“Siamo per gli dèi come mosche per i ragazzini…”: il discorso illuminato di Éric Cantona ha lasciato a bocca aperta i cretini. Avessero questa consapevolezza i parlamentari nostri. Lo voglio al trono, al posto di Macron

Posted on Agosto 30, 2019, 10:44 am
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Il mondo cammina a testa sotto.

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La differenza tra il gesto sportivo come arte, fine a se stesso, perciò infinito, e quello atletico, prono al risultato, schiavo, per quanto superbo e di classe, ai regimi della ‘classifica’, si vede dalle facce tonte di Cristiano Ronaldo e di Lionel Messi, marmorizzate nell’assurdo, mentre ascoltavano il verbo di Éric.

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Inutile ribadire i dati: del volitivo Cantona si ricorda la mossa marziale sul viso del tifoso del Crystal Palace, era il 1995, per identificarne il carattere ardente. Minchionerie. Cantona è stato tra i più prodigiosi, estrosi, inafferrabili calciatori dei Novanta. Con il Manchester vinse di tutto – 4 campionati, 2 coppe d’Inghilterra – dopo aver vinto uno scudetto con il Leeds e uno con l’Olympique Marsiglia. Nonostante i gol – 20 in 45 presenze – fu piuttosto fallimentare il suo rapporto con la nazionale francese, nessuno è profeta ovunque. Dieci anni fa, Ken Loach lo consacra attore dal carisma incarnato in Looking for Eric.

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Il mondo è capovolto. Cantona, un giorno fa, riceve il Uefa President’s Award, nell’ambito del sorteggio della Champions League. A metà tra un Messia e il capitano Achab, barba folta, bianca, camicia rossa aperta davanti, coppola, sguardo crudo, Cantona attacca citando Re Lear, atto quarto, scena prima. Interpreta Gloucester: As flies to wanton boys are we to the gods… “Come mosche per i ragazzini siamo noi per gli dèi, che ci uccidono per divertirsi”. Dovrebbero applaudirlo. Catona, che viene da un tempo in cui il campione sportivo era tale soprattutto per la testa, fa esplodere Shakespeare tra i pallonari. Che pallonetto, che gioco in contropiede, che modo sagace di sparigliare le carte del menù. Eppure. Nessuno capisce, parecchi ridono. Idioti. Anche la stampa patria boccheggia. Chiacchierano di “stranissimo discorso”, balbettano di un “discorso criptico”, di “discorso… che gela il sangue alla platea dei sorteggi”. Piuttosto, io farei un applauso alla dizione, rude, e all’istinto, sempre impavido.

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Per esteso, il discorso di Cantona – l’unico lucido mentre tutti pigliano sovrane cantonate – è questo: “Come mosche per i ragazzini siamo noi per gli dèi, che ci uccidono per divertirsi… Presto la scienza non sarà solo in grado di rallentare l’invecchiamento, ma riuscirà anche a riparare le cellule, così diventeremo eterni. Solo i crimini e le guerre ci uccideranno. Sfortunatamente, i crimini e le guerre aumenteranno. Amo il calcio. Grazie”.

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Che cosa c’è di criptico? Cantona dice il noto, in un contesto anomalo. Questo è lo scandalo. Cantona ci ricorda che l’uomo vuole farsi dio, vuole vincere la morte: ma anche se vincerà la morte non riuscirà a domare se stesso. L’uomo crea il male, il male aumenterà. Più che lavorare sulla scienza, occorre disciplinare il cuore; ciò che conta non è raggiungere la vita eterna, ma vivere a fondo questa vita. Dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti, ineffabili: ci domina il caos, o una turba di dèi bastardi. Citando Shakespeare, Cantona incrina l’aforisma – che ci insegue dal teatro greco, da Euripide in qua. Una volta erano gli dèi, capricciosi, a ucciderci, ora è l’uomo che fa sterminio di sé.

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Infine, un atto d’amore, che celebra l’obbedienza al proprio specifico talento.

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Cosa c’è di complicato? Si esprimessero così i politicanti odierni, risuonasse nel convegno parlamentare – fitto di figuranti e di Mandrake della poltrona – una tale consapevolezza, semplice, netta, barbuta. Mai discorso fu così chiaro, ma c’è chi non vuole ascoltare. Cantona spacca gli stinchi al qualunquismo dei perbenisti: ve lo immaginate al posto di quel Napoleone sul comò di Macron? (d.b.)

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