Lo ammetto, ho praticato tutti i vizi senza alcun desiderio di redenzione. Ovvero: tour a Barcellona tra ostriche, librerie proibite, locali fetish

Posted on Dicembre 17, 2019, 9:35 am
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Sono arrivata a Barcellona con un bagaglio a mano e quel gioiello di Ricette immoral di Manuel Vazquez Montalban, decisa a seguire le indicazioni del noto autore per una mia ricerca del piacere basata sui sensi. Rispetto ad altri viaggi, questa volta ho scelto di sentirmi leggera e libera, così ho evitato ingombri inutili (vi assicuro che non è cosa banale la scelta tra le décolleté Manolo Blahnik e un paio di Superga). Negli anni, però, ho imparato a selezionare abiti adatti a tutte le occasioni, versatili sia di giorno che di sera. Pertanto il mio consiglio per viaggiare comode è scegliere sempre un black dress e, per quanto mi riguarda, non dimentico di portare un paio di leggins lucidi Wolford, un capo da indossare con lupetto di giorno e una camicia di seta nera trasparente per la sera.

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Barcellona, una delle mie capitali preferite: vivace, cosmopolita, divertente, ricca di eventi e di novità, per me significa casa. Questa volta ho evitato accuratamente i luoghi più frequentati per coccolare i sensi e dedicarmi alla bellezza di una piccola bottega di torrone artigianale, alla colazione golosa con il melone bianco, il caffe e leche alla Boqueria quando ancora non è presa d’assalto dai turisti. Ho percorso in lungo e il largo il Barri Gòtic, perdendomi tra le sue stradine medioevali, per mappare le migliori botteghe artigiane di scarpe su misura e inseguire le orme di Arnau Estanyol, protagonista de La Cattedrale del mare di Ildefonso Falcones.  Per chi ama le firme, ho una chicca: Loewe, la casa di moda di lusso spagnola. Questo è l’unico store lungo Passeig de Gracia (lo trovate subito dopo Casa Batllò) degno di una visita. Lasciate Gucci ai cinesi e agli adolescenti ricchi italiani, qui vi attende una vasta collezione di borse dalle linee raffinate e minimal retrò insieme alle cuffie a forma di coccodrillo, e agli abiti dal taglio originale. Per quanto riguarda i locali dove andare a cena evitate, per carità, paella e le orrende tapas. Andiamo piuttosto al Botafumeiro. Si tratta, infatti, del miglior ristorante di Barcellona, dove il pesce del cantabrico e i crostacei vengono serviti da camerieri in divisa bianca. Se, poi, amate la musica e avete voglia di una serata speciale in dolce compagnia, non mancate le serate proposte dal Palau de la musica. Si tratta di uno dei monumenti più belli della città, un capolavoro del modernismo. Concepito come giardino, sorprende per i suoi motivi floreali, i colori degli arredi e i giochi di luci delle ampie vetrate.

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La vera sorpresa di questa città sono le librerie indipendenti: luoghi magici, dove trascorrere momenti gradevoli in compagnia di amici incontrati casualmente davanti agli scaffali. In particolare vi segnalo un piccolo negozio nei pressi del Palau che mi ricorda gli ambienti polverosi del romanzo L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn. Qui ho recuperato diversi saggi e fumetti sulla sessualità femminile, titoli di letteratura femminista e gender. In particolare ho acquistato El placer di Maria Hesse, edizione Lumen, una novel delicata e intima alla scoperta dell’erotismo e del corpo femminile senza sensi di colpa. Maria Hesse, già autrice di novel graphic su Frida Kahlo e David Bowie, costruisce, attraverso il racconto di miti quali Lilith, Saffo, Eve Ensler, Colette, Anais Nin, Simone De Beauvoir, Anne Sexton e altre, una mappa del piacere delle donne. Barcellona, infatti, è decisamente avanti sia nelle tematiche di genere che nelle campagne contro la violenza sulle donne. Come dice Valerio, caro amico filosofo trasferitosi a Barcellona anni fa, non è un caso che molti italiani una volta arrivati non se ne vadano più. Questa è una città che trasuda energia bella, dove tutti possono esprimersi.

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Trovando tanti autori interessanti sulla cultura Queer, mi è venuto spontaneo il paragone con l’Italia dove il sesso fa capolino timidamente in un angolo della letteratura rosa, tra Rosamunde Pilcher e Federico Moccia. E se essere lesbiche o gay o poliamorosi sembra difficile ancora nel nostro Bel Paese, tanto da sentire il bisogno di proteggere la propria sessualità con un’etichetta e una bandiera, a Barcellona puoi vivere con spontaneità i tuoi rapporti. Un esempio? In Italia i locali “trasgressivi”, come dicono alcuni amici kinky, non godono di buona fama perché spesso associati alla prostituzione o alle pratiche sadomaso, “qui a Barcellona puoi trovare coppie che vi si recano anche solo per bere e fare due chiacchiere o gruppi di amiche che finiscono la serata tra donne sorseggiando un mojito e parlando di lavoro accanto a una dark room”.

