Omaggio a Blaise Cendrars, romanziere e soldato. “La mano mozza” è un capolavoro!

Posted on Ottobre 24, 2020, 2:09 pm
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La mano mozza è uno dei più grandi romanzi mai scritti sulla guerra. Lo possiamo mettere insieme a Un anno sull’altipiano di Lussu, Addio alle armi di Hemingway, Viaggio al termine della notte di Céline e, per verti versi, accostarlo anche ad Albero di fumo di Denis Johnson.

La cronaca di episodi realmente vissuti dall’autore durante il primo conflitto mondiale. La storia di un gruppo di soldati della Legione Straniera sul fronte delle Somme, pronti a morire per la patria, sbandati, indigesti di barbarie.

Nel gruppo spicca il protagonista (lo stesso Cendrars) il più cattivo, sprezzante del pericolo, bestemmiatore. Ma anche, indubbiamente, il più romantico di tutti.

Blaise soldato semplice, tra le rovine e la bestialità del dramma, è più disincantato di Hemingway, più cattivo di Céline. Uccide, ruba, divora. Onnivoro di razzie ma devoto alla patria. Il 26 settembre del 1915 però, una raffica di mitragliatrice, gli porta via la mano destra.

Ha inizio una tragica allegoria, una guerra combattuta per metà, una sconfitta interiore che via via porta il protagonista a lottare e combattere senza un vero motivo, senza un vero perché.

Blaise Cendrars è nato nel 1887. Era un francese di origine svizzera. Il suo vero nome: Fréderic-Louis Sauser Hall. Vagabondò molto in gioventù, come perso dagli eventi disorientanti che anticiparono la lost generation, tra Asia Russia e America, pubblicando alcune raccolte di poesie (tra cui spicca Pasqua a New York).

…Quando si viaggia si dovrebbero chiudere gli occhi
Dormire
Avrei tanto voluto dormire
Riconosco tutti i luoghi ad occhi chiusi dal loro odore
E riconosco tutti i treni dal rumore che fanno
I treni d’Europa sono a quattro tempi mentre quelli d’Asia sono a cinque o a sette tempi
Altri vanno in sordina sono ninne nanne
E ve ne sono che nel rumore monotono delle ruote mi ricordano la prosa greve di Maeterlinck
Ho decifrato tutti i testi confusi delle ruote e ho messo insieme gli sparsi elementi di una bellezza violenta
Che posseggo
E che mi fa violenza…

*

Dopo la guerra, con La mano mozza, scrive il suo capolavoro. Seguiranno poi opere quali Oro, La vita pericolosa, Rapsodie gitane.

Ne La mano mozza non vi è solo l’errore e l’orrore tragico della guerra ma anche l’handicap che lo segnerà per sempre. Che lo dirotterà dalla poesia verso il dramma della narrativa.

Fino alla morte, a Parigi, nel 1961.

Scrivere con una mano sola, signori, è più difficile che sparare per uccidere!

Fabrizio Testa