10 libri che dovete assolutamente leggere. Per un canone “inverso” della letteratura del Novecento. Da William Golding a Cristina Campo, da Hermann Broch a René Char e Cormac McCarthy

Posted on Gennaio 16, 2020, 1:15 pm
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Superfluità del caso. Andrea Cortellessa – critico insigne, che ha da insegnare – impila il canone del Ventennio, su “Tuttolibro” de “La Stampa”. L’articolo s’intitola “Del XXI secolo il canone è questo”, ci tornerò. Sabato prossimo, piuttosto, alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia – per chi ha gambe, si inizia alle 16,30 – stilerò, addirittura, “Un canone letterario per il Novecento” (s’intenda: d’Occidente). Non sono un critico ma il buffone di corte, del corteo letterario, per cui ogni bizzarria è lecita. Il canone che mi è stato chiesto di stilare, in dieci libri, coglie due regole di partenza: a) che sia un canone “inverso”, magari sinistro, comunque anomalo (insomma: non ci sono i titani dati per certi e per letti, Joyce, Proust, Woolf, Mann, Montale etc.); b) che dietro ogni libro – a volte riscoperto, imposto dall’oblio – ci sia una storia, uno squarcio in forma di ferita sulla Storia. Insomma, ecco il mio canone. Un gioco. In verticale, a testa sotto. (d.b.)

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Boris Pasternak, Poesie

Immenso artista, di austera sensibilità, Pasternak raffigura l’emblema del poeta che reagisce agli orrori della Storia con la statura dell’opera. Pianse la morte di Tolstoj, fu amico di Rainer Maria Rilke, amato da Marina Cvetaeva, sodale di Vladimir Majakovskij. Come ha scritto Angelo Maria Ripellino, egli “passava nel folto delle battaglie che avrebbero mutato la Russia, come un sonnambulo, destandosi a tratti per annotare con voce assonnata, non le gesta del popolo, ma i prodigi del cosmo”. Prodigiose, le sue poesie sono il salterio del Novecento: cullano e confondono, tramortiscono di nostalgia, ci portano fuori dal tempo, tramutano in betulle e volpi artiche.

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Saint-John Perse, Esilio

Braccio destro di Aristide Briand, ideatore degli “Stati Uniti d’Europa”, alto diplomatico per il Governo Daladier, fu il solo, durante la Conferenza di Monaco del 1938, a reagire alle pretese di Adolf Hitler. Perciò, durante Vichy fu costretto all’esilio, privo di cittadinanza. La sua ricerca lirica, adorata dai grandi – Ungaretti, Eliot, Rilke, Hofmannsthal – è tra le più vertiginose di ogni tempo (e per questo, dimenticata). Il suo impero nella catabasi del linguaggio è incontrastato: leggerlo è una conversione.

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William Golding, Il Signore delle Mosche

Nela stessa tornata di anni sono pubblici due libri opposti e diversamente indimenticabili: “Il Signore degli Anelli” e “Il Signore delle Mosche”. In quest’ultimo, una parabola che ancora ulcera, William Golding mostra che il male è connaturato all’uomo, si insidia nelle ossa, s’installa in ogni desiderio. L’isola in cui si muovono i suoi bambini naufraghi, adulti in malizia, è il contrario dell’Isola-Che-Non-C’è di Peter Pan: qui si respira violenza, si lotta per sopravvivere.

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Hermann Broch, La morte di Virgilio

Scritto sotto il maglio del regime hitleriano da un intellettuale ebreo convertito al cattolicesimo, “La morte di Virgilio” è il romanzo che pone fine al romanzo, è il libro definitivo, oltre ogni estremità. Nel lunghissimo monologo di Virgilio – il poeta-sciamano che conosce i recessi dell’oltretomba –, la riflessione sul compito dell’arte, dell’artista, conficcato in un mondo ostile. Di quel romanzo ha scritto Ezio Raimondi: “Difficile dire se ‘La morte di Virgilio’ sia un romanzo riuscito o meno. Forse è impossibile scrivere un romanzo in questo modo. È una specie di straordinaria sconfitta, che però porta il raccontare oltre le sue strade correnti”.

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Mario Pomilio, Il Natale del 1833

Un fuori classe della letteratura italiana del Novecento, un romanzo perfetto, anomalo per tensione, invenzione, serenità narrativa. Nel “Natale del 1833” Pomilio mette in scena un Alessandro Manzoni mai così inquieto, dando fiato alla domanda insostenibile: dov’è Dio quando l’uomo soffre?, dov’è l’uomo se Dio si dimentica di lui?

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René Char, Fogli d’Ipnos

Manuale di guerra, abbecedario orfico, regola di poetica monastica; poesia come lotta e come agnizione; come pugno e come conversione. René Char, tra i più ispirati poeti del secolo, traccia questo libro durante la Resistenza, mai così lucente sull’orlo del perduto. “Un uomo senza difetti è una montagna senza crepacci. Non m’interessa”.

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Cristina Campo, Lettere

Nelle lettere della Campo si esplicita uno dei capolavori della letteratura italiana di ogni tempo. Ieratica e audace, solitaria e assoluta, d’intelletto violento, questa scrittrice nel cristallo è una scoperta continua. Così scrive alla poetessa argentina Alejandra Pizarnik: “Il male non è nell’innocenza che ignora questo fatto, ma nella letteratura volgare che il mondo pone come uno schermo tra l’innocenza e la sua lacerazione definitiva, inevitabile e giusta. E così succede che molti vivano tutta la loro vita al margine del loro destino”.

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Elias Canetti, Massa e potere

Il libro fondamentale per capire il nostro tempo. Elias Canetti vi lavorò trent’anni, accumulando quaderni di appunti. Un libro inimmaginabile, scritto con il talento di un romanziere, che racconta l’ansia di potere dell’uomo, lo spergiuro e la spregiudicatezza, la coalizione delle masse, l’obbedienza senza condizioni. Da affiancare a “Il gioco degli occhi”, autobiografia sapienziale, che si riassume in quell’interrogativo, spartito insieme a Broch: “Esisteva un uomo buono? E se esisteva, come doveva essere?”.

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Lidja Cukovskaja, Incontri con Anna Achmatova

Tra le testimonianze più alte di un’epoca che ha ammazzato i suoi poeti. Perché il potere ha bisogno, per assolversi, della morte del poeta? Nella Russia sovietica, le poesie d’amore di Anna Achmatova erano proibite. “Io leggevo i versi e, quando li avevo impressi a memoria, glieli restituivo in silenzio”, racconta la Cukovskaja in queste memorie straordinarie. Anna Achmatova, a quel punto, quasi esplicando un rito, “acceso un fiammifero, bruciava il foglietto in un posacenere”. La poesia non muore nella fiamma, diventa imperituro cristallo.

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Cormac McCarthy, Meridiano di sangue

Il romanzo più rappresentativo della letteratura americana recente. McCarthy ambienta in un West atavico e corroso una clamorosa Apocalisse. Il centro del romanzo è il Giudice Holden, una specie di demone, venuto a portare il caos nel mondo. In fondo il romanzo, involuto, biblico, immorale e immortale, racconta il destino di caduta dell’uomo, la sua miseria, l’estemporanea luce.

*In copertina: William Golding; nel 1983 fu insignito del Nobel per la letteratura