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Che sia una città aperta, dinamica, e ospitale è evidente dalla naturalezza con cui si vive quotidianamente ogni tipo di amore e dalla presenza dal 2000 a Barcellona della casa di produzione Lust Film. Erika Lust (al secolo Erika Hallqvist), la fondatrice, produttrice regista scrittrice femminista svedese ha creato un nuovo genere di porno, lontano dal modello classico e maschilista, centrato solo sul piacere dell’uomo. Il suo scopo è quello di permettere alle donne di esprimersi attraverso il sesso senza inibizioni e senza dover assecondare i cliché che le vogliono tutte morbide Barbie davanti alla macchina da presa. Poiché sono molto curiosa e nella capitale della Catalogna non si dorme mai, mi sono fatta accompagnare a visitare i luoghi trendy della movida notturna più trasgressiva. Durante questo tour tra club come Uhomo, il Training o il Libert e locali fetish sono rimasta sorpresa dalla giovane età delle coppie e di chi vi lavora. Se in Italia resta l’idea per cui, chi frequenta locali per scambisti sono solo persone mature e annoiate dalla routine o personaggi equivoci e un po’eccentrici alla Houellebecq, qui si trovano ben poche persone al di sopra dei quarant’anni. Un esempio è OopS, la cui posizione in Carree d’Angli 69, è tutta un programma. Locale accogliente e piuttosto raffinato anche nell’arredo, ospita una clientela elegante che si divide tra la zona lounge e disco e la zona privé. Ovviamente per chi vuole partecipare ai giochi è tassativo l’uso del preservativo oltre che una buona dose di esibizionismo. Oppure per gli amanti del fetish diversi sono i ritrovi come il Berlin Dark, le cui serate a tema sono un punto di riferimento per chi ha pratica con lattice, maschere e performance dolorose.

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Barcellona come Berlino non è una città “peccaminosa” è semplicemente onesta e liberale verso gli orientamenti sessuali. Qui non esistono preconcetti e si discute senza reticenze sul perché alcune coppie preferiscano club di scambisti al cinema del sabato sera. Ho intervistato alcuni barcellonesi e colpisce la sincerità delle loro motivazioni. Alcuni lo fanno per semplice divertimento, come una serata qualsiasi in compagnia del partner; altre perché sentono la necessità di vivere il rapporto in modo più aperto. “Quando sei lì, sembra tutto nuovo. Sei anche un po’ intimidito dall’ambiente. Per quanto mi riguarda trovo più eccitante ritornare col pensiero a quell’esperienza il giorno dopo. Pensare che ho fatto sesso di gruppo, insieme alla mia compagna, davanti a tutti, lo trovo affascinante. È un gioco, una specie di buffet del piacere. Anche se non prendi tutto ti è sufficiente l’idea di avere tutto a disposizione”. Così un amico mi svela che “In Italia molti praticano in piena segretezza, magari con l’amante, in locali defilati oppure nelle case private. A Barcellona, invece, ci si ritrova con il partner ufficiale senza troppi tabù e senza il timore di essere giudicati”. Ovviamente ci sono regole da rispettare: niente foto all’interno dei locali, pulizia, correttezza, consenso e uso dei profilattici.

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Ilaria Cerioli, esegeta del vizio, anatomista del peccato, reporter dal sottosuolo del piacere

Il mio giro nel piacere non poteva che terminare dal mio amico Alessandro Ardiro, esperto in ostriche e cuoco per la catena Amelie (presso El Corte d’Inglés). Per gustare e scegliere le ostriche ci vuole esperienza e tanta dedizione. Infatti queste cambiano a seconda del periodo di raccolta, gli anni del mitile e il luogo di provenienza. Le ostriche non sono per tutti i palati e neppure per tutti i portafogli. Il lusso, a mio avviso, deve restare assolutamente e spocchiosamente elitario. Amelie experience è un Ostery bar dove assaggiare le Fine de Claire e Speciale Fine de Claire Marennes Oléron abbinate secondo i principi della cucina molecolare a ingredienti di altissima qualità e all’immancabile Champagne. Grazie ad Alessandro ho scoperto le potenzialità di questo tipo di procedimento: complesso e raffinato, si basa sui principi chimici del sapore. Le ostriche Speciale de Claire si abbinano in mille modi dalla zuppetta di miso, al caviale di nocciola e fumo di quercia per approdare alla salsa ponzu, frutto della passione e cetriolo o in tempura con maionese al lime e polvere di pistacchio. E se poi uniamo ostrica, cioccolato e mango, il mitile si camuffa in un dessert. La cucina molecolare non è un menù tradizionale, ma un viaggio attraverso il sapore. Un’esperienza sensoriale che coinvolge tatto, vista, olfatto, gusto in un percorso ideale che parte dal mare della regione Marennes- Oléron, nella Nuova Aquitania, per approdare a Barcellona presso El Corte Inglés. Il mio itinerario attraverso i diversi quartieri di questa città così orgogliosa da rifiutare ogni compromesso con il Governo centrale, ha seguito una sua logica. Mi sono spogliata da ogni velleità di conoscenza, abbandonandomi alla carezza della dannazione. Ebbene lo ammetto: ho peccato consapevolmente di superbia, gola, lussuria, avidità, senza alcun senso di colpa. Mai un desiderio di redenzione. Il paradiso lo lasciamo a chi espose il corpo nudo di Eulalia fino a primavera, quando pietosa, la neve cadde a rivestire le sue membra martoriate…

Ilaria Cerioli