Storia della strega che fu modella per un pittore di Madonne. Su “Latte e sangue” di Carlo Silini

Posted on Gennaio 15, 2020, 10:37 am
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“«Pater noster qui es in caelis…» quel sadico di un boia recitava ad alta voce l’orazione, molto lentamente, e intanto gli spappolava la mano dentro una specie di morsa di legno. «… sed libera nos a malo», ultima stretta – la più forte – «amen»”; Carlo Silini.

“Di fronte alla sterilità della Chiesa, simboleggiata dalla notte degli in-pace, la Strega rappresenta la luce, il benefico sfruttamento della Natura, l’uso audace dei veleni come rimedi”; Roland Barthes.

“In certi tempi, solo con questo nome di strega, l’odio uccide chi vuole”; Jules Michelet.

Sulle tracce di una strega, modella di un pittore girovago per le sue Madonne, affrescate nelle cappelle tra Mendrisio e Milano. «Qualcuno l’aveva vista volare fuori dal camino della casa […] sotto forma di corvo. Lo stesso signor Qualcuno giurava poi di averla intravvista mentre si ritrasformava in donna e si recava al barlotto, il terribile incontro delle streghe col demonio, in una radura del monte San Giorgio, nei boschi sopra Riva San Vitale. Al ritorno dal sabbah, a cui messer Qualcuno non avrebbe assistito per timore di venire soggiogato dalle forze degli inferi».

Maddalena de Buziis, giovane tra i ventisette e i ventotto anni, occhi di un blu acceso, occhi armati di sguardi offensivi [il bagliore di cui parla Michelet?], tra gente povera e vessata, terre belle e avare, potenti sciocchi e ingordi, verrà travolta da interessi antitetici. L’evento è il più discusso nell’ampia zona che va dai baliaggi a sud delle Alpi agli estremi confini del Ducato di Milano.

Tutti i potenti ne sono coinvolti: dal vescovado di Como alle autorità di Mendrisio e di Riva San Vitale, sino all’«odalisca bagnata, l’agognata puttana, la venerata santa: Roma».

Una caccia alla strega e non solo. La storia di un amore tra questa donna misteriosa e, forse, protetta dal Cielo e un collezionista di storie inconcludenti, d’una bellezza inaudita. Accanto a loro una vegliarda, sguattera da sacristia, che, a tutti, però, preferisce i soldati tedeschi.

“Credimi, il più delle volte è già pesante andarci a letto con gli uomini, ma se poi ti tocca anche stare a sentire le loro geremiadi – mariti che frignano perché succubi della moglie, vecchi che non riescono a farlo star su e vengono per sbloccarsi ma non funziona lo stesso e cominciano a piangere tra le tue tette, fanfaroni che promettono di sposarti e descrivono un matrimonio che non ci sarà mai, ladri che parlano e parlano e poi ti portano via le collane, ubriachi che farfugliano imprese impossibili, urlano o picchiano credendo di trovarsi con qualcun altro – allora preferisci il silenzio. O un buon soldato tedesco”.

Di Maddalena de Buziis, Carlo Silini in Latte e sangue (Gabriele Cappelli Editore, 2019) sottolinea lo stretto intreccio con le potenze della Natura e il bramito d’un cervo. I suoi toni baritonali la penetrano sino alle ossa, sbattendola e facendola danzare, come un filo d’erba in balia del vento. “Pensò che se qualcuno l’avesse vista, minimo minimo sarebbe finita davanti al naso appuntito di un inquisitore che le avrebbe chiesto se le era piaciuto danzare col diavolo. E lei gli avrebbe detto: «Ecco, lo vedi? So volare»”.

Nella storia di questa giovane donna viene coinvolta anche gente dal coltello facile. Pronta a tutto pur d’ottenere un misero bottino. “Erano anni feroci, quelli, a Mendrisio. Si moriva per niente. Per niente si ammazzava. Il peggio è che la gente ci si era abituata. Si scannavano tutti, democraticamente, senza distinzione di censo. Anche se a rimetterci di più, Dio li abbia in gloria, tanto per cambiare erano i poveracci, vera e propria carne da stiletto, colli da berlina, teste da patibolo”.

Santadeigenitrix! Coinvolta è anche una Chiesa corrotta. Gente da far paura. Quei domenicani tanto simpatici a Jules ne La sorcière. Con una testa che non ci si immagina: dentro la Bibbia, il Catechismo, la Somma teologica, i manuali inquisitoriali. Ma anche poveri e buoni chierici di campagna, capaci, a malapena, di memorizzare le vite dei santi.

Forse che la nascita della strega sia da far risalire ai tempi della disperazione, della disperazione profonda prodotta dal mondo della Chiesa, come scrive Michelet?

Carlo Silini intreccia abilmente più trame. Un unico fulcro nevralgico: quei profondi occhi blu di Maddalena de Bruziis, quella sua danza leggera, sensuale, incredibile a credervi. L’autore sa rompere l’estrema cura del linguaggio con espressioni colloquiali e anche – perché no? – a tratti volgari, come la gente di quelle terre. Silini fa parlare curati, prostitute, brutti ceffi, malvagi e attempate donne di campagna. Narra una sola storia: quella della vittoria del Bene sul Male.

Agnese Azzarelli

*In copertina: Giulio Cesare Procaccini, “Sposalizio mistico di Santa Caterina”, 1616 ca.