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“Io sono nera perché provengo dall’interno della terra”. A conoscere Audre Lorde: outsider poetessa americana

Quale funzione hanno i Doodle se non quella di ricordarci che siamo vivi nonostante una pandemia in corso in un mondo già abbastanza ammaccato e ferito? Come Frate Indovino ci stimolano la curiosità di sapere di più sulle date che segnalano. Personaggi, avvenimenti, appuntamenti con la storia sono spesso sconosciuti. Pertanto, se la rete aiuta a trasmettere qualche pillola di conoscenza alla massa di persone interconnesse, sia benedetta. Solo così, infatti, abbiamo scoperto che il 18 febbraio del 1934 nasce Audre Lorde, poeta nera, lesbica, madre e guerriera. Nata ad Harlem, nella città di New York, da genitori di origine caraibica, la piccola Audry trascorre l’infanzia in piena crisi economica. Sono gli anni in cui Dorothea Lange ritrae i volti scarni dei migranti in fuga dalla siccità e dalla fame, mentre la popolazione di colore, già costretta a viaggiare su binari diversi da quelli dei bianchi, cerca di sopravvivere alla povertà e alle discriminazioni violente. Audry assiste a tutti i cambiamenti che porteranno gli Stati Uniti ai vertici dell’economia e della politica, dopo la Seconda guerra mondiale. Agli inizi degli anni Cinquanta, terminate le scuole parrocchiali del suo quartiere, si iscrive presso l’Haunter College e accede alle biblioteche di New York grazie al master in amministrazione libraria alla Columbia University. 

Nel 1968 esce con la prima delle sue undici raccolte di poesie, The First Cities Il sessantotto è un anno particolare e, come altre giovani donne, anche la Lorde vuole disperatamente dare il suo contributo al cambiamento, liberarsi dal peso della famiglia e rifondare una nuova visione dei rapporti tra i sessi. The First Cities, infatti, non è per lei solo presa di coscienza di cosa siamo ma, piuttosto, il punto fermo da dove partire per cominciare ad essere. L’amore, in questo periodo, è così centrale nei dibattiti da essere polo di condensazione di sentimenti, pratiche politiche ed esperienze diverse (come sottolinea Anna Bravo in A colpi di cuore, storie del sessantotto Laterza 2008).

Audrey, stanca di quell’imbarazzante e leziosa Y a fine nome diventa solo la Audre nera e lesbica e ne fa la sua forza: “così come il diamante proviene/ da un nodo di fiamme/io sono Nera perché provengo dall’interno della terra/ora considero le mie parole/ come fossero gioielli in piena luce” (Coal 1976). Si appassiona alla lotta politica e ai temi di giustizia sociale e razziale mentre conduce una sessualità vivace frequentando la scena lesbica di New York. Nonostante la sua attenzione sia rivolta soprattutto alle donne, decide di sposare Edwin Rollins, bianco laureato in legge e gay. Dalla loro unione nasceranno due figlie ma per Audre l’omosessualità è una vera e propria scelta di vita che porterà avanti con orgoglio e senza timore del pregiudizio. Nelle sue prime raccolte, infatti si risente molto del clima del sessantotto, dell’amore libero e innocente; nei suoi versi risuona l’eco di slogan in voga come “fate l’amore e non la guerra” o “mettete fiori nei vostri cannoni”, dei sentimenti universalistici, generosi e utopici tipici dei movimenti di quella fase storica.  

Nel 1973 se ne esce con From a Land Where other People Live, che viene meritatamente premiato con il National Book Award. In questo lavoro celebra una mappa dell’identità femminile, proponendo attraverso la metrica e il linguaggio poetico una riflessione sistematica sull’idea di sorellanza, sul bisogno d’amore delle donne e il desiderio di un riscatto comune. E mentre il sessantotto si avvia verso una fine problematica che cancella slogan e cortei  colorati, anche il mondo gay si adatta a un nuovo lessico dove il binomio Amore/Politica prevalgono su innocenza e purezza. Alla fase della Non Violenza segue quella in cui la violenza ha guadagnato una legittimazione anche da parte di chi fino a quel momento l’aveva rifiutata. In particolare il movimento nero. Infatti, già a partire dal ’64, si erano registrati scontri e rivolte nei ghetti delle grandi città come Los Angeles, Ditroit, ripresi soprattutto dopo il ’65 con l’omicidio di Malcom X.

Se la Lorde rifiuta la violenza come strumento di liberazione, non esclude però l’idea di una lotta costruttiva di Liberazione del Terzo Mondo. Identifica nei neri la nuova avanguardia e, a partire dal 1974, compie diversi viaggi in Africa alla scoperta di miti e leggende. Rievoca nei suoi scritti figure di dee e amazzoni nere come metafore di un riscatto culturale e di un’alterità positiva. Questo uso dell’immaginario afro caraibico non è solo un ritorno alle origini, un rifugiarsi in un luogo mitico come era stato per il movimento hippie, dopo il viaggio in India dei Beatles, ma è soprattutto fonte di rivelazione intellettuale e poetica. Audre unisce ad una geografia esotica, iniziatica e misteriosa, un interesse vivo e militante per la condizione femminile universale “Per quelle di noi che vivono sul margine/ritte sull’orlo costante della decisione/cruciali e sole/per quelle di noi che non possono lasciarsi andare/ ai sogni passeggeri della scelta/ che amano sulle soglie mentre vanno e vengono /nelle ore fra un’alba e l’altra” (A Litany for Survival, in The black unicorn 1978). 

Neppure la malattia la ferma: nel 1977, infatti inizia la sua battaglia contro il cancro che documenterà nel 1980 nel The cancer Journal. Dalla fine degli anni settanta al 1992, anno della sua morte, si dedica alla saggistica e agli scritti autobiografici come il bellissimo Zami, a new spelling of my name (tradotto in italiano nel 2014 Zami così riscrivo il mio nome). Il tema dell’eros però accompagna sempre la sua produzione.  Eros inteso non come passione ma come potere. Durante il quarto convegno sulla Storia delle Donne al Mount Holyoke College del 25 agosto 1978 interviene con il paper Uses of the Erotic, The Erotica as Power, tradotto in italiano come Usi dell’erotico, l’erotico come potere contenuto in Sorella Outsider, gli scritti politici di Audre Lorde (edito da Il dito e la Luna). In questo splendido saggio traccia per la prima volta un nuovo e profondo collegamento tra eros e senso di sé, superando le radicalizzazioni in cui stavano precipitando alcune posizioni femministe. Individua nell’erotico e non nel sentimentale il vero potere femminile, represso e negato dalla società in nome di una visione della donna da troppo tempo uniformata all’idea della cura dell’assistenzialismo. L’eros femminile, infatti, è per lei fondamentale come forza creativa e primigenia, capace di smuovere energie. L’alterità non viene negata, ma esaltata, come sottolinea bene nel suo saggio Margherita Giacobino Per quelle di noi che vivono sul margine. I confini nel pensiero e nella poetica di Audre Lorde. Qui, infatti la studiosa ribadisce come tema centrale della visione della Lorde proprio il confine che genera non separazione ma, in quanto luogo di incontro e scambio, comprende e riunisce tutte le possibili differenze in un confronto che valorizza e non reprime. Queste non devono dividere gli esseri umani, soprattutto le donne, ma, una volta riconosciute e nominate, siano davvero libere di generare dialettica creativa.   

Ilaria Cerioli

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