“Caso Aquarius”: la certezza dell’ignoranza mista a banalità e insulti. Lezioncina di geopolitica in due mosse griffata Mengoli (con Forchielli a fare da guru)

Posted on giugno 13, 2018, 9:38 am
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È tutto troppo complicato, se non ne sai a pacchi. E anche se ne sai a pacchi, se sei proprio esperto di qualcosa e l’opinione pubblica ti considera tale, è tutto troppo complicato lo stesso… No, non ti stai sbagliando, è lo stesso attacco di due “Ammazzacaffè” fa, ma siccome l’attualità continua a proporre le stesse dinamiche, anzi, ci aggiunge il turbo, forse anche per colpa del caldo torrido di questi giorni, faccio come Cuore quando, il secolo scorso, all’ennesimo governo identico al precedente, propose lo stesso identico titolo: “Avete la faccia come il culo”.

Il principio di quell’Ammazzacaffè era il seguente: saperne abbastanza per poter giudicare con cognizione di causa, senza intermediari, che quasi sempre intermediano per il loro interesse. Saperne abbastanza. Per non farsi prendere per il culo.

Quello di oggi, però, è uno spin-off. Stavolta l’attualità è legata all’Aquarius e ai suoi 629 profughi e alla serissima questione “porti aperti, porti chiusi”. Per un tema geo-politico più generale sui migranti in Europa e nel mondo che è di una complessità assoluta. Personalmente, per lavoro, mi informo quotidianamente. Studio approfondimenti economico-geopolitici per scrivere libri, anche insieme a un grande esperto internazionale come Alberto Forchielli. Seguo tutte le maratone che Mentana manda in onda. Sopporto (a stento) anche l’ego di Giletti. Ma non ho certezze. Non riesco ad averne perché cerco di analizzare tutte le opinioni e il tema è davvero complesso.

Di sicuro, l’Europa – o meglio le varie componenti della nostra Unione – prima guarda agli interessi economico-finanziari, poi agli interessi di se stessi (i tedeschi della Germania, i Francesi della Francia, i banchieri delle banche, eccetera) e solo dopo al bene dei popoli, comunitari e non (altrimenti, tanto per dire, non avremmo fatto scannare il popolo slavo facendo più o meno finta di niente). Così la questione migranti via mare, per semplice geografia, ha penalizzato l’Italia, “il ventre molle d’Europa”, diceva quello. D’altronde tutti i nostri governi l’hanno sempre gestita male, come più o meno tutto il resto che riguarda l’Europa e lo stare al passo dei tempi globali del sistema Paese. Adesso è il turno del nuovo governo. A mio avviso difficilmente saprà fare peggio dei precedenti in merito alla questione migranti. E Forchielli, ancora una volta, fa un appunto non banale: “La ONG dell’Aquarius non intende accettare il principio che una volta presi i passeggeri a bordo si deve fare 4/5 giorni di navigazione per portarli a destinazione (quella naturale è quella di bandiera). Gli costa troppo in carburante e poi riescono a tornare nelle acque libiche non prima di 10/11 giorni, quindi adesso ci provano facendosi scudo degli immigranti a bordo, che sono malati, che necessitano di cure mediche urgenti. Trovo sacrosanto che se la nave batte bandiera francese oppure la ONG appartiene a un determinato paese porti gli immigrati che prende in mare in quello stato non in Italia.”

Ma ciò che mi ha colpito nelle ultime ore e che scaturisce questo spin-off è proprio il commento della gente su Facebook. Ho circa 5mila amici. Li ripulisco con costanza. Sono trasversali per interessi politici, usi e costumi. Eppure, nelle ultime ore, tranne quelle che imperterrite mettono il selfie del perizoma e quelli dei propri legittimi hobby, ho letto soltanto insulti abominevoli e indignazione nazionalpopolare da ogni dove: dall’uomo comune in pensione a Rossana Casale: “Prendete i figli di Salvini e metteteli a bordo dell’Aquarius. Ora”. Con disamine di geopolitica in due righe di post, insulti compresi. E non mi capacito di tutte queste certezze, se non per l’antitesi alla base della conoscenza prima filosofica e poi scientifica dell’umanità: so di non sapere. Qui siamo di fronte alla certezza dell’ignoranza, mista a banalità e insulti. Ma per l’amor di Dio non voglio certo essere io ad abbassare i toni. Prendete i 629 dell’Aquarius e metteteli nella casa di Rossana Casale. Ora.

Michele Mengoli

www.mengoli.it