Carolee Schneemann è morta. Sia lode alla donna che ha fatto della propria vagina un’opera d’arte, che ha lottato contro tutti i tabù e che tutti, poi, hanno imitato

Posted on Marzo 19, 2019, 10:03 am
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Dentro la vagina, che ci va? I tampax ogni 28 giorni, l’ovetto vibrante se sto nervosa, per divertirmi una o più dita umide, e chi mi piace, perché ci sa alternare carezze e lingua. E poi ci va, decisamente, il pene. Dentro la sua, Carolee Schneemann ci metteva una pergamena ripiegata: nuda saliva su un palco, allargava le gambe, e la srotolava davanti a tutti, leggendone il contenuto. Questa era la sua Arte, e quando stava con James Tenney, il musicista, ne ritrasse il pene eretto, turgido, in un quadro al Bard College. Risultato? La cacciarono per immoralità.

Una sc*pata lunga tre anni, quella tra Carolee Schneemann e James Tenney, filmata a casa e impressa su una pellicola che Carolee ha ‘violentato’ macchiandola, bruciandola, lasciandola all’aperto, sotto un violento temporale, sperando che i fulmini la centrassero. Ne ha ricavato un film, Fuses, che trovi sul web: non c’è trama né linearità, ci sono due persone, due corpi che non rispondono a nessun input se non alle loro voglie, sciolte in un miscuglio di immagini dense, appiccicose, che si dissolvono e si ricombinano. Per questo sesso spudorato, liberatorio, estraneo ai sentimenti, Fuses ha da sempre scatenato polemiche: quando venne proiettato nell’URSS in sfacelo, al caos politico, alle rivolte sociali, si mischiarono quelle contro ciò che Fuses mostrava, e nelle menti sconvolte titillava, eccitandole.

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Carolee Schneemann con la sua vagina ci ha fatto molto altro, l’ha sporcata, inzaccherata di fango, gesso, interiora di animali che spalmava sulla sua pelle. Perché il corpo di Carolee era il suo pennello, e lei lo maneggiava come voleva, lo dimenava come una baccante invasata del suo dio, quel Dioniso che la possedeva quando gioiva di carne con altre persone. Gioire di carne, ovvero gettarsi seminuda sugli altri, toccarsi e fondersi in balli-orge che a chi stupito le guardava apparivano insensate, e invece erano coreografate al millimetro. Gioire di carne per abbattere il tabù del corpo umido e dei suoi cattivi odori, della carne nuda con sopra altra carne putrida, frattaglie di pollo, pesci morti, e carta straccia, tutto materiale fetido con cui contaminarsi. Meat Joy era rito erotico, ma pure un infinito strascico di sangue, metafora delle guerre di cui è fatta la Storia. Carolee Schneemann sapeva bene che un corpo nudo può spaventare, e la sua forza atterrire, specie se femmina: lei si denudava e lasciava serpenti (finti) scorrere sui suoi seni, tra le sue gambe, ed era Eva, il primo peccato, o una scultura antica, tesa alla ricerca di una bellezza autentica, e del potere e dell’autorità che il patriarcale Occidente ha tolto alle donne, ma che ai primordi esse avevano, come avevano coscienza del proprio corpo – e del proprio sesso – le donne preistoriche, che sulle pareti delle caverne lasciavano traccia del loro ciclo mestruale. Il mestruo, e l’essere nati da quell’impiastro, per quella fessura buia, è questo che nel loro inconscio temono gli uomini: e guai, diceva Carolee, a sfidarli sul campo dove da sempre troneggiano, quello dell’arte, e dimostrare di saperci fare. Da sola. Una donna non deve mai stare dietro a un uomo, e nemmeno accanto: libera, deve andare per il mondo a testa alta, e rapportarsi a esso secondo idee che sono sue, non il riflesso né l’opposizione di regole maschili su cui è basata la società.

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È sempre stata una lotta, per Carolee, farsi prendere sul serio. Ha insegnato in università prestigiose, ma non piaceva mai, non andava bene che parlasse di Cézanne indossando una tuta piena di arance, togliendosela e tirando i frutti al pubblico. Era Arte, era Happening, era parte di quel ‘Fluxus’ dove c’erano lei e Yoko Ono, a sovvertire i canoni prestabiliti (fotogrammi delle natiche di Carolee sono in Film no. 4, della signora Lennon). Carolee ha passato la vita a infrangere tabù, perché ogni tabù demonizza o incanta, comunque ti ferma, ti blocca, lega la tua libertà. I tabù non sono nostri, gli abbiamo ereditati, e sono un condensato di freni e tradizioni che ti negano il piacere. Carolee Schneemann, con la sua energia, il suo carisma, senza pensare che ciò che faceva sarebbe rimasto, ha mescolato tutti i tipi di arte, e l’arte alla vita quotidiana. Col suo corpo nudo, esposto, passava dall’ebbrezza alla rabbia alla furia, scioccando l’establishment che correva a vederla ma ne parlava male, un po’ perché non la capiva, di più per offenderla in quanto donna. Le performance di Carolee urtavano i nervi dei bigotti e dei repressi e una volta a Parigi, in un Meat Joy, un pazzo tentò di ucciderla. Fu salvata da due donne del pubblico che non riuscì mai a ringraziare. Il lavoro della Schneemann ha influenzato tanti artisti, del suo esempio radicale si sono cibati Vito Acconci, Jeff Koons, Tunick, e Lady Gaga, il vestito di carne sfoggiato agli MTV Music Awards 2010, da chi credete l’abbia copiato?

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Carolee Schneemann è morta lo scorso 6 marzo. Aveva 79 anni. È stata tra le più grandi artiste visive, toccando e intrecciando l’happening, la performance, il cinema, la scultura, la body art. Si è sempre definita un pittore. Tra i libri dove puoi trovare suoi scritti, e foto, e testimonianze del suo immenso lavoro, “Imaging Her Erotics” e “More Than Meat Joy”.

Barbara Costa