Battisti ha l’ergastolo e se la spassa in Brasile, a me se piglio una multa fanno un mazzo così. Tanti auguri Cesare!

Posted on dicembre 05, 2017, 1:19 pm

Cesare Battisti da oggi è il cocker della giustizia brasiliana. “Nell’ambito del procedimento che lo vede accusato di evasione fiscale”, scrive la nota Ansa, beccato mentre tentava di fare una gita in Bolivia con un po’ troppi fiorini – che laggiù si chiamano reais – nello zaino, a Battisti è espresso l’obbligo dell’“applicazione del braccialetto elettronico”. Per chi non se lo ricorda, Battisti è quello che “viene condannato in tutti i gradi di giudizio per quattro omicidi” (Paolo Biondani, l’Espresso) compiuti o ideati tra il 1978 e il 1979, che nel 1981 evade dal carcere, e chi lo vede più. Anzi, no. Lo vediamo e sappiamo dove sta. Messico, Francia, Brasile, dal 2004. Fottendo beatamente la giustizia italica – che lo ritiene degno di ergastolo – Battisti beve, magna, copula, fa figli, scrive libri (bruttini), alcuni dei quali tradotti in italiano. Battisti, insomma – così la sintesi de l’Espresso, 12 ottobre 2017 – è “un assassino condannato dalla giustizia, ma salvato dalla politica”, flirtando con governi che gli hanno dato rifugio e si sono tappati occhi-orecchi-tutto. Nel 2004, se ricordate, alcuni scrittori, che soffrono della ‘sindrome di D’Annunzio’, vorrebbero un volo su Vienna, vorrebbero una Fiume da conquistare, ma non hanno neanche lo straccetto dell’ispirazione letteraria, perciò si rispecchiano nel brutto ceffo del ‘brigante’ che vive la vita che loro non sono capaci di vivere, firmarono una petizione “contro questo scandalo giuridico e umano”. “Scandalo” era che la polizia francese avesse arrestato Battisti, “rifugiato politico”. Il quale, scandalosamente, trovò nuova patria in Brasile, beato lui, a me non mi ospitano nemmeno a Sesto San Giovanni. Tra “le prime 1.500 firme” figuravano quelle di Daniel Pennac, Valerio Evangelisti, Antonio Moresco, Nanni Balestrini, Loredana Lipperini, Pino Cacucci, Christian Raimo… Per carità, nessuno è inchiodato a ciò che ha fatto 13 anni fa, speriamo almeno che lo scrittore brigante abbia remunerato i fan con un autografo sulla schiena. Ora Battisti ha l’obbligo di andare in giro con un collarino, pardon, con un braccialetto. Di tornare in Italia non se ne parla: decisione rinviata “per un difetto di procedura all’ultimo minuto”. D’altronde, l’Italia non conta più nulla, politicamente e calcisticamente parlando (è lo stesso), intanto cambia il Governo, cambia il Ministro e chi s’è visto s’è visto, chi lo vede più Battisti. Che culo questo Battisti. Ora, i problemi, senza alcuna acribia polemica, sono diversi. Primo. Riteniamo che la giustizia italiana sia ingiusta. Allora è ingiusta sempre. Con Cesare Battisti come con Silvio Berlusconi o Marcello Dell’Utri. Se riteniamo che la giustizia italiana sia ingiusta sempre, è bene cambiare Paese. Se riteniamo che sia giusta solo quando lo diciamo noi, soffriamo di delirio di onnipotenza. Se invece la giustizia italiana ha un senso, è giusta, tutti devono pagare il giusto. Secondo. Ma sono passati così tanti anni… e allora? La fuga congela la colpa, non c’è condono né perdono se al confronto si preferisce la ribalda rivolta. Terzo. Ma la giustizia giusta non deve tutelare il debole? Beh, qui ci sono dei morti e un uomo in fuga da una vita. Il rapporto di forze è evidente. Quarto. Ma Cesare Battisti è diventato l’agnello sacrificale della ‘lotta armata’, punito lui finito il lutto, tutto. Questo è vero. Battisti non è l’icona di un decennio, non facciamoci illusioni (politicamente orientate): deve rispondere solo di ciò che ha fatto o non ha fatto. Certo, non è neanche una ‘piccola canaglia’. Lui è condannato per quattro omicidi e sta – bene&male come ogni essere umano, ma pur libero di mangiare, leggere, ridere, copulare – in Brasile, festeggiando il compleanno senza rompicoglioni italiani (fa 63 anni il 18 dicembre), io se piglio una multa mi fanno un mazzo così. E se faccio un colpo in banca per poi trasvolare in Slovenia, mi beccano subito. E se scrivo un articolo che scartavetra superficialmente un Sindaco qualunque, costui contatta il mio editore e gli intima di spostarmi ‘di settore’. C’è chi è sfigato e chi è nato con la camicia. Chi dovrebbe tutelare la giustizia?

Davide Brullo