Albert Camus assassinato dal KGB. Tra Londra e New York tutti parlano del libro di Giovanni Catelli. Già che ci siamo, cominciamo a tradurre le lettere del grande scrittore

Posted on Dicembre 06, 2019, 11:46 am
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In questi giorni, oltremanica e oltreoceano, uno scrittore italiano ha tutte le attenzioni. Si chiama Giovanni Catelli. Chi è costui? Cremonese, classe 1965, Catelli è per lo più poeta – tra i suoi libri, editi da Manni, Geografie, Lontananze, Treni –, con verve giornalistica, orientata a ciò che accade nell’Europa dell’Est. In questi giorni, con enfasi – e cronologia dispari – si parla in UK e USA di ciò che noi sappiamo da un decennio.

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Riassunto. Nel 2011, sul Corriere della Sera, Dario Fertilio firma un pezzo, “Il giallo Camus”, in cui dà conto delle scoperte di Catelli. Così il sottotitolo: “Una confessione inedita rilancia l’ipotesi del delitto politico. L’ombra del Kgb dietro la sua fine: una vendetta dopo i fatti di Budapest”. In sintesi: l’incidente accaduto il 4 gennaio del 1960 nei dintorni di Thoissey, in cui persero la vita Camus e il suo editore, Michel Gallimard, sarebbe stato accuratamente ordito dai servizi russi, manomettendo la macchina su cui viaggiavano i due. Così, per lo meno, si legge nei diari del poeta ceco – e anticomunista – Jan Zábrana, scoperti da Catelli. “Ai servizi ci sono voluti tre anni per eseguire l’ordine”, scrive Zábrana, che avuto le notizie fatali da un amico ‘informato dei fatti’. Così ancora dallo scritto del poeta citato nel pezzo di Fertilio: “Da un uomo che sa molte cose, e ha fonti da cui conoscerle, ho sentito una cosa molto strana. Egli afferma che l’incidente stradale in cui nel 1960 è morto Camus è stato arrangiato dallo spionaggio sovietico. Loro hanno danneggiato uno pneumatico dell’auto grazie a uno strumento tecnico che con l’alta velocità ha tagliato o bucato lo pneumatico. L’ordine per questa azione è stato dato personalmente dal ministro Shepilov, come ‘ricompensa’ per l’articolo pubblicato su «Franc-Tireur» nel marzo 1957, nel quale Camus, in relazione ai fatti d’Ungheria, ha attaccato quel ministro, nominandolo esplicitamente…”.

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Sulla vicenda Catelli scrisse un libro, Camus deve morire, edito da Nutrimenti nel 2013, piuttosto discusso. Ora la discussione si riattizza. Come mai? Sostanzialmente per una mera questione di date: l’anno prossimo sono i 60 anni dalla morte di Camus. Poi per un cortocircuito editoriale. Il libro di Catelli è stato pubblicato nel mondo spagnolo quest’anno come Camus debe morir, con una ‘quarta’ di lusso, firmata da Paul Auster. “In questo libro inquietante, Giovanni Catelli si propone di risolvere l’enigma dell’incidente automobilistico che ha ucciso Albert Camus e il suo editore… Basato su anni di meticolose indagini, l’autore sviluppa un argomento convincente a sostegno della teoria che quell’incidente fu un assassinio premeditato. Una conclusione orribile, ma dopo aver vagliato le prove fornite da Catelli, è difficile non essere d’accordo con lui. Senza dubbio, ‘incidente stradale’ dovrà essere archiviato e sostituito con un’altra didascalia: ‘assassinio politico’”.

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A questo punto, il libro è proposto al mercato inglese. E qui si attacca il “Guardian”, che per mano di Alison Flood pubblica un’ampia articolessa, New book claims Albert Camus was murdered by the KGB. Il giornale inglese riporta fatti & dati, interpella sul punto Alison Finch, superprof di letteratura francese a Cambridge – ferrata in Proust e Stendhal più che in intelligence – che non crede al complotto. “I sostenitori della teoria dell’assassinio di Camus includono uno scrittore e regista (Paul Auster), un poeta ceco la cui famiglia è stata perseguitata dal regime comunista e che aveva dunque buone ragioni per odiare il comunismo (Jan Zábrana), il controverso avvocato Jacques Vergès… Inoltre, la tesi suggerisce che una azione simile sarebbe stata approvata dalle più alte cariche dello stato francese, presumibilmente da De Gaulle. Questo mi pare poco plausibile: De Gaulle, scrittore di pregio egli stesso, aveva grande rispetto per gli intellettuali francesi. Compresi quelli con cui non andava d’accordo”.

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Nel frattempo, preventivamente, su “Literary Hub”, Aaron Robertson mette in guardia su tali progetti editoriali (fin dal titolo: A new book suggests Albert Camus was assassinated, buti s speculation a good idea?). “Sarà interessante capire se un editore americano accetterà di pubblicare Catelli. Fino a quando prove più salde non supportino questa tesi, è bene prenderla con un po’ di sale in testa”.

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Lasciamo gli anglofoni alle loro speculazioni. In Italia, per donarci un po’ di splendore editoriale, vista l’egida del triste anniversario, comincerei con il tradurre per bene Albert Camus. Ad esempio, la Correspondance con la sua amante, l’attrice Maria Casarès. E poi quella con il pensatore Nicola Chiaromonte. Quest’ultimo epistolario lo ha curato una italiana, per altro, Samantha Novello, eccellente studiosa di Camus. Sbrighiamoci, alziamo lo sguardo, voliamo alto. (d.b.)