“Il Compasso e il Martello proclamano che l’autentico sogno massonico è giunto”: Iosif Brodskij spiega (con una poesia) il Muro di Berlino

Posted on Novembre 10, 2019, 9:15 am
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In una delle prime interviste dopo la caduta del muro di Berlino e di conseguenza del crollo del sistema sovietico, Iosif Brodskij disse due cose che gli stavano a cuore. Primo. “L’idea che l’arte rispecchi la vita è un’idea marxista… l’arte ha le sue dinamiche… la sua storia… la sua velocità… il suo obbiettivo incomprensibile… La letteratura (la poesia) è più antica di qualsiasi sistema politico esistente, di qualsiasi sistema di governo o di organizzazione sociale”. Secondo. “Non potrei tornare in Russia. Non si può tornare alla propria infanzia”. Sono due interviste del 1991, raccolte in Conversazioni (Adelphi, 2015). Ciò che mi sorprende, piuttosto, è che di Brodskij si ignori, in Italia, l’attitudine, nel più nobile significato del termine, ‘politica’. Ad esempio. Il 17 dicembre del 1981, sul “The New York Review of Books”, Brodskij pubblica una poesia, The Berlin Wall Tune, abbastanza significativa. La poesia non è una delle più grandi di Brodskij, è vero, eppure è raccolta in To Urania (1988) e non mi pare di averla letta in Italia, dove si ha una idea del poeta russo ieratica, inattaccabile, disinteressata al tempo, una specie di Nabokov in versi. La poesia sul muro di Berlino – che con screziata ironia sfregia il sistema comunista – è dedicata a Peter Viereck (1916-2006), poeta – ottenne un Pulitzer for Poetry nel 1949 –, storico (importanti i suoi studi sul retroterra culturale nazista), conservatore. Fu intimo di Brodskij, che aiutò durante l’esilio del poeta negli Stati Uniti; reciprocamente, cavalleria lirica, si sono dedicati alcune poesie (lui At My Hospital Window to Gate Talk for Brodsky). Nel trionfo dei documentari intorno al 1989, questa poesia sembra esemplare perché attraverso una serie di contrasti (noia vs. gioia; paura vs. impresa; cemento vs. acciaio; morte vs. vita; massoneria vs. religione) racconta il confronto violento tra opposte visioni del mondo. (d.b.)

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La canzone del Muro di Berlino

Per Peter Viereck

Questa è la casa distrutta da Jack.
Questo è il luogo dove una moneta sgualcita
si conficca, e dove Hans viene ucciso.
Questo è il muro costruito da Ivan.

Questo è il muro costruito da Ivan.
Eppure, cercando di placare il suo senso di colpa,
l’ha costruito con uno scialbo cemento grigio chiaro
e gli esplosivi agiscono con discrezione.

Sotto quel muro che a) annoia, b) spaventa
grovigli di filo spinato si accumulano come matasse
usate dalla nonna (la sua sedia ancora dondola!)
ma la tensione è troppo alta per rammendare calze.

Oltre quel muro sventola una bandiera gergale
su quel giallo, rosso e nero
il Compasso e il Martello proclamano che
l’autentico sogno massonico è giunto.

Dal loro nido pazientemente i poliziotti
scandiscono con i loro binocoli Occidente
e Oriente; amano entrambi gli orizzonti
apparentemente vuoti di ebrei.

Chi è stato visto, considerato, ascoltato, qui,
fu separato dal desiderio dei Soldi
o da una possente urgenza marxista.
Il muro non permetterà loro di unirsi.

Vieni su questo muro se disprezzi i tuoi luoghi
e ammira un esemplare spazio cosmico
dove nessuna forma di vita può esistere
e solo gli oggetti cadono.

Vieni verso questo disprezzo della pace e della guerra
versione pietrificata di una o dell’altra,
serpeggia tra queste paludi desolate che agiscono
come uno specchio frantumato.

Il giorno è triste, qui. Di notte
i riflettori illuminano quella piaga
certificando che se qualcuno urla
non è per un brutto sogno.

A proposito, i sogni non sono male: solo che
sono intrisi del sangue di uno dei tuoi che ha lasciato
il suo ruolo per caracollare fin qui; sulla sua testa
i sogni si sono tramutati in piombo.

Detto questo, soltanto il Tempo
ha abbastanza fegato per commettere un crimine
e passare avanti indietro, in questo posto, a piedi:
ai pendoli non sparano.

Ecco perché questo luogo vedrà molte lune
mentre le coppie stanno nei letti come cucchiai,
mentre i ricchi si domandano sulla profondità
dei propri desideri e le ragazze sole mangiano pesce.

Vieni a questo muro che batte tutti gli altri:
Romano, Cinese, i cui corrotti, falsi
molari invidiano le zanne d’acciaio che
lampeggiano sulla carne dei vicini.

Un uccello può squillare una canzone migliore.
Considera quanto è errato un aborto
(le chiacchiere dei ciarlatani chiedono commissioni
francamente alte) vieni sopra questo muro, guarda.

Iosif Brodskij