Da San Michele a Satana, dal meraviglioso al mostruoso, il passo è molecolare… Discorso su “La caduta degli angeli ribelli”, l’opera impossibile

Posted on Marzo 06, 2020, 11:17 am
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Si devono prima percorrere nell’ignoranza tutte le sale di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza per arrivare a questa opera, a questo stravolgimento dei sensi. Come ogni vero capolavoro – se è tale – ciò che resta è l’opera stessa, dell’autore infatti si sa poco o niente, tutto è relegato alla confusione che trascina il tempo. Pare che esistano due Agostino Fasolato, entrambi tagliapietre, operanti circa negli stessi anni nel territorio veneto. Un Agostino pare avesse un taglio più rustico della pietra, un lavoro tutto sommato dignitoso ma modesto. L’altro Agostino invece aveva un approccio decisamente più virtuoso, un rapporto col marmo più intimo. Potrebbe però essere lo stesso unico Agostino che esercitava due tracciati della propria personalità, perché no? La caduta degli angeli ribelli è una scultura con sessanta figure che provengono tutte da un blocco unico di marmo di Carrara.

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Da un solo uniforme blocco deriva la scrematura tra bene e male, tra divino e satanico. Il marmo è una roccia metamorfica ed è già dalla formazione che è insito il suo destino. La roccia è composta prevalentemente da carbonato di calcio che sottoposta alla metamorfosi trasforma le sue strutture mineralogiche, tutto allo stato solido, niente si fonde. Se quindi dentro a una struttura solida è possibile che la componente microscopica, in un tempo che pare eterno e immutabile, nel silenzio si alteri ecco che allora il marmo di Carrara è la perfetta pietra per la caduta degli angeli ribelli. Il diavolo è colui che ha creato divisione, dal greco diaballein “dividere”, che quindi ha reso evidente ed estrema la trasformazione. Da uno stesso nucleo solido divino qualcuno ha fatto una scelta, ha spaccato la pietra. Agostino Fasolato fa lo stesso, come Satana crea una frattura nel blocco, estrae dal solido sessanta figure.

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Quando si arriva davanti a questa piramide bianca non potete far altro che scegliere un punto, piantarvi i piedi, fare anche voi radici, mineralizzarvi. Avrete il desiderio di entrare in quel vortice, di capire se esiste in tutto questo complesso un solo punto di divisione. Non esiste alcuna separazione, tutte le figure hanno un punto finissimo e impercettibile che le unisce, se anche paiono libere, sono legate insieme dall’origine.

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Se prima credevamo di vedere quest’opera ci rende ciechi. La caduta degli angeli ribelli entra nel nostro occhio ribaltata, San Michele è a testa in giù, e solo grazie al nostro nervo ottico lo riportiamo alla sua origine verticale, per gravitazione lui vola, è Satana che cade. Tutto il blocco di marmo è escavato, gli angeli sono lembi evidenti di una ferita, della scelta che impone l’esclusione, l’esclusività. Da San Michele a Satana, dal meraviglioso al mostruoso il passo è molecolare, è un piccolissimo scambio di energia tra gli atomi. Dalle ali alle corna, dalla spada al forcone: sono però sempre appendici di una stessa struttura. San Michele e il diavolo combattono contro sé stessi, contro una stessa comune origine.

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La caduta degli angeli ribelli siamo noi. Siamo l’uomo che scegliamo di essere, che combatte contro l’uomo che in realtà è, che è diverso ancora da quello che mostriamo. Siamo tutti San Michele e Satana, siamo esattamente in queste sessanta figure esasperate, siamo continuamente nello iato della scelta. La frattura prima del marmo. Quest’opera non chiede la scelta, ci rende partecipi della complessità dell’intermedio, di ciò che dal bianco porta al nero, che frazionato in eterni livelli di grigio ci fa perdere il senno, il senso della decisione.

Clery Celeste