Di cannibali, inquisitori, militanti convenzionali ed escapologi, ovvero: la lista dei libri necessari per un verace ‘anticanone’

Posted on dicembre 08, 2017, 8:59 pm
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Rileggendo recentemente le Confessioni di Sant’Agostino, scritte oltre milleseicento anni fa, mi ha colpito un aspetto che precedentemente non avevo colto: gli autori a cui fa riferimento sono, per la maggior parte, ancora noti ai nostri giorni. Consapevolmente o meno, stava già contribuendo a costruire il canone occidentale. Il canone aristotelico-euclideo-cartesiano-newtoniano-darwinista/spenceriano in base al quale il mondo occidentale opera a tutt’oggi viene creato da millenni. Lungo la strada ci sono stati dei colpi di grazia alla possibilità di almeno un altro canone, per esempio l’Accademia di Atene, distrutta prima da Lucio Cornelio Silla nell’86 a.C., e in seguito, essendo stata rifondata, chiusa una volta per tutte da Giustiniano nel 529 (e non è un caso che uno dei periodi di maggior splendore nella storia dell’occidente, il rinascimento, coincida con l’Accademia platonica di Firenze riunita intorno a Marsilio Ficino). La chiesa aveva/ha il proprio diritto canonico e, per secoli, è stato l’organo che l’ha imposto e fatto rispettare. Sebbene il mondo occidentale del ventunesimo secolo sia esente da imprese che fanno rispettare, con grande alacrità, il canone, quali la santa inquisizione, opera comunque secondo un canone, che rimane quello aristotelico-euclideo-cartesiano-newtoniano-darwinista/spenceriano di cui sopra, che ci è inculcato dall’asilo alla bara, echeggiato da governi, dai media, da istituzioni ufficiali ed entità ufficiose, e infine dall’industria dello spettacolo. A giudicare dalla storia dell’umanità, la semplice realtà è che alla gente piacciono i dogmi, e ne ha bisogno. Concetti che a una mente distaccata e sensata sembrano, oltre che impensabili, grotteschi, crudeli, in una certa epoca e in un certo posto sembravano normalissimi. Usanze che oggi ci sembrano barbariche una volta erano la norma, e viceversa. La santa inquisizione è il bersaglio ovvio, così come la soluzione finale dei nazisti. Ma che dire delle grandi purghe di Stalin? I campi di sterminio di Pol Pot? La pulizia etnica nei Balcani? Ci sono poi molti esempi meno ovvi.

Nel libro Los Invencibles de América, l’autore spagnolo Jesús Á. Rojo Pinilla sostiene che, lungi dal commettere un genocidio contro gli Aztechi, Cortés e i suoi conquistadores li salvarono da un autoinflitto olocausto. Essendo l’allevamento di animali sconosciuto agli Aztechi, essi e i loro vicini si stavano, essenzialmente, mangiando a vicenda fino all’estinzione. Non solo sacrificavano decine di migliaia di vittime ogni anno, delle cui cosce poi si nutrivano, ma il loro cannibalismo era molto diffuso a causa della scarsità di cibo. Il canone occidentale contemporaneo, ancora convinto sostenitore della Leyenda Negra (la propaganda britannica/nordamericana che demonizza la Spagna e tutto quanto è spagnolo), in barba all’evidenza sia storica sia archeologica predica l’opposto: che il Messico precolombiano era il paradiso terrestre e che i conquistadores sterminarono tutti. Test sul DNA della popolazione messicana contemporanea rivelano che il 30% è di discendenza pura azteca o maya; il 60%, meticcia; e solo il 10%, bianca. Se il presunto olocausto fosse effettivamente avvenuto, il DNA dei messicani di oggi non indicherebbe una discendenza shiacciantemente bianca? I dogmi o, nella loro combinata onnipotenza, il canone, dovrebbe essere percepito come una forza tanto ineludibile quanto la gravità. È possibile sfuggirne?

Parecchi miei lettori mi hanno inviato mails in cui mi domandano suggerimenti circa libri da leggere per evadere dal canone occidentale. Ci ho pensato per qualche anno e, anche se una lista completa sarebbe impossibile e comunque molto al di là dell’ambito di questo pezzo, suppongo che una listarella, tanto per cominciare, potrebbe essere d’aiuto a quelle menti curiose che sono contrarie per natura, o deluse dal canone occidentale odierno e dalla onnipervadente propaganda che lo amplifica. A seguire, dunque, la mia listarella che si prefigge di (rullo di tamburi): aprire gli occhi, mettere in discussione i presupposti, e ampliare gli orizzonti.

