“Il successo mi lascia perplesso, tutto questo riconoscimento mi infastidisce”. Le lettere di Albert Camus a Louis Guilloux

Posted on Agosto 14, 2020, 6:42 am
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Effettivamente, il 1935 è il suo anno. Gallimard pubblica Le Sang noir, il capolavoro, “una autentica danza di morte”, lo dice André Malraux, padrino e paladino del romanzo. Una ‘risposta’ – semmai fu possibile – a Viaggio al termine della notte, tramano, alcuni. Eppure, il romanzo fallisce il Goncourt, che va al più tiepido Joseph Peyré. Quella storia di intellettuali di provincia, nel 1917, che difendono le proprie idee fino ad ammazzarsi, conquistò, comunque. Louis Guilloux, padre calzolaio e socialista, nato a Saint-Brieuc, in Bretagna, nel 1899, amico di Jean Grenier, traduttore dall’inglese – John Steinbeck, soprattutto – diventò uno scrittore di fama, impegnato dalla parte giusta (a sinistra). Le Sang noir è uno dei grandi romanzi del secolo – troppo poco letto. Ho imparato, leggendolo, cose essenziali sulla vita, sul Male e sul Bene, sulle miserie dell’amare, sul coraggio e la codardia degli uomini, sulla speranza e la disperazione”, dirà Jorge Semprun, risolvendo, di fatto, l’esistenza reale e letteraria di Guilloux. Gli fu chiesto, quell’anno, di applicarsi nel coordinamento del “Congresso degli scrittori antifascisti”, parata apparecchiata a Parigi nel 1935. Vi passarono, tra i tanti, Bertolt Brecht e Thomas Mann, Robert Musil, E.M. Forster, Aldous Huxley. Dall’Unione Sovietica furono inviati Isaac Babel’ e soprattutto Boris Pasternak: “Quando apparve, così bello, pareva un angelo! L’assemblea si è levata, non ho mai ascoltato una ovazione così profonda, entusiasta, spontanea”, ricorderà Guilloux. Aveva già pubblicato un libro importante, nel 1927, La Maison du peuple. André Gide lo adorava e gli chiese di partire con lui, in un viaggio ‘promozionale’ a Mosca. Come si sa, Gide rientrò in Francia scrivendo il Retour de l’Urss: comunista da cafè sulla Senna, capì che lo stalinismo era una stortura disumana. Ne denunciò gli effetti: “All’interno della classe sociale riformata, i più apprezzati sono i più servili, i più codardi, i più vili. Chi alza la testa, viene falciato o deportato”. Louis Aragon, dalla cima del Parti Communiste Français, accusò Gide di fascismo, chiese a Guilloux di stare dalla sua. Guilloux rifiutò di fare il ruolo, servile, del mentitore, lasciò Parigi – e il successo – per l’amata Bretagna, si ritagliò la fama da uomo di sinistra, indipendente, poco uso ai sofismi ideologici. Durante la Seconda guerra la sua casa in Saint-Brieuc sarà luogo di rifugio per resistenti, clandestini, esiliati. Con Le Jeu de patience, nel 1949, il talento di Guilloux fu consacrato dal Prix Renaudot; da ormai quattro anni aveva scoperto in Albert Camus un amico autentico, “lo amo teneramente, lo ammiro, non solo per il talento, per il modo con cui ha scelto di vivere, per la sua posizione nel mondo”. La Correspondace tra Camus e Louis Guilloux è stata pubblicata da Gallimard nel 2013, la loro amitié au pied de la lettre, “passionant”, è tornata in auge dopo un servizio di Thierry Clermont edito da “Le Figaro”. Tra i due ci sono quasi quindici anni di differenza: Camus sta scrivendo La peste, chiede consiglio all’amico scrittore, ritocca il romanzo. L’amicizia si consolida in due momenti esemplari: Camus presenta l’amico alla madre, ad Algeri; nel 1947, i due, insieme, fanno visita alla tomba del padre di Camus, in un cimitero prossimo a Saint-Brieuc. Il padre di Camus, Lucien, era morto nel 1914, a 28 anni, durante la guerra, dopo essere stato ferito gravemente alla testa da una scheggia. Nelle lettere, Camus è terrorizzato dalla fama – con la stessa foga di chi ne è affamato –, è ossessionato dal tema della ‘rivolta’. L’opera di Louis Guilloux è pressoché scomparsa dal nostro reparto editoriale: nel 1955 Feltrinelli pubblica Sangue nero (riprodotto nel 1982 con prefazione di Goffredo Fofi), nel 1957, ristampato fino agli anni Ottanta, La casa del popolo e Compagni, con la prefazione di Albert Camus, atto di accusa memorabile contro “tutti quegli scrittori francesi che pretendono di parlare in nome del proletariato trincerati nella propria ricchezza, nell’alcova di famiglie abbienti”. Nella copia dedicata a Guilloux de La peste, Camus scrive, “A Louis, che ha scritto in parte questo libro. Con l’affetto del suo fratello maggiore, Camus”. Si erano scambiati i ruoli perché Camus viveva al doppio della velocità di Guilloux, fino a superarlo per età e intenti. “La tua amicizia è preziosa, mi aiuta a vivere”, scrive Louis a Camus. Quando il grande scrittore si schianta, nel 1960, Guilloux è lì, al suo fianco. Ne scorta il corpo, frantumato, la tomba – perché c’è sempre qualcuno che deve portarci nell’altrove. Vivrà ancora a lungo, vent’anni; non scriverà più nulla di memorabile. Per la televisione, negli anni Settanta, Guilloux adattò alcuni romanzi di Joseph Conrad. Morì nel suo paese, Saint-Brieuc, a uno sputo dalla tomba di Lucien, il padre di Camus. Gli hanno intitolato un premio. (d.b.)

