Cara Michela Murgia, altro che Matria… ridatemi la Patria, la ‘terra dei padri’. E smettetela di dare addosso agli uomini

Posted on novembre 18, 2017, 3:44 pm

Ho letto con grande interesse l’articolo di Michela Murgia, uscito su “L’Espresso” del 15 novembre, a proposito dell’idea di sostituire al concetto di Patria quello di Matria, con tutto ciò che ne conseguirebbe. Michela Murgia dice quasi sempre cose che io trovo intelligenti, ben argomentate e molto ben scritte, da brillante scrittrice qual è. Anche per questo mi sono preso qualche giorno di riflessione prima di decidermi a buttare giù qualcosa al riguardo. Perché le cose che ha detto sono potenti e suggestive, perfino seducenti, e non possono essere prese sottogamba. Lo confesso, ho grande stima di Michela Murgia, che conobbi prima del suo grande successo (che pronosticai, tanto dirompenti mi apparivano le sua qualità, non solo di scrittrice ma anche di intellettuale tout court). E ci è mancato poco che mi convincesse, con quel suo articolo… quando all’improvviso mi sono reso conto di una verità che avevamo sotto gli occhi e che era sfuggita non solo a lei ma a tutti noi. Perché, se pensiamo al modo in cui la nostra società si sta evolvendo, non possiamo non vedere come essa è già divenuta di fatto una Matria. Non è forse vero che, quando ci ammaliamo, chiediamo allo stato di curarci? E lo facciamo pestando i piedi come si farebbe con una madre paziente, che tutto sopporta. Non è forse allo Stato che ci rivolgiamo quando perdiamo il lavoro, affinché ce lo ritrovi o ci dia una mano nel frattempo? Non è forse alla Matria che ci rivolgiamo quando la nostra casa viene distrutta dal terremoto? Non è forse uno Stato Matria, che tutto perdona e dimentica, quello che ci consente di espiare in misura così ridotta e quasi benevola quando commettiamo dei reati (cosa che mi guardo dal condannare, essendo contrario alla carcerazione)? Non è forse uno Stato Matria quello che consente a centinaia di migliaia di clandestini di soggiornare indisturbati nel nostro Paese? E potrei continuare. Siamo già una Matria. Ma non sono rose e fiori. Oggi il cittadino è così esigente, pretenzioso e viziato come solo una madre sa viziare. Non dico che non vi siano aspetti positivi. Ma accidenti: altro che terra dei padri “che solleva simbolicamente dalle loro tombe un’infinita schiera di vecchi maschi dal cipiglio accusatorio”. Io vedo piuttosto una società così femminilizzata da “far sorgere altrove propositi di facile conquista”.

Ebbene, l’idea di Michela Murgia, benché lei lo neghi, ha il sapore di un colpo di spugna. Perché ricordiamoci di una cosa. Michela Murgia sostiene che il concetto di Patria ha prodotto nel corso della storia solo danni, e “lezioni amare”. Ma non è affatto quello che vedono i miei occhi. Sarò un inguaribile ottimista. Ma quello che i miei occhi vedono è una civiltà che, pur tra errori e storture, è avanzata fino alla conquista di diritti e traguardi inimmaginabili. I miei occhi vedono sì tutte le brutture prodotte ma anche e soprattutto tutte le bellezze realizzate. Tutto ciò non deriverà dal concetto moderno di Patria, ma dalla “terra dei padri” sì. Non dimentichiamo che il mondo nel quale viviamo, il paesaggio urbano, quello extraurbano, i cieli che attraversiamo a bordo di aeroplani, le strade che percorriamo con le nostre automobili, le vie lungo le quali camminiamo tutti i giorni, i marciapiedi che calpestiamo, l’illuminazione, le condutture che recano acqua corrente, luce, gas, energia elettrica, e fanno viaggiare i bit e le informazioni attraverso le fibre ottiche fino ai nostri computer per far funzionare tutti i giorni la rete che tutti ci unisce; e ancora la scienza, la tecnologia, la medicina, la pittura, la scultura, la musica, la letteratura, il cinema, le grandi opere architettoniche del passato e del presente, la filosofia e le altre scienze umane, il diritto, la giustizia, la democrazia, l’informazione, in sostanza l’intero mondo in cui viviamo, e in una parola “la civiltà”: ebbene, tutto ciò è opera dei padri, o perlomeno assai più dei padri che non delle madri. Ecco perché si chiama Patria, terra dei padri. E non possiamo cancellare secoli di storia o falsificarla solo nel nome dell’emancipazione femminile. Forse siamo abituati a dare per scontate tutte queste conquiste: ecco perché non facciamo che lamentarci. Ma basterebbe volgere lo sguardo ad altri angoli di mondo per rendersi conto dell’assurdità dei nostri piagnistei. Le nostre città, le nostre campagne, i paesaggi montani e fluviali, quelli lacustri, tutti sono stati dissodati e modellati dai nostri padri, così come le libertà civili e politiche, e i diritti che ci siamo conquistati e che abbiamo difeso col sangue, i viaggi sulla luna, la sanità pubblica e la tutela della salute, il web e la comunicazione globale, la tutela ambientale, l’allungamento e il miglioramento delle condizioni di vita: tutto o quasi opera dei padri. Certo, le donne hanno dato il loro contributo. Ma tutto ciò è stato soprattutto opera dei padri. Certo, anche le guerre, naturalmente, le persecuzioni, le sopraffazioni, le diseguaglianze economiche e sociali, le ingiustizie: tutto opera dei padri. Tutta le bellezza e tutta la bruttezza del mondo sono per lo più opera dei padri. Non delle madri. Ma quanto è maggiore ai miei occhi la bellezza. E io dico che se tutta questa bellezza, che è opera dei padri, non esistesse: ecco, io semplicemente non vorrei più vivere. In un mondo privo delle opere dei padri io non vorrei vivere. Ecco perché la proposta di Michela Murgia ha il sapore di una spoliazione. Lei pare vedere solo il brutto prodotto dalla terra dei padri, mentre io vedo l’uno e l’altro, il brutto e il bello. E le due parti, come accade per tutto il resto, mi paiono in equilibrio: e questo equilibrio è esattamente ciò che ai miei occhi rende la vita degna di essere vissuta. Non sarebbe perlomeno ora di smetterla di dare addosso agli uomini di continuo? Non passa giorno senza che sui media ciò accada. Non sappiamo che cosa avrebbe prodotto una civiltà fondata sul concetto di Matria. Quello però che dovremmo avere imparato è che da ora in poi, grazie all’emancipazione della donna (cui qualche merito va anche agli uomini), l’avanzamento della civiltà (colpe e meriti) non sarà mai più appannaggio di un genere o di un altro, ma dei singoli individui cha avranno saputo unire le forze. Ma questa emancipazione, che tuttora continua, non può continuare a passare attraverso il tentativo di screditare gli uomini, come innegabilmente accade (non imputo ciò a Michela Murgia: è chiaro che ho allargato il discorso).

Detto ciò, non nego che vi sia qualche forzatura, qualche inesattezza nel mio racconto. Perfino qualche contraddizione. Ma quale discorso non presenta contraddizioni e inesattezze? Una cosa però è certa: esso contiene molte verità, io credo. Così come molte verità contiene quello di Michela Murgia. Perché in fondo, come mi è capitato più volte di ripetere, il mondo si regge sulle opposizioni, le quali tutte insieme lo tengono in equilibrio.

Conrad scriveva che se il mondo fosse stato fatto dalle donne sarebbe di cristallo. Io non arrivo a tanto, ma chiedo, anzi pretendo, che l’emancipazione delle donne passi attraverso il rispetto nei confronti degli uomini. I recenti scandali sessuali offendono e danneggiano anche gli uomini, eppure da più parti si continua a fare uno sporco gioco: quello di puntare l’indice non solo sui colpevoli ma di estendere la colpa all’intero universo maschile, ormai messo di continuo sotto accusa. E io mi sono stancato di tutto ciò. Credo che siamo al limite. E credo che siano ormai in tanti a vederla come me. Ancora un po’ e ci ritroveremo a dover riconoscere che uomini e donne sono così profondamente diversi da risultare incompatibili. Ma allora perché non vivere in mondi separati? O quantomeno tornare a classi separate fin dai banchi di scuola? Allora forse è vero quello che diceva Massimo Troisi in Credevo che fosse amore invece era un calesse, ossia che uomini e donne non sono fatti per vivere assieme, non sono fatti per capirsi, troppo diversi.

Le mie vi potranno sembrare parole dure e spiacevoli. Ma le donne non lo sono forse oggi con gli uomini di continuo? Non è che possiamo fare da punching ball tutto il tempo. E i fatti e la storia non si possono cancellare. Con buona pace di tutti.

Gianluca Barbera