sagace nipote di un vice commissario di Scotland Yard. L’aveva ideato sul profilo di Wystan H. Auden, suo grande amico – poi ex. Si firmava Nicholas Blake. Il gioco, cominciato con A Question of Proof, funzionò: nell’arco di trent’anni di onorata, aristocratica attività, Nigel Strangeways appare in sedici romanzi, molti dei quali pubblicati da Mondadori, con sfoggio pubblicitario, tempo fa. Ora è scomparso, tranne qualche fantomatica apparizione nei mercatini: qualche anno fa l’editore Polillo ha riproposto uno dei romanzi più noti di Blake, La belva deve morire; di Cecil Day-Lewis, tra i grandi poeti in lingua inglese del secolo, nato a Ballintubbert, Irlanda, il 27 aprile del 1904, figlio di un rettore della Chiesa irlandese, comunque, non troverete nulla. I gialli li firmava usando il cognome della madre, Blake, morta troppo giovane, Cecil aveva due anni e fu mandato a Londra: ottime scuole, testa finissima. Ventenne, fece parte del circolo di Auden, appunto, pubblicò la prima raccolta nel 1925, tre anni dopo giurava eterna fedeltà a Constance Mary King. La donna durò con Cecil un ventennio, gli diede due figli, lui pareva bello e s’imbarcò in una storia straziante con Rosamond Lehmann, scrittrice di successo, già paladina del Bloomsbury, tradotta in lungo e in largo da Mondadori ed Einaudi. Entrambi avidi di vita, impastoiati in un matrimonio claustrofobico, si lasciarono, lascivi e lacerati: Cecil divorziò nel 1951, per unirsi, quello stesso anno, a Jill Balcon, attrice di candida bellezza, figlia di un grosso produttore cinematografico – Michael, che produsse, tra l’altro, i primi film di Hitchcock –, vent’anni più giovane di Cecil. A quell’epoca, Cecil Day-Lewis era già poeta di fama. Torniamo nel 1935. Sotto ipnosi di Auden, mentre si dava al ‘giallo’, Cecil scelse di parteggiare per il Communist Party britannico. Si ravvide presto. Dall’inno – era il 1937 – “il capitalismo non è utile alla cultura”, passò dall’altra parte, giunto a conoscenza dei crimini di Stalin. Salutò i comunisti, esteticamente mollò Auden, nel romanzo The Sad Variety (1964) racconta la repressione sovietica in Ungheria e le tattiche ciniche dei servizi russi. Sapeva di cosa stava scrivendo: durante la Seconda guerra fu impiegato presso il Ministry of Information. Ex comunista tornato alla ragione, Cecil Day-Lewis scalò le vette: cattedra a Cambridge nel 1946, professore di poesia a Oxford tra 1951 e 1956, Norton Professor ad Harvard (carica di pregio ricoperta, tra gli altri, da Borges e Strawinsky, da Eliot e Calvino) nel 1964, fu Poet Laureate dal 1968 fino alla morte, accaduta nel 1972. Non sopportava George Orwell – ora, questa è la marea del successo civico, tutti leggono Orwell e pensano a Day-Lewis come a un tizio d’altri, nebulosi tempi. Lui, d’altronde, riteneva di aver vissuto abbastanza: nel 1960 scrisse la sua autobiografia, dal titolo emblematico, The Buried Day. Poeta fino in fondo, chiese di farsi seppellire non troppo distante da Thomas Hardy, di cui riconosceva la maestria; uomo alieno al chiasso, un po’ fuori dal mondo, tradusse nella sua lingua Il cimitero marino di Valéry, ma legò il suo nome a Virgilio: dal 1940 al 1963 diede la sua versione delle Georgiche, delle Bucoliche, dell’Eneide. Giudicarlo il Virgilio d’Abione è eccessivo; la seconda moglie gli diede due figli, Lydia Tamasin e Daniel, che stando agli Oscar ottenuti (tre su sei nomination, l’ultima nel 2018) dovrebbe essere l’attore più importante di Hollywood e dintorni. Nati nello stesso giorno, Cecil morì che Daniel aveva 15 anni. In una fotografia, mangiano il gelato insieme. Cecil assomiglia, terribilmente, a Hugo Weaving, l’Agente Smith di Matrix, il re Elrond del Signore degli Anelli. Fu un uomo dai molti nomi, Cecil. Nei suoi libri di poesia si firmava “C. Day Lewis”. Non voleva il trattino nel cognome, che così appariva raddoppiato. Il trattino, diceva, gli sembrava un nodo alla gola. (d.b.)

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Istruzioni finali

Il sacrificio prevede alcuni principi –
Pochi, ma essenziali.

Non conosco il tuo rituale. Hai appreso questo –
La ghirlanda, il sale, l’uso corretto del coltello,
A cosa serve il sangue:
Devo ricordarti che due
Sacrifici non sono mai uguali tra loro –
Ma questo non riguarda questo dio.

L’attitudine del celebrante si riassume
In tre parole – pazienza, gioia,
Indifferenza. Ricorda, non ti sacrifichi
Per la tua gloria, per la tua serenità:
Devi assistere i clienti e accontentare il dio.

Non devo dirti
Che solo il meglio è abbastanza per il dio.
Ma il meglio – insisto – anche il tuo meglio
Non sarà mai sufficiente.
Non scoraggiarti:
Una lucertola o un gatto possono assaggiare il tuo sacrificio
Benedici il dio: non sarà del tutto sprecato.

Ma il punto cruciale è questo:
Sei chiamato per fare il sacrificio:
Se vi partecipa o meno
Questo è affare del dio; e qualunque cosa dicano i testi
Non hai dominio sulla sua presenza e non puoi disporne –
Tutto ciò che puoi fare è renderla possibile.
Se il sacrificio prende fuoco da sé
Sull’altare, è buono e giusto. Ma non
Esaltarti: disciplina e devozione
Non hanno compiuto un miracolo: lo hanno permesso.
Posso solo augurarti la fortuna – non hai bisogno d’altro.
E ogni volta che ti prepari a sdraiarti
Sull’altare per offrire quello che devi offrire
Ricorda, figlio mio,
Quelle parole – pazienza, gioia, indifferenza.

Cecil Day-Lewis