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Albert Camus a Louis Guilloux, 2 febbraio 1947

Caro Guilloux,

a Briançon da più di due settimane: le giornate sono lunghe, non parlo con nessuno, tranne che con la brava gente dell’albergo, e pur con la ferma intenzione di scriverti non ci sono riuscito fino ad ora. Solo oggi mi sono reso conto che a fine settimana parto, e mi siedo alla scrivania. Dopo l’inferno di Parigi, questa solitudine così esatta mi ha svuotato, all’improvviso. Passo il tempo dormendo, elaborando il mio libro sulla rivolta, vivendo così, come in un bozzolo. Ieri, per scuotermi e sentirmi in forma, ho messo gli sci. Risultato: mano destra demolita, perdona la mia calligrafia.

…Ho pensato a molte cose – nulla è rimasto se non la stasi della solitudine. Le idee sono più fresche, ma non esco dalla mia “rivolta”. È una storia che parte dall’omicidio, che mi trascino da quattro anni, come La peste. Devo sbarazzarmene. Dopodiché, mi regalerò un anno di vacanza interiore.

Ma tutto questo è irrilevante. Sono preoccupato per te. Cosa stai diventando? Dove sono i tuoi romanzi? Come sta tua figlia? Raccontami tutto, di modo che riacquisti il genio della conversazione, che torni a essere socievole. Quando tornerò a Parigi sarò sopraffatto perché devo dare un po’ di sollievo a Pia, su “Combat”. Per me, l’amicizia è una specie di inferno, o giù di lì. Ho promesso a me stesso di darmi una settimana, in primavera, verrò a trovarti, con un po’ di tempo libero (non andrò in Sud America, quest’anno).

Perdonami questa stupida lettera vuota: mi somiglia. Soprattutto, non dubitare mai della mia solida e leale amicizia.

Albert Camus

Dal 9 febbraio sarò a Parigi, scrivimi al mio nuovo indirizzo. Hai una edizione dei frammenti di Epicuro?

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Albert Camus a Louis Guilloux, 27 giugno 1947

Mio caro vecchio Guilloux,

sono colpevole di non averti ancora scritto la lunga lettera promessa. Ma c’era “Combat”, l’uscita de La peste, quello stupido premio [il Prix de Critiques, ndr] che ho rifiutato invano, fino all’ultimo. Alla fine, ho pagato tutto, con una depressione improvvisa, uno svenimento. Il medico mi ha mandato qui, da una decina di giorni, passati per lo più dormendo, per la stanchezza e la delusione che mi ha dato “Combat”, ma te ne parlerò a voce.

Adesso le cose vanno meglio, ho ricominciato a lavorare. Questo è un paese tagliato dai venti, ricco di prati, boschi, fiumi. L’aria è leggera, sono a quattro chilometri dal paese più vicino. Sono solo. Ti scrivo in ginocchio, in mezzo a un prato, circondato da bambini, rumorosi, ma che non impediscono la solitudine.

Mi è dispiaciuto rinunciare al viaggio a Saint-Brieuc. È rimandato. Torno il 15 luglio e se ci sei ancora verrei a trovarti a fine mese. Ci sono mille cose di cui devo parlarti: due o tre mi premono in modo particolare.

La peste è uscito. Il successo del libro mi lascia perplesso. C’è un plauso di fondo, un riconoscimento continuo, che mi infastidisce. Inoltre, conosco bene i difetti del libro. Attualmente, elaboro i dialoghi che mi ha chiesto Barrault per uno spettacolo tratto da La peste. Non è un adattamento al libro, comunque. È una grande macchina scenica, semi-lirica [Camus si riferisce a Lo stato d’assedio, 1948, ndr]. Mi preme, piuttosto, chiederti consiglio per il mio libro sulla rivolta. Vorrei concludere il lavoro, in una prima formula, poi andrò in Sud America per sei mesi e lì mi domanderò se il libro ha senso oppure no.

Scusami, le mie idee sono confuse, mi esprimo male. Mi sento, semplicemente, come se avessi un’era da liquidare.

Ma, vorrei sapere di te… Il tuo libro? Il modo più semplice è venirti a trovare – nel frattempo, scrivimi. Finalmente respiro. Mi sento come se potessi rivolgermi a chi amo, in libertà. Spero di riprendermi completamente, con qualche chilo in più e idee più chiare.

A presto, scrivimi.

Albert Camus

*In copertina: Louis Guilloux e Albert Camus; la loro amicizia è testimoniata da un intenso epistolario, cominciato nel 1945