“Caro Bret, sei semplicemente diventato vecchio, banale, ipocrita e noioso. Beviti una tisana, riprenditi. Intanto, il tuo libro l’ho buttato nel cestino”

Posted on Dicembre 06, 2019, 9:12 am
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Il prossimo che mi magnifica Bianco di Bret Easton Ellis, si becca la mia copia dritta sui denti. Tanto non so che farci, oltre che buttarla al secchio. Gesù, che perdita di tempo, che noia, che enorme delusione. Dai, Bret, a chi la racconti? Il tuo è il tipico caso di crisi di mezza età, la stessa che nel libro perculi a Tom Cruise, a Charlie Sheen: fattene una ragione. In Bianco sei così barboso, prevedibile, fuori dal tempo, che non riesco a capire cosa ca*zo vi abbiano trovato di interessante tutti quelli che da mesi ne fanno dibattiti sui media. Bret, stai invecchiando, succede, è la vita, beviti una tisana, o inghiotti una pasticca blu, chissà che qualcosa là sotto ti torni in vita.

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Che sei vecchio, fuori moda, non vi sono dubbi, in Bianco semmai vi sono prove evidenti, racchiuse in una frase che ovvio non un giovane, ma una persona che cavalca il presente, non penserebbe mai. Questa: “Eh, ai miei tempi..!”. I tuoi tempi, Bret, cioè gli anni ’80, non è che facevano schifo, semplicemente erano anni come gli altri, oggi glorificati ai tuoi occhi dalla selezione che la memoria fa dei ricordi, prediligendo sempre il bello a discapito di quanto di inutile e banale c’era. E poi, Bret, gli anni ’80, i tuoi?!? Il tuo vissuto immesso in queste pagine a paragone di ciò che viviamo noi, che vive il tuo fidanzato 30enne. Davvero sei da esempio, Bret? No, perché da ciò che qui rievochi, eri uno yuppie coi neuroni spappolati. Il Bret Easton Ellis anni ’80 è identico a uno dei personaggi de Il Lupo di Wall Street di Martin Scorsese, declinato al ruolo di scrittore di successo: un ragazzo dal cervello avariato da coca e quaalude. Tu, Bret, in Bianco te la prendi coi millennial e post millennial, e li chiami pappamolla, inetti, piagnoni, e da vecchio che sei ti metti a loro confronto anche se nessuno te l’ha chiesto, e sostieni di essere stato un bambino un ragazzo infine un uomo migliore. Di esser cresciuto come si deve. Ma chi te lo dice, Bret, se non te stesso, il tuo ego smisurato stampato su pagina, e vi sono tratti in cui straborda, un elenco di “Io, Io, Io” da ex ragazzino viziato ormai inacidito. Allora, Bret, dov’è la tua esemplare formazione? Sta nell’essere nato in una famiglia ricchissima, circondato dagli agi, nell’aver frequentato ottime scuole, nell’esser diventato famoso col primo libro a 21 anni? Che tra gli scrittori tu sia un grandissimo sono la prima a riconoscerlo, sebbene ti abbia letto disordinatamente, in ogni  modo vi sono gli studi di Nanda Pivano a testimoniarlo. E allora, Bret, il tuo coraggio? Il tuo essere superiore? Sta – fermi tutti – nel tuo vantarti che da ragazzino andavi a scuola e al cinema da solo? Che vedevi i film vietati ai minori? Mio Dio, che eroe, che forza, sono sovrastata da tanta scaltrezza! Ma è questo di cui ti incensi in buona parte del libro. O sta nelle lagne di pagine che riempi sul tuo essere incompreso dagli editori, e nel ripeterci fino alla nausea quanto sei bravo, quanto vendi, quanto tu e solo tu sia capace “di essere fedele al [mio] io”? Un io ipocrita e falso, lo dico portando a prova proprio quanto tu scrivi: in Bianco saturi pagine a disapprovare i social, dici che “ci fanno schiavi della dittatura delle corporation di cui sono figli”, eppure, Bret, sei tu stesso un utente social compulsivo e fiero, ti perdi in pedanti, melense descrizioni dei tuoi tweet e retweet e di quanto i tuoi tweet non siano amati, capiti, e ti lagni di quanto possa essere frustrante non piacere agli altri, cioè non hashtag-filati, online.

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Povera stella, gli hanno fatto la bua, quei cattivoni di haters, e quei curiosoni degli editori, che vanno a leggere i tweet di Bret in cui paragona “l’HIV a Grindr”, lo trovano inappropriato, e non gli pubblicano più il libro! E giù righe e righe di frignate. Non so te, Bret, ma io trovo ridicolo e scorretto sputare nel piatto in cui si mangia e nel tuo caso si rutta. Perché, guarda, ti dico una cosa: io non sono social, mai aperto un profilo, e mica perché mi valuti più intelligente di te e di chi lo fa. Solo, reputo maturità decidere cosa ci piace e cosa no, cosa vogliamo fare e cosa no. E i social non fanno parte del mio essere. Ho niente da promuovere, la mia identità non è in vendita. Poi, sai, i social hanno le loro regole. Ne sto fuori e mi faccio la mia vita, e non spreco – come fai tu – mezzo libro a parlar male di una realtà di cui però fai parte e contribuisci ad alimentare. Scusa, Bret, ma dov’è il tuo anelato anticonformismo se passi il tempo a postare, se vuoi stare in un sistema – quello dei social – intrinsecamente conservatore e conformista? Dove sta il cambiamento che chiedi? Sta nella tua rievocazione delle librerie a discapito di quelle online, quando la pagina dopo scrivi che sei il primo che compra libri su Amazon…?

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Com’è piccolo il tuo mondo, Bret. Costa est e costa ovest, gente straricca che ha soldi e fama, minuscoli ceti intellettuali che nel tuo Paese – come nel mio – elettoralmente e emozionalmente non smuovono nulla. Tutto ruota secondo le tue idee che sono giuste perché lo pensi e lo dici tu, la tua mente è speculare alla realtà che dici di detestare perché autoreferenziale benché si professi inclusiva, e tu, chi vuoi escludere se non chi non è come te? Bret, tu credi di essere dalla parte giusta, e te ne esalti. Ma sei tu la vittima che imputi siano gli altri. Puntare il dito sui difetti altrui perché sono gli stessi che si hanno e non si ha la forza di sfidare: vecchia storia. Bret, tu reclami mancanza di empatia, ma la tua, che a pagina 136 te la prendi con un 18enne suicidatosi perché bullizzato? Dici che il suo non era dolore autentico. Sei cattivo, Bret. La stizzosa cattiveria dei vecchi, la conosco molto bene. Sei entrato nel club di chi gli si alza solo a ferire gli altri, meglio se giovani. Dì un po’, Bret: mai pensato di porgerci la mano, a noi millennial, invece di romperci il ca*zo su tutto, di darci la colpa di tutto, in primis dei tuoi fallimenti? Ad un certo punto del libro lamenti che non puoi perdere tempo a bloccare chi su Twitter ti insulta: Dio, Bret, parli come un 12enne, te ne rendi conto? O gli anni passati a tirare cocaina nei cessi del jet-set si fanno sentire? In una pagina decanti di averne tirata insieme a Basquiat una settimana prima che morisse. Eh, Bret, che dire, se pensi che questi siano traguardi…

Barbara Costa