Il Libro dei Mutamenti (I Ching), è non solo il primo libro (conosciuto) dell’umanità, ma una dissertazione molto approfondita sulla accidentalità in giustapposizione all’ossessione dell’occidente, e cioè la causalità, quel tanto evidente quanto asinino nesso tra causa ed effetto sul quale, tuttavia, la filosofia occidentale ha edificato interi sistemi. Inoltre, consultare Il Libro dei Mutamenti a scopo divinatorio può essere frustrante, ma anche illuminante.

La vita di Gesù in India. La sua vita sconosciuta prima e dopo la crocifissione, di Holger Kersten. Riconfigurare Gesù come un buddista fa al mondo il grande favore di liberarlo dalla tradizione abramitica. Inoltre, la sua non-morte sulla croce è spiegata con tale dovizia di particolari (spesso in bella vista nei vangeli canonici) che tendo a crederci. E il paolinismo, contrabbandato e imposto come cristianesimo, ha causato non pochi problemi nei secoli.

Una nuova scienza della vita: l’ipotesi di causazione formativa, di Rupert Sheldrake (spero ancora disponibile in italiano). Aprì i miei occhi, molti anni fa, e da allora Rupert e io siamo divenuti amici. Darwin (e, per estensione, Spencer, quel grande cooptatore): addio. Il primo capitolo riassume in modo magistrale la biologia che è insegnata a tutt’oggi a scuola; dal secondo capitolo in poi, benvenuti in un nuovo mondo. Quando è stato pubblicato originalmente, la prestigiosa rivista scientifica Nature lo ha attaccato con l’editoriale: A Book for Burning? (Un libro da bruciare?), poiché osava andare contro le inamovibili convinzioni del sacerdozio scientifico. Echi della santa inquisizione dal mondo della scienza convenzionale.

Fra la trinità delle opere che descrivono la decadenza del mondo occidentale – Il tramonto dell’Occidente, di Oswald Spengler; La crisi del mondo moderno, di René Guénon; e Rivolta contro il mondo moderno, di Julius Evola – sceglierei il terzo, con l’avvertimento di Hermann Hesse che è un libro “davvero pericoloso”. E, in effetti, lo è. È difficile non essere travolti dalla sua radicale reinterpretazione della storia. Solo col tempo ci si accorge che si tratta, dopo tutto, di una straordinariamente ben costruita… fantasy. Ma la sua grandiosità wagneriana e intrinseca potenza ne fanno uno dei libri più iconoclastici mai scritti, specialmente poiché è così ben strutturato e profondamente erudito. Lo raccomanderei, ma con il caveat: da leggersi cum grano salis; per il lettore maturo e apollineo, non per il giovane impressionabile e dionisiaco.

Il meno inebriante ma ugualmente fondamentale La ribellione delle masse, di Ortega y Gasset, è in grado di provocare l’ira dei progressisti contemporanei quanto la gioia di coloro che non digeriscono la propaganda. Basta contrastare il radicatissimo concetto contemporaneo “Ognuno ha diritto alla propria opinione” con “La sovranità dell’individuo non qualificato, dell’individuo umano generico in quanto tale, è passata, da idea o ideale giuridico che era, a essere uno stato psicologico inerente all’uomo qualunque”. Le masse, sosteneva Ortega y Gasset, sono la marmaglia; solo l’individuo conta, sempre che percorra un viaggio iniziatico che dura tutta la vita.

Di grande valore è l’antologia La filosofia perenne, di Aldous Huxley, un excursus attraverso lo spazio e il tempo alla ricerca della stessa matrice.

San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova – non erano un po’ strani, ed estremi? Da dove trasse ispirazione Cervantes per molte delle avventure del Don Chisciotte? I sufi, di Idries Shah, spiega quanto l’occidente sia indebitato con il sufismo e con i suoi insegnamenti, e introduce il lettore a un concetto fondamentale: il pensiero non-lineare.

Per un modicum d’India da una prospettiva occidentale, e limitandomi a un solo libro, sceglierei India segreta, di Paul Brunton. Il suo approccio ragionevole, la volontà di non essere credulone, e la graduale transizione, nonostante le premesse, dall’essere un non-credente al diventare disposto a essere meravigliato è, di per sé, una meraviglia.

Julius Evola ha scritto vari libri che meriterebbero d’essere menzionati. Dovendo scegliere, oltre a Rivolta, segnalerei La tradizione ermetica, lodato perfino da C. G. Jung, che a Evola non era gradito per ovvie ragioni, principalmente l’insistenza dello psiconauta svizzero sull’inconscio, secondo Evola basso e antitrascendentale.

Il che ci porta a Carl Gustav Jung, che non è un autore, ma una peregrinazione. Si è occupato un po’ di tutto, e il suo discepolo più dotato, Marie-Louise von Franz, era altrettanto acuta e in più in possesso, a differenza del suo maestro, dell’arte della concisione. Il lettore che desidera allontanarsi da quanto gli è stato propinato fin dalla culla potrebbe iniziare con l’eccezionale Risposta a Giobbe, di Jung. E per un pizzico di ufologia, allora nella sua infanzia, Su cose che si vedono in cielo (in bocca al lupo nel trovarlo, però: è esaurito da molto tempo).

Mentre siamo in argomento, A bordo dei dischi volanti, di George Adamski, è una lettura apassionante; se la storia non dovesse essere vera, sarebbe comunque fantascienza d’alto livello in grado d’aprire gli occhi. Per un trattamento più documentato dello stesso argomento, Daimonic Reality: A Field Guide to the Otherworld, di Patrick Harpur (purtroppo non tradotto in italiano, ma disponibile in castigliano: Realidad daimonica) rimane una delle migliori opere in assoluto su questo tema elusivo (mentre eviterei qualunque “testimonianza” di Whitley Strieber che abbia la pretesa d’essere vera).

Graham Hancock ha avuto la trovata geniale di scrivere un libro di saggistica con la tecnica della narrativa; ne è risultato Impronte degli dei. Alla ricerca dell’inizio e della fine, una lettura molto avvincente. Alcune delle sue affermazioni sono un po’ bislacche (Atlantide in Antartide!), altre, ad esempio che il grande diluvio è effettivamente avvenuto, sono da allora state confermate da diversi altri studiosi di larghe vedute.

Guido_Mina_di_Sospiro_2015

Lui è Guido Mina di Sospiro

Mi piace virtualmente tutto ciò scritto o pubblicato da David Hatcher Childress, l’Indiana Jones in carne e ossa dell’archelogia proibita o rifiutata dal canone (noto però, e con disappunto, che nemmeno un suo libro è stato tradotto in italiano: editori italiani, fatevi sotto). Le quarte di copertina dei suoi libri promettono cose roboanti, ma in realtà il suo scrivere si basa su ricerca attenta e approfondita, e tende a presentare scoperte e fatti insoliti mentre, allo stesso tempo, s’ingegna di trovare un compromesso fra entusiasmo e plausibilità. Un altro entusiasta e prolifico compilatore di stranezze era il compianto Colin Wilson, il quale, tuttavia, non era altrettanto attento. Inoltre, l’intrepido David Hatcher Childress ha viaggiato e viaggia dappertutto per ricercare e sostanziare le sue teorie, mentre Colin Wilson era un viaggiatore in poltrona che si basava esclusivamente su quanto scritto da altri.

Complete Magic Primer, di David Conway (non tradotto in italiano, ma disponibile in castigliano, Magia: introducción al ocultismo) comincia con un eccellente, anche se condensata, storia della magia e del misticismo, e lentamente si trasforma in un manuale d’istruzioni. In altre parole, insegna come praticare la magia. Solo per gl’intrepidi; io non mi trastullerei con alcunché del genere, soprattutto se non fossi un credente.

L’enorme volume Archeologia proibita. Storia segreta della razza umana, di Michael Cremo e Richard Thompson è utile in quanto rivela a quali estremi sia ricorsa la scienza convenzionale nel sopprimere l’evidenza che prova che gli esseri umani hanno abitato il nostro pianeta per un periodo di tempo molto maggiore di quanto ci sia insegnato. Anche se la mole lo penalizza per il lettore non specialista, è comunque un contributo di grande importanza.

Infinitamente più strambo, e molto più divertente, è Vere allucinazioni, di Terence McKenna. Per coloro che non proveranno mai “dosi eroiche” di funghi psilocibinici nei recessi più profondi della giungla colombiana, questo è un viaggio vicario, pazzerellone, un amalgama di scienza, letteratura, mito ed esotismi di un avventuriere la cui genuina curiosità procede a pari passo con la mitomania—un’esuberante esplosione di alto kitsch letterario e filosofico! Se non convinti, eccovi l’approvazione del New York Times: “Le frasi polisillabiche che infarcisce di riferimenti intellettuali sono un tentativo di dare credibilità all’altrimenti screditato soggetto delle droghe.” Ma sì, non ci potrebbe essere più valido complimento di una una stroncatura del New York Times!

Altrettanto strambo ma a raggio ancora più ampio è Il mattino dei maghi. Introduzione al realismo fantastico, di Louis Pauwels e Jacques Bergier, un bestseller internazionale da decenni. Inter multa alia, il lettore troverà una descrizione leggibilissima di come l’alchimia è praticata e funziona; un parallelo fra i maya e i nazisti, e ben altro. Come sempre persiste la domanda: e se anche una frazione di tutto ciò fosse vero? Che cosa ci è stato raccontato, invece, e perché?

Con disicplina da studioso ma anche con senso dell’umorismo decisamente inglese, The Rough Guide to Unexplained Phenomena 2 (non tradotto in italiano, né in castigliano o francese), di John Michell e Bob Rickard, percorre un sentiero lungo il territorio ombroso fra il conosciuto e lo sconosciuto, fra i dogmi degli scienziati convenzionali e la realtà di fenomeni che occorrono a dispetto di tali dogmi, così come, secoli or sono, Galileo ebbe a pronunciare: “Eppur si muove.” (Allora la scienza, appena nata, era basata sull’investigazione priva di preconcetti, cosicché rifiutava de facto ogni dogma. Oggi la scienza convenzionale si è metamorfizzata in un sacerdozio scientifico.) Il compianto John Michell è autore, fra gli altri, di View over Atlantis (a sua volta non tradotto in italiano), uno dei libri cult degli anni settanta; Bob Rickard è il fondatore di The Fortean Times, un mensile britannico dedicato ai fenomeni anomali resi popolari da Charles Fort.

Il mio amico e coautore di due romanzi, Joscelyn Godwin, ha scritto, tradotto e curato oltre trenta libri, molti dei quali, se non tutti, troverebbero posto in questa lista. Ma essendo per scelta una listarella, proporrei Il mito polare. L’archetipo dei poli nella scienza, nel simbolismo e nell’occultismo, che esplora un’origine diversa dell’umanità in congiunzione a vari altri miti occulti. Dovrei ricordare al lettore che pur non aderendo necessariamente alle idee esposte in questi libri, mi interessa studiare versioni alternative della medesima realtà, di cui alcune (talvolta estreme) personalità erano o sono convinte. Come ogni libro di Joscelyn, anche questo è altamente erudito.

Infine, e forse sorprendentemente, includerei alcuni episodi della scandalosamente divertente serie di George MacDonald Fraser Flashman – a voi la scelta (in Italia è pubblicato da Longanesi). Il motivo è che il magistrale ritratto che MacDonald Fraser fa di Flashman è troppo vicino alla vera natura dell’uomo – una volta che si è disfatta della fasulla, sovraimposta patina di civiltà. Infatti, se l’uomo dovesse essere reinselvatichito (basta una catastrofe, naturale, nucleare o qualunque sia) le scandalose trasgressioni di Flashman in confronto sembrerebbero peccatucci.

Questa listarella è tutt’altro che esauriente, cosa che infatti non si è prefissa di fare. Infine, ricordatevi che la seguente avvertenza vale per ciascun libro elencato: da leggersi cum grano salis.

Guido Mina di Sospiro

Guido Mina di Sospiro è l’autore, tra l’altro, di “L’albero” (Rizzoli, 2002), “La metafisica del ping-pong” (Ponte alle Grazie, 2016) e “Sottovento e sopravvento” (Ponte alle Grazie, 2017)