L’antologia più bella del secolo giace nell’oblio: c’erano Yeats, T.S. Eliot, Edgar Lee Masters, Ezra Pound. Gita nell’epoca in cui la poesia stordiva

Posted on Gennaio 19, 2020, 9:16 am
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Una volta facevano così, si menavano a suon di antologie. Come si sa, nel 1914 Ezra Pound compila Des Imagistes, florilegio di poeti ‘imagisti’, cioè che usavano la poesia con nitidezza d’ideogramma. La poesia ‘imagista’ più celebre la scrive Pound, pare scritta da Ungaretti, s’intitola In a Station of the Metro e fa così: “Questi volti apparsi tra la folla:/ Petali su un ramo umido e nero”. Come sempre, Pound aveva intruppato gli amici: Ford Madox Ford, William Carlos Williams, un James Joyce ancora indeciso tra prosa e poesia. Del gruppo faceva parte pure Amy Lowell – di cui Robert è parente – la quale, l’anno dopo, fa da sé, pubblica a Boston Some Imagist Poets. An Anthology, inserisce H.D., D.H. Lawrence, Richard Aldington e fa fuori Pound. Il nostro, ferocissimo, reagisce, come sempre, con spericolato genio, pubblicando un repertorio antologico micidiale quanto misconosciuto.

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Il 1915 è un anno tragico e importante per ‘Ez’: pubblica Cathay, la traduzione-reinvenzione delle poesie classiche cinesi, muoiono due cari amici, al fronte: il poeta T.E. Hulme, filosofo, teorico dell’imagismo, e lo scultore Gaudier-Brzeska. L’editore Elkin Mathews, Londra, ufficio in Cork Street, stemma energico nel centro, “Fructus Inter Folia”, gli dà ascolto e nel 1915 pubblica Catholic Anthology, in 500 copie, “rimaste pressoché invendute fino al 1936”, ci avvisa la Ezra Pound Encyclopedia. Fin dalla copertina – segni nervosi, astratti, cubisti, sulla scorta di BLAST – non c’è alcuna allusione alla ‘cattolicità’ intesa come versione romana del cristianesimo. “Cattolica” significa per Pound ciò che significa: universale. Il repertorio non è anticipato da alcun testo teorico, ma Pound, con furia agonistica, incorpora i poeti che stima in assoluto. Così, l’antologia è propiziata da una poesia di William B. Yeats, di cui Pound è stato segretario, nel 1913-14, The Scholars, pubblicata lì “per la prima volta” (Roberto Sanesi), prima di essere raccolta nel libro del 1919, I cigni selvatici a Coole. Il testo (di cui ricalco la prima stanza) è in qualche modo emblematico:

Teste calve dimentiche dei propri peccati,
vecchie, sapienti, rispettabili teste calve
curano e annotano i versi messi in rima
da giovani poeti, che, insonni nei loro letti,
cantarono la disperazione d’amore
per sedurre orecchi ignoranti alla bellezza.

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Per lo più, l’antologia è un omaggio a Thomas S. Eliot, ‘protetto’ di Pound, di cui si edita The Love Song of J. Alfred Prufrock e una manciata di altri testi, stampati come Prufrock and Other Observations soltanto nel 1917, il primo libro importante del poeta della Waste Land. Con fiuto critico inesorabile, poi, Pound imbarca pure Edgar Lee Masters: ne aveva riconosciuto il genio proprio quell’anno (“Era ora! Era ora! L’America ha scoperto il suo poeta”, scriveva, eccessivo come sempre, su “The Egoist”), mentre ELM stava allestendo la Spoon River Anthology, di cui sono antologizzate dieci poesie (tra cui The Hill, Ollie McGee, Lilian Stewart). Insieme ad autori di fama – Carl Sandburg, William Carlos Williams – Pound scommette su poeti che il tempo ha relegato, almeno in Italia, all’oblio come Douglas Goldring – che nel 1910 sul suo giornale, “The Tramp”, pubblicò i Futuristi e Marinetti –, Orrick Johns, Alfred Kreymborg – insieme a Man Ray fondò la rivista “The Glebe”; fu l’anima di “Others”, dove pubblicò Mina Loy, Marianne Moore, Wallace Stevens –, John Rodker – editore estroso, poeta, amico di Freud, pubblicò Eliot, Oscar Wilde, Joyce. Insomma, quella singolare antologia, per virtù d’ira, raduna un gruppo di autori disomogenei che raccontano con eccezionale energia un’epoca: sono, in fondo, lo spartito del ‘modernismo’, la sceneggiatura di un’epoca folle e memorabile. La pubblicherei solo per quello.

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Conrad Aiken – poeta di talento passato in secondo piano nel tempo della poesia dai facili sentimenti e degli astratti, liquidi deliqui dell’io – scrisse che l’antologia era un capolavoro; Arthur Waugh rispose che era una “anarchica performance di un gruppo di poeti cubisti”; Pound replicò che nessuno aveva capito nulla. Che bello quando si litigava intorno a una antologia, per il bene della poesia, mostrando il muscolo cerebrale.

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Per gli amanti di Pound la chicca è una silloge di poesie – lì chiamata Contemporania –, in parte relegate, nel 1916, per lo stesso editore della Catholic Anthology, come Lustra, quasi ignorate. Come questa. Per il lettore di platino è interessante l’abbaglio di alcune parole ‘spia’ come “spirale” (whirl), che rimanda all’ossessione mistica di W.B. Yeats (il tempo come spirali che si compenetrano). Naturalmente, nessuno intende suggerire che questo Pound sia altro che ‘minore’: il meglio deve ancora venire. Qui colpisce – si è detto mille volte – la generosità, la forza intuitiva, il genio critico del poeta, la forza di rispondere all’oggi con un gesto che graffia di meraviglia. (d.b.)

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Dichiarazione dogmatica relativa al gioco degli scacchi: tema per una serie di immagini

Cavalieri rossi, vescovi marroni, regine luccicanti,
Colpiscono il bordo, cadono in una trappola di colore L,
Raggiungono e colpiscono negli angoli,
tengono le linee in un unico colore.
Questa scacchiera è viva di luce;
questi pezzi sono forme vive,
Le loro mosse rompono e ricompongono il modello:
Il verde fosforescente delle torri,
S’infrange contro la X delle regine,
protette dal salto dei cavalieri.

Pedine Y arrancano, disarginano!
Spirale! Centripeta! Compagno! Il Re crolla nel vortice,
Schianto, bande disfatte, strisce rigide di colore duro,
Luce metallica che penetra. Fuggitivi. La gara si rinnova.

Ezra Pound

*In copertina: William Carlos Williams (1883-1963), uno dei poeti antologizzati da Pound