“In missione per conto di Dio”. Per i 40 anni di “The Blues Brothers”, una “imbecille stramberia” che è diventata leggenda

Posted on Maggio 25, 2020, 8:03 am
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Certo, l’accoglienza della stampa non fu affatto trionfale, anzi. Il primo a scrivere due righe su quella cosa lì fu il Los Angeles Times che definì i protagonisti due “disfunzioni ghiandolari”. Andò meglio con il New York Times: “Una saga presuntuosa”. Ma nulla a confronto di quello che si lesse sul Washington Post (“Imbecille stramberia”) oppure su Variety. Quest’ultimo accostò la comicità dei due protagonisti a quella di Gianni e Pinotto. In soldoni: una stroncatura secca, senza appello.

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Due bizzarri giovanotti girano per le vie di Chicago: vestiti neri e occhiali da sole Ray-Ban Wayfarer. Uno di loro è appena uscito di prigione. L’altro lo va a prendere. Si sa che sono fratelli anche se uno è lungo e secco come una pertica, l’altro invece è basso e traccagnotto. È il 1980, una vita fa…

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Cresciuti in un orfanotrofio, lì tornano. Per riconoscenza, o per altro. La suora che lo gestisce ha bisogno di 5 mila dollari (del tempo) per sanare la posizione dell’istituto con il fisco. La suora però vuole denaro pulito, “La Pinguina”.

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Come fare? L’idea: impossibilitati a reperirlo in maniera illecita, decidono di rimettere su la band musicale e, concerto dopo concerto, raggiungere la somma che serve.

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Cast stratosferico: nella pellicola ritroviamo pure Steven Spielberg. Gli altri sono Ray Charles, Aretha Franklin e James Brown (sua, nei panni del Reverendo, la battuta: “Il giorno del Signore arriva come un ladro nella notte”), la supermodella Twiggy, Cab Calloway. Del resto, chi non avrebbe accettato di essere amico dei “fratelli blu”? (Traduzione volutamente sbagliata).

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John Belushi e Dan Aykroyd. Il primo era già famoso grazie ad Animal House. Il secondo, che non aveva mai scritto una sceneggiatura ma che già era un nome perché cantava con il primo, compose un volume in cui inserì così tanti passaggi descrittivi (venivano raccontate le origini dei personaggi e del reclutamento di tutti i membri della band), paragrafi e paragrafi di riprese, concetti e idee, che col tempo il copione lievitò arrivando ad occupare 324 pagine, tre volte la lunghezza di un copione cinematografico medio.

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John Belushi e Dan Aykroyd sono The Blues Brothers. Così il primo: “Un buon film, film di Chicago, film musicale e senza droga né sesso”. Ovviamente una battuta, visto come andarono le cose.

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Sì, certo, la scena dell’inseguimento tra le auto è un cult: per la realizzazione del film furono utilizzate, e quasi tutte distrutte, 12 vetture, secondo altre fonti invece 13. L’unica superstite autentica è di proprietà del cognato di Dan Aykroyd, probabilmente la vettura di riserva mai utilizzata nel film.

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Il John Belushi didascalico e cotto come un sardone nella scena del Bob’s Country Bunker è da antologia: Elwood canta e lui, a braccia incrociate, si limita a fare la seconda voce. Poi a un certo punto acchiappa un frustino di cuoio e tira all’aria due o tre scudisciate. Cotto cotto, però, non al dente. Pieno come un uovo.

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La cocaina difatti era così diffusa sul set che Aykroyd dichiarò che parte del bilancio veniva riservato per gli acquisti della droga per le riprese notturne. Non si sa se Dan ne facesse uso. John però sì, eccome.  Quando non era sul set, se ne andava a zonzo per Chicago. La gente spesso lo riconosceva e talvolta gli passava della cocaina con la speranza di consumarla insieme. “Ogni operaio vuole la sua storia con John Belushi”, dichiarò Smokey Wendell, la guardia del corpo personale assunta per aiutarlo nel controllare l’assunzione. Come risultato delle nottate a base di droga e alcol, Belushi fece accumulare ritardi crescenti alla produzione, perdendo le chiamate di inizio riprese o facendosi trovare addormentato o in stato di semincoscienza nella sua roulotte. Una notte Aykroyd lo trovò addormentato sul divano di una casa vicina al luogo in cui stavano girando, dopo averne saccheggiato il cibo contenuto nel frigorifero.

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Theme from Rawhide. Chi non l’ha mai pogata in piedi sui tavoli di un pub ai tempi in cui ancora si poteva? I Blues Brothers la eseguono per il pubblico del Bob’s Country Bunker che, tra un lancio di bottiglie, scarpe, lattine e un battimano a ritmo, apprezza questo classico pezzo country di Frankie Laine nella versione baritonale di Elwood.

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John se ne è andato a 33 anni.  Fatale un mix di speedball, cocaina ed eroina insieme. Gliela sparò Cathy Evelyn Smith in un momento di euforia alcolica doppia e condivisa.

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Il suo lato più nascosto rimaneva sempre la polvere bianca. A parte gli spettacoli dei Blues Brothers, i registi che diressero i suoi film dissero che non era facile lavorare con John: sul set era davvero bravo, ma fuori cambiava. Forse questo dimostra la verità della sua frase: “La scena è il solo posto dove so davvero quello che faccio”. 

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Nel 2004 il verdetto insindacabile della BBC: la colonna sonora del film è stata giudicata come la più bella della storia del cinema.

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“Un orologio digitale Timex, rotto. Un profilattico non usato. Uno… usato. Un paio di scarpe nere. Una giacca di un abito nero. Un paio di pantaloni di un abito nero. Un cappello, nero. Un paio di occhiali neri. 23 dollari e 12 cents. Firma qua”.

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Eppure oggi, a distanza di 40 anni, perché siamo ancora qui a parlare di questo film? Forse perché anche noi, come i due protagonisti, “Siamo in missione per conto di Dio”.

Alessandro